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FILM DA VEDERE

Prometheus di Ridley Scott: il discusso prequel di Alien

Il film è un prequel della pellicola fanta-horror Alien, diretta da Scott nel 1979, pur non essendone direttamente collegato e non incentrandosi sulla creatura aliena protagonista della saga. Scott lo definisce come i "filamenti del DNA di Alien"

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Prometheus è un film di fantascienza del 2012, diretto da Ridley Scott e interpretato da Noomi Rapace, Michael Fassbender, Guy Pearce, Idris Elba, Logan Marshall-Green e Charlize Theron.

Prometheus é uno di quei film da vedere ad ogni costo perché é il prequel di Alien

La sceneggiatura è incentrata sull’equipaggio della nave spaziale Prometheus. Seguendo una mappa stellare rinvenuta tra i manufatti di varie culture terrestri, scopre un pianeta. Esso potrebbe essere la chiave dell’origine della vita sulla Terra, ma nella ricerca s’imbatte in una minaccia che potrebbe causare l’estinzione della razza umana.

Il film è un prequel della pellicola fanta-horror Alien, diretta da Scott nel 1979, pur non essendone direttamente collegato e non incentrandosi sulla creatura aliena protagonista della saga. Scott lo definisce come i “filamenti del DNA di Alien“, e segue una storia separata dal franchise ma ambientata nello stesso universo.

Il film fu candidato agli Oscar 2013 nella categoria migliori effetti speciali, non vincendo. Nel 2017 è uscito il sequel, intitolato Alien: Covenant.

La trama di Prometheus

In un futuro prossimo, un team di ricercatori di un ente corporativo, in cui lavora Meredith Vickers (Charlize Theron), scopre una traccia che porta direttamente alle origini e alla prima comparsa del genere umano sulla Terra. Ciò che si ritrovano tra le mani, però, li conduce in un viaggio in una zona remota e oscura dell’universo. Lì dovranno scontrarsi con qualcosa che minaccia la sopravvivenza di tutta l’umanità.

La recensione di Taxi Drivers (Luca Biscontini)

C’è qualcosa di buono nell’ultimo film di Ridley Scott. La messa in scena sontuosa, amabilmente anacronistica e ultra citazionista potrebbe far storcere il naso agli appassionati (la sensazione del déjà vu, con riferimento all’iconografia, è forte) della saga infinita di quell’Alien tanto decantato dal famoso filoso contemporaneo Slavoj Žižek. La spaventosa creatura, secondo il pensatore sloveno, incarnerebbe l’orribile palpitazione della “lamella”, della pulsione non–soggettiva (“acefala”), “non morta”, che persiste oltre la morte ordinaria.

Il contrasto basilare tra Vita e Morte sarebbe integrato dalla macchina simbolica parassitaria e il suo contrappunto, il “morto vivente”.

In questo prequel, però, l’oggetto d’indagine muta. Si vuole retrocedere fino alla causa motrice (conoscere chi ci ha generato e perché). Ma nel gioco al rimpiattino tra creatore e creatura ci si accorge presto della serie infinita che un movimento del genere innesca (causa causaecausa causae causae, etc.). Ed è proprio questo creazionismo di ritorno, innocente e romantico, ad esser scientemente contrapposto a uno smaliziato evoluzionismo darwiniano, che da tempo predica l’inutilità e l’impossibilità di una ricerca siffatta.

Autentico e inautentico

Il rapporto tra (un presunto) autentico (Noomi Rapace/Elizabeth Shaw che, avendo constatato la situazione mortifera del pianeta esplorato, decide, dopo aver recuperato il suo prezioso ciondolo con crocifisso, di proseguire ad oltranza la ricerca) e inautentico (la nascita della creatura). Esso ripropone una retorica dialettica che non tiene alcun conto della logica dell’immanenza, in cui le differenze, seppur fatte salve, si sciolgono in una indiscernibilità che fa svanire il segno che le marca.

Insomma, la verità (l’unico valore che vale la pena perseguire) non si dà solo sul piano del sapere. Ma anche, e soprattutto, su un versante etico in cui ciascuno è convocato a emettere un giudizio che, seppur individuale, ha pretese di universalità (il giudizio riflettente kantiano), in barba a tutti i relativismi post – moderni (multiculturalismi vari e quant’altro). In quest’ottica, appare ingenuo esibire una contrapposizione delle forme (tra l’altro così netta). La verità, invece, nella sua eccedenza, s’incarna in un’unica immagine. In virtù di un processo etico avvenuto sul versante della fruizione, cambia di segno e muta, pur mantenendo le stesse fattezze.

In Prometheus si invita lo spettatore, senza lasciargli in realtà alcun margine d’azione, a compiere una scelta (scelta fasulla, è chiaro: è come se si domandasse qualcosa a qualcuno a patto che dia la risposta giusta); l’indecidibiltà (sul piano del sapere) costituisce, di contro, l’unica condizione che fornisca valore a un atto, aprendo uno spazio all’eticità del soggetto.

Il rapporto con l’androide

Più interessante appare il rapporto tra l’androide (Michael Fassbender) e gli altri membri dell’equipaggio. Nella misura in cui si viola una prescrizione fondamentale. “In teologia si danno solo domande e non risposte” (o, se preferite, “non si può parlare di Dio con Dio”). Terrence Malick, in Tree of life, interrogava Dio (“Cosa siamo noi per te?”) in un delicato monologo interiore. Qui la faccenda si fa più spinosa. La creatura ha accesso diretto al creatore. Questi, impietosamente, le ricorda tutti i limiti della sua esistenza, ovvero l’assenza d’anima e, quindi, di libertà. Il robot in questione, però a rigore, non è completamente alla mercé di chi lo ha generato. Bensì allo scopo per cui è stato costruito, cioè servire meticolosamente la ricerca scientifica, anche a scapito di chi lo ha messo al mondo (e se fa qualcosa di ‘buono’ per gli altri è solo per ubbidire fino in fondo al dogmatismo della razionalità).

Ritorna, per l’appunto, il limite di cui si diceva: al dogmatismo scientifico si risponde con quello religioso, che, in questo caso, del primo fa propria la caratteristica principale (la ricerca continua intesa come accettazione dello scarto costitutivo che sempre ci separa dall’oggetto perseguito; ciò che di primo acchito appare un ostacolo insormontabile si rivela, in ultima analisi, motore propulsivo della ricerca; insomma la cosiddetta causa/ostacolo del desiderio).

E questo miscuglio, chiaramente, non risolve alcunché. Si, perché l’eccesso è adesso: non si smette di produrre l’evento e – è decisivo sottolinearlo – non si smette di assistervi.

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  • Anno: 2012
  • Durata: 124'
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Genere: Fantascienza
  • Nazionalita: USA, Gran Bretagna
  • Regia: Ridley Scott