Quando la passione emerge, il successo è dietro l’angolo. All’interno del cortometraggio Il silenzio del bianco, in concorso al Rome Independent Film Festival 2025, la regista Francesca Sicoli racconta la storia di Eugenio Grabelli, un artista e intellettuale, attraverso i ricordi di chi gli era vicino e le sue stesse opere.
Il silenzio del bianco: i ricordi di chi ti ammira
Attraverso gli occhi di amici e parenti lo spettatore entra nel mondo dell’artista e inizia a conoscerlo. Eugenio si rivela un vero personaggio, un uomo particolare e mai superficiale. Le sue opere vengono mostrate una dopo l’altra. L’alternanza di quadri e disegni avviene in un silenzio che risulta quasi sacrale, come se anche il minimo rumore potesse far sfigurare la sua arte. Questo cortometraggio si rivela il racconto di un uomo impegnato, curioso, con un’attenzione particolare verso la natura e gli animali. Si tratta della biografia di un grande artista che fa dei colori della terra il suo marchio di fabbrica.
Il silenzio del bianco non è un titolo scelto per la poesia che trasmette, ma proprio perché rappresenta l’arte di Eugenio Grambelli: il bianco per lui era solamente la tela, non ha mai usato questo colore in quanto tale. La tela veniva coperta da colori come il giallo e il terra bruciata.

Una biografia interrotta
Il cortometraggio si apre con un movimento di macchina che si potrebbe definire amatoriale, dove la camera stessa si muove insieme all’automobile. Primi e primissimi piani su visi e oggetti confondono lo spettatore su quello che è il soggetto della serie di interviste che formerà successivamente questo cortometraggio. I suoni risultano lievi, bassi, non disturbano l’aura sacrale che si forma man mano che i ricordi vengono esposti e messi in mano allo spettatore.
Per chiudere Il silenzio del bianco, e dopo le riprese delle opere di Eugenio e di amici e familiari, la regista Francesca Sicoli inserisce una lunghissima clip finale dove lo spettatore osserva una donna e un gatto interagire. Un scena sicuramente molto affettuosa, ma totalmente slegata dal contenuto effettivo del cortometraggio. Non c’è più Eugenio o la sua arte qua, ma semplicemente silenzio e minuti che avrebbero potuto essere evitati.