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Netflix Film

‘L’inverno più duro’, colpa e redenzione ai tempi dell’elevated horror

La mitologia norrena incontra il dramma psicologico in questo folk horror derivativo tutto giocato sul confine sottile tra soprannaturale e allucinazione. Su Netflix

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Arrivato da qualche giorno a rimpolpare l’offerta cinematografica di Netflix, L’inverno più duro è un film che mischia assieme folk horror e dramma psicologico. Un’opera prima – diretta dall’islandese Thordur Pálsson e interpretata, tra gli altri, da Odessa Young (Black Rabbit), Joe Cole (Peaky Blinders) e Rory McCann (Il trono di spade) – che abita quel confine sottile tra soprannaturale e allucinazione cui molti film di genere ci hanno abitutati, senza però aggiungere molto di nuovo al filone.

‘L’inverno più duro’: la trama

Islanda. Fine Ottocento. Una piccola comunità di pescatori cerca di sopravvivere come può ai morsi del gelo e a un inverno mai stato così rigido. Quando una nave naufraga nei ghiacci a poche miglia dalla costa, però, per il gruppo capitanato dalla giovane Eva (Odessa Young), padrona dell’attività dopo la morte del marito, tutto precipita. Troppo rischioso, infatti, salvare quegli uomini: le risorse non basterebbero per tutti. Ma come convivere con una scelta del genere?

Realtà e allucinazione

Basterebbe il titolo originale, The Damned, per darci un’idea di cosa effettivamente sia, o voglia essere, L’inverno più duro. Una storia di sensi di colpa, superstizione e desiderio di espiazione costruita interamente attorno a un’idea forte ed esibita. È proprio il concetto di dannazione, infatti, a prendere letteralmente forma nel film di Pálsson, a farsi strada tra le vite, le credenze e le paure di un gruppo di individui tormentati dalle conseguenze delle loro azioni. Sono questi i dannati del titolo. Un’umanità perduta ai confini del mondo (in questo non dissimile da quella de La cosa, ma anche da un altro titolo di Carpenter che metteva al centro proprio le colpe di una comunità come The Fog) che non sa più distinguere tra giusto e sbagliato, realtà e allucinazione.

Una certa tendenza

È proprio su questo confine sottile tra orrore soprannaturale e psicologico che si gioca tutta la tensione emotiva de L’inverno più duro. Un folk horror che mischia assieme mitologia norrena (la figura del draugr, creatura non morta e vendicativa) e dramma in costume, assecondando gli incubi, le paure e i deliri dei suoi protagonisti tormentati dal peggiore dei dilemmi morali.

Sorretto da una fotografia cupa ed evocativa, capace, con i suoi giochi di luci e ombre, di nascondere l’orrore fino al momento dell’immancabile jumpscare, il film di Pálsson si adagia così all’interno di un filone, quello dell’orrore psicologico, ben nutrito se non abusato, tentando di nobilitarlo attraverso una confezione apparentemente “elevated”. Dai costumi alle scenografie fino ai dialoghi scarni ed evocativi, tutto in L’inverno più duro sembra infatti guardare a certo horror contemporaneo (da The VVitch in giù), senza però mai riuscire davvero ad allontanarsi da un soggetto elementare e abusato. Un esercizio di stile affascinante, fatto di atmosfere angoscianti e buone trovate visive, ma, alla fine dei conti, vuoto, freddo e scarno come il mondo desolato che racconta.

L'inverno più duro

  • Anno: 2025
  • Durata: 89 minuti
  • Distribuzione: Netflix
  • Genere: Horror, drammatico
  • Nazionalita: Regno Unito, Islanda, Irlanda, Belgio, USA
  • Regia: Thordur Pálsson
  • Data di uscita: 01-April-2026