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FilmMaker Festival

‘1799, diario’: al di qua e al di là della Storia

Una pagina di diario tratta da un racconto a metà strada tra sogno e realtà

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1799

Il cortometraggio 1799, diario di Fulvio Risuleo è stato presentato al FilmMakerFestival, nella sezione Moderns. Il film esplora diversi temi, tutti in chiave sperimentale, legati alla restituzione della significanza umana delle vicende rappresentate, ed esprimendo un’idea di fare cinema che si potrebbe definire con l’aggettivo concettuale.

Ad essere privilegiato è il significato di ciò che le parole, nella forma dei dialoghi, vogliono esprimere, connesse come sono ad un’esperienza unica, quella del rapporto tra vita e morte. Senza soffermarsi troppo sulla forma, la resa estetica ed ancora la descrizione lineare del susseguirsi degli eventi.

Risuleo qui nelle vesti di regista e produttore, ha autofinanziato il progetto, concepito come un corto-studio, certamente differente dai lavori precedenti. L’obiettivo è quello di sperimentare nuovi linguaggi e prospettive di narrazione. In 1799 il punto di vista è quello della giovane protagonista che, leggendo una pagina di diario, assume il ruolo di voce narrante del film e guida per lo spettatore, nella descrizione di una giornata d’estate sul finire del diciottesimo secolo.

L’ambientazione del bosco

Ad abitare il microcosmo di 1799 sono una coppia di amici fraterni, Rossa e Fosco. C’è poi il Principe, personaggio ambiguo, di difficile collocazione, tra il mondo dei vivi e quello dei morti. I protagonisti, anch’essi non meglio caratterizzati nella loro identità e identificati nella loro storia personale, si muovono in un mondo fatto di giochi, incontri, parole sospese. L’atmosfera è decisamente onirica.

L’esperienza umana dei protagonisti prende vita in un luogo ancora una volta non meglio identificato, sebbene riconoscibile nelle forme e nei suoni. Si tratta di un bosco, nei pressi di Roma, denominato Bosso dai personaggi. Le riprese in bianco e nero, giocate su luci e ombre, evocano la più classica delle tradizioni, ovvero quella dantesca, della selva oscura. Il vocabolo favella usato da Rossa ne costituisce effettivamente un esplicito richiamo.

Il tema del viaggio – tra la vita e la morte – poi, è un tema più che esplorato nel corto di Risuleo, sebbene in forma parzialmente diversa rispetto alla tradizione classica. In questo, infatti, non si tratta di un viaggio alla ricerca del bene e della salvezza morale, piuttosto un viaggio dentro l’umano e attraverso di esso, in un’ambientazione magica ed esoterica. Alla ricerca della conoscenza e comprensione del proprio sé, ma non solo: vi è anche il tentativo di instaurare una forma di comunicazione e di incontro tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

L’inferno della guerra

Un richiamo all’Inferno dantesco ad ogni modo c’è, nell’evocazione del tema della guerra. Il motivo emerge solo apparentemente in sordina, in realtà si rivela il perno narrativo del corto, mostrandosi all’attenzione dello spettatore ogni volta che ciò è possibile. L’intento alla regia è quello di dipingere tramite ricordi, impressioni, racconti diretti, in prima persona, a favore di cinepresa, la realtà della distruzione e della morte causata dalla guerra. Ben al di là della visione tradizionale di gloria e onore destinati ai vinti.

É la realtà concreta, connessa alla dimensione naturale, a mostrarsi all’occhio dello spettatore, per quanto opaca e imprecisa appaia nella sua forma esteriore, come emerge dal monologo di Fosco:

Basta osservare la natura: un battaglione sconfitto è una carcassa che cammina. E poi arrivano gli animali: io non so se avete mai visto un corvo che si avventa su una carogna

Guerra protagonista

La guerra diviene in 1799 protagonista al pari dei vivi e dei morti, in quanto causa principale della perdizione, del dolore, della solitudine, che prendono vita nel bosco. Il luogo naturale – ben al di là della tradizione favolistica antica e dell’accezione del locus amoenus – diviene quindi sede di immaginari scenari di guerre combattute, di persone uccise, ferite, mutilate. L’orrore della guerra, anche solo con l’ausilio dell’immaginazione, prende vita tra le frasche, i cespugli, i rami spezzati, ponendosi nel triste solco della continuità con il presente. Qualcosa in quel luogo è successo, pare suggerire Risuleo, che è stato fonte di dolore e terrore per le persone. Di conseguenza il bosco è popolato di spiriti, di anime in pena, forse lì rimaste uccise. Esse reclamano di essere viste e ascoltate da chi è restato.

Ecco che a diventare importanti, ancora una volta, sono le parole, che danno voce a chi l’ha persa e si ritrova intrappolato nel limbo (qui di nuovo nell’accezione dantesca) della dimenticanza e dell’indifferenza. Il corto pare offrire un sollievo a tale condizione: la possibilità del ricordo.

Il mondo dei vivi e il mondo dei morti

Non esiste una grande differenza in 1799 tra vivi e morti: essi fanno paradossalmente parte di una stessa comunità collocata a metà strada tra presente e passato. Parlare con queste persone, accedere alle loro interiorità, interrogarle, nello spazio di incontro e passaggio del bosco, significa per Rossa e Fosco accedere alla propria interiorità. Il film di Risuleo è un continuo dialogo tra coscienze diverse che riflette la necessità di scoperta del proprio sé: la dimensione del corto è quindi sicuramente intimista, senza mai risultare schiacciata o soffocata nel mondo interiore dei personaggi.

I vivi hanno bisogno di conoscere i morti, come hanno bisogno di conoscere se stessi. Perifrasi, questa, di un’altra esigenza, collegata alla Storia (disciplina che il titolo già richiama esplicitamente): conoscere gli eventi che ci hanno preceduto, per poter interpretare il presente in forma più consapevole. Sicuramente non come azione divinatoria, di previsione del futuro. La Storia non può essere magistra vitae se non viene ascoltata, vista, e quindi – al cinema – mostrata, rappresentata, soprattutto nel rapporto tra gli esseri umani che l’hanno vissuta in prima persona.

Risuleo procede per indizi e tentativi in questo grande obiettivo, non dimenticandosi mai dell’importanza di considerare l’essere umano in quanto tale, di interrogarlo a proposito delle sue emozioni, sensazioni, paure e desideri, in un dato momento e in una specifica esperienza. Il fine pare essere quello di riportare al centro dell’attenzione la persona, e non il numero che questa ha rappresentato in battaglia. Senza un’attenzione verso ciò che è la vita umana, ci sarà sempre – in ogni tempo e luogo – morte e distruzione. E perciò, assenza di speranza.

Tra sogno e realtà

La narrazione di 1799 è a metà strada tra sogno e realtà. L’atmosfera surreale, sfumata e poco definita non permette la piena comprensione del tempo e spazio dell’azione, ma questo aspetto passa in secondo piano. Sono i dialoghi il cuore del film di Risuleo, poiché contengono indizi di profonda introspezione e pensiero libero.

Tra realtà e ricordi Rossa e Fosco creano uno spazio di libertà nel quale è possibile vedere e dare parola a delle anime. Così che queste possano esprimersi e raccontare le proprie sofferenze. È l’esaltazione dello strumento del dialogo in un mondo – come quello attuale – in cui la sopraffazione e la violenza non permettono l’ascolto e la comprensione tra popoli.

La protagonista è perfettamente presente a se stessa, e sembra richiamare la coscienza dello spettatore rispetto a questo arduo compito. Che diviene presa di responsabilità, di ascolto attivo di sé e dell’altro. Tale duplice sguardo, presente in tutto il film, diviene inevitabilmente di respiro universale, sebbene tipicamente storico e sociale, indirizzato verso un possibile oltre. Anch’esso non meglio definito, e perciò da costruire:

È il 1799, i francesi stanno per arrivare, le mongolfiere volano in cielo. E ammetto che il futuro mi fa un po’ paura: ma è questa paura a tenermi viva

1799, diario

  • Anno: 2025
  • Durata: 17'
  • Genere: Storico, Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Fulvio Risuleo