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It comes at night, tra thriller e dramma, Trey Edward Shults mette in scena la paranoia del contagio

Il giovane regista texano Trey Edward Shults ci consegna un’opera con una cifra stilistica che a suo modo innova, circostanza che alla seconda prova era tutt'altro che scontata

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Ai tempi di un’epidemia troviamo un film che racconta di isolamento e di battaglia per la sopravvivenza. Dalla psicosi da contagio alla difficoltà di accettare la dipartita dei propri cari, con la decisione crudele di dover compiere anche gesti estremi per preservare sé stessi. Più dell’individualismo che della solidarietà, più della perdita della ragione che del giudizio, il giovane Trey Edward Shults racconta di come un uomo e le sue contraddizioni provano a preservare la sua famiglia.

Una famiglia barricata in una casa in mezzo al bosco si è isolata da un’epidemia che sta sconvolgendo il mondo; Paul, Sarah e il figlio Travis, con molto dolore, si stanno sbarazzando del corpo morente del vecchio Bud che ha contratto la malattia e può essere contagioso; devono eliminare ogni possibilità di infezione. Nei pressi della casa, però, dopo la dipartita del nonno, sembra essersi insinuato qualcuno o qualcosa, un “angelo sterminatore”, che se non ha ancora contagiato il resto degli abitanti li sta scrutando dal bosco pronto a sferrare il proprio attacco.

Chissà se è veramente definibile come un horror It comes at night, dove la minaccia non si vede mai ma si cela nell’aria, le scene orrorifiche derivano dall’inconscio del giovane protagonista, dagli incubi che sopraggiungono la notte, come a presagire qualcosa.  La tensione viene evocata dalle atmosfere visive e sonore, dal ritmo che riempie la scena, dal buio della notte e la luce di una lanterna, nell’imminenza di qualcosa che deve succedere. Di cose ne accadono eccome, ma sono tutte conseguenze, reazioni a catena, derivanti dalla condizione epidemica che mette a seria prova l’equilibrio psicofisico dell’uomo. Molto, quasi tutto, deriva dalla psicosi del contagio, dalla paura della fine, da quella minaccia invisibile che si palesa nei corpi degli uomini quando ormai è troppo tardi. Non si sa che cosa ha contagiato il piccolo Stanley, il cane di Travis, ma purtroppo ora è malato e morente, il mondo è sotto attacco epidemiologico e nessuno ancora ha capito perché. Quel fazzoletto di bosco dove si trovano sembra essere solo un angolo remoto di mondo dove è esploso il “fuggi fuggi” generale dalle città e il caos scaturito dalla pandemia. In questo scontro intimo per la sopravvivenza il film trova la sua quadra.

Il non visto dell’epidemia ha un ruolo fondamentale in questo secondo lungometraggio del giovane regista texano Trey Edward Shults, che è un film sulla lotta alla sopravvivenza

Il non visto dell’epidemia ha un ruolo fondamentale in questo secondo lungometraggio del giovane regista texano Trey Edward Shults, che è un film sulla lotta alla sopravvivenza, ma lo è in un modo particolare: il fatto di raccontare un’epidemia da un contesto “microscopico”, da una casa nel bosco, da un nucleo familiare, mediante un racconto fatto di pochi personaggi, in un rifugio che è riparo ma anche minaccia. Non ci sono scienziati, non ci sono mezzi di informazione. Si rivede un genere, i suoi stilemi principali, e lo si racconta con una regia fluida, giocata sugli sguardi, sui riflessi, sugli specchi, sulle luci e le ombre, ma anche sui movimenti di macchina, sulle silenti scorribande notturne di un perlustratore alla luce di un lume. Perché e proprio nelle tenebre della notte che si fomentano gli orrori, nell’inquietudine di Travis che sente, di vedetta, che ascolta e spia ogni minaccia, palesando i tremori e le angosce dell’animo. Travis è il narratore di questa vicenda, colui che incarna l’atto di guardare, che scruta e che riflette e palesa più di tutti le sue pulsioni.

Probabilmente più thriller e dramma che horror,  It comes at night sorprende perché nella sua ambizione circoscritta costruisce uno spaccato molto originale e realistico nella messa in scena

Probabilmente più thriller e dramma che horror,  It comes at night sorprende perché nella sua ambizione circoscritta costruisce uno spaccato molto originale e realistico nella messa in scena, nel riflettere sull’uomo e sulle sue intenzioni, sulla crudeltà che si può raggiungere pur di salvaguardare se stessi e i propri cari. Tutto cade, anche lo sguardo di un padre verso un figlio, la fiducia che viene meno, le certezze che ormai rasentano il lumicino. Laddove si può uccidere un uomo per autodifesa o per autodeterminazione, il tutto va oltre il giudizio, perché le regole consuete sono venute meno, in una giustizia sommaria autodeterminata e dettata dal caos. “Dobbiamo essere razionali, non emotivi. Dobbiamo fidarci solo di noi stessi”, dirà ad un certo punto Paul (Joel Edgerton), ed è proprio in questo eccesso di ratio che si alimenta la paranoia che porta alla perdita della lucidità definitiva. Non si distingue il bene dal male, non si distingue più chi è nel giusto o nel torto, chi mente e chi dice la verità, chi è buono e chi è cattivo. Lo stesso Travis, che appare vittima sacrificale delle decisioni dettate dai padri, è anch’egli disturbato e non sa più di chi fidarsi.

It comes at night è un film tanto forte quanto misurato, con poche comparse, un cast ridotto, ma denso nello script, ben recitato e tecnicamente brillante

It comes at night è un film tanto forte quanto misurato, con poche comparse, un cast ridotto, ma denso nello script, ben recitato e tecnicamente brillante senza essere patinato, anche se non esente da qualche scricchiolio, qualche ellissi spezza il racconto, forse qualche salto andava approfondito. Shults porta lo spettatore con i piedi per terra, ciò che è esoterico in realtà viene più che mai dal terreno, l’horror viene messo su un binario altro, sull’isteria che porta alla follia laddove c’è tutta l’oscurità dell’animo umano. Tessendo una tela che è anche parabola sul controllo, sugli eccessi delle regole, sul disprezzo e sulla diffidenza, ma soprattutto sulla capacità di fare squadra e di trovare l’empatia al momento del pericolo vero, ci consegna un’opera con una cifra stilistica che a suo modo innova, circostanza che alla seconda prova era tutt’altro che scontata.

  • Anno: 2017
  • Durata: 97'
  • Genere: Thriller, Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Trey Edward Shults