Stasera in tv su Rai 4 alle 21 Alien, il capolavoro di Ridley Scott che impose un’iconografia dall’imperituro fascino

Uteri cosmici, oscure cavità aliene, foschie luminose e uova sul punto di dischiudersi: il secondo lungometraggio di Ridley Scott, girato dopo l'acclamato esordio di I duellanti, è un film di science-fiction mescolato con l'horror che può contare su una messa in scena curatissima

  • Anno: 1979
  • Durata: 117'
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Genere: Fantascienza, Horror
  • Nazionalita: USA, Gran Bretagna
  • Regia: Ridley Scott

Stasera in tv su Rai 4 alle 21 Alien, un film del 1979 diretto da Ridley Scott. Il film è capostipite di una fortunata serie di pellicole e fumetti. È considerato uno dei capolavori del regista Ridley Scott, nonché uno dei migliori film di fantascienza e che ha lanciato l’attrice Sigourney Weaver. Le vicende ruotano attorno a una specie aliena che nella storia viene identificata con la generica definizione xenomorfa, costituita da feroci predatori dotati di intelligenza ma incapaci di provare emozioni, che si riproducono come parassiti annidandosi nei corpi di altri esseri viventi provocandone la morte. Alien ha avuto tre sequel, tutti con Sigourney Weaver come protagonista: Aliens – Scontro finale, Alien³ e Alien – La clonazione. Sono stati inoltre prodotti due film ispirati al soggetto originale e con ambientazione anteriore, Alien vs. Predator e Aliens vs. Predator 2, collegati con un’altra serie cinematografica, Predator. Nel 2012 è uscito Prometheus, un prequel più pertinente all’universo di Alien, seguito nel 2017 da Alien: Covenant. Nel 2002 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Sinossi
A bordo del cargo spaziale “Nostromo” si introduce, in seguito all’imprudente esplorazione di un’astronave abbandonata, un essere mostruoso che semina il terrore. Dei sette membri che compongono l’equipaggio, chi riuscirà a scampare alla terrificante creatura?

Uteri cosmici, oscure cavità aliene, foschie luminose e uova sul punto di dischiudersi, uteri meccanici, il ventre post industriale di un cargo stellare; comunicazioni elettroniche in una stanza dalle pareti lampeggianti, legami materni e domande senza risposta, il risveglio dell’equipaggio, i primi respiri, le molteplici nascite, i rapporti di lavoro, gli echi spaziali delle precarie condizioni dei lavoratori: ogni vita può essere sacrificata in nome del capitale; il tradimento robotico di una coscienza non umana, un organismo perfetto rinchiuso in un corpo da incubo, ancora la pioggia sul volto di Henry Dean Stanton, geometrie claustrofobiche dentro corridoi futuristici, parti sanguinosi e violenti, viscere vorticanti; la duplice caccia, il corpo androgino di Ripley, lo spazio come minaccioso mistero. Il nemico adesso è interiore, si nutre dell’organismo umano; protuberanze falliche come bocche affamate, le architetture ibride permeate di oblio, segnali di allerta, richieste di soccorso, la paranoia strisciante alimentata dalla paura, l’inestinguibile spinta alla sopravvivenza, uccidere il diverso, anche se quella oscura metà si cela ormai dentro di noi.

Secondo lungometraggio di Ridley Scott, girato dopo l’acclamato esordio di I duellanti, è un film di science-fiction mescolato con l’horror che può contare su una messa in scena curatissima: Scott ha conferito un notevole rilievo all’illuminazione, alle scenografie della navicella Nostromo, e anche il ritmo è sapientemente dosato, generalmente lento, ma con accelerazioni improvvise e terrificanti. Il confronto finale fra una Sigourney Weaver al culmine della sua sensualità e la creatura fallica ha suscitato interpretazioni psicanalitiche, ma è meglio godersi il film nei suoi valori puramente cinematografici, a partire dalla costruzione della suspense svolta con grande intelligenza, che non andare a cercare significati da “favola filosofica” alla 2001: Odissea nello spazio (sicuramente il dibattito potrebbe essere ampio e complesso, ma il film sembra guardare più a certi esemplari anni ’50 come The thing from another world di Christian Nyby e Howard Hawks, che non a Kubrick). Accolto con sufficienza dalla critica dell’epoca, in seguito è stato giustamente rivalutato, anche se non tocca i vertici del successivo Blade runner. Inquietante la creatura aliena, ideata dal pittore surrealista svizzera H.R. Giger e dal nostro Carlo Rambaldi che vinsero l’Oscar per gli effetti speciali, suggestiva la colonna sonora di Jerry Goldsmith, che però venne solo in parte utilizzata dal regista e spesso integrata con altri brani. Nel cast spicca naturalmente la Weaver insieme ad un ottimo Ian Holm, ma non tutti i ruoli sono ugualmente approfonditi.

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Utlima modifica: 17 dicembre, 2017



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