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FILM DA VEDERE

Sergej M. Ejzenstejn: La corazzata Potëmkin e Ottobre

In barba all’anatema scagliato 40 anni fa dal ragionier Fantozzi, e sfidando l’abbrutimento generale del prime time televisivo, oggi Iris dedica la prima e la seconda serata al maestro Sergej M. Ejzenstejn con due pietre miliari della storia del cinema: La corazzata Potëmkin e Ottobre – I dieci giorni che sconvolsero il mondo

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La corazzata Potëmkin è una pellicola cinematografica di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. Si tratta di una delle più note e influenti opere della storia del cinema, e per i suoi valori tecnici ed estetici è generalmente ritenuto fra i migliori film di propaganda nonché una delle più compiute espressioni cinematografiche. Prodotto dal primo stabilimento del Goskino a Mosca, fu presentato il 21 dicembre 1925 al teatro Bol’šoj. La prima proiezione aperta al pubblico avvenne il 21 gennaio 1926.

Sinossi
Odessa, 1905: a bordo della Potëmkin, un’unità da guerra della flotta zarista, le condizioni dell’equipaggio sono intollerabili. Iniziano così a serpeggiare fermenti di rivolta: davanti all’ennesimo sopruso, la situazione esplode, scatenando un sanguinoso ammutinamento. La gente di Odessa dimostra la propria solidarietà con la sollevazione e affolla la scalinata del porto, ma viene brutalmente massacrata da un reparto di cosacchi.

Ottobre è un film del 1928 diretto da Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. Il film fu commissionato, con mezzi larghissimi e totale autonomia, dal governo sovietico per la commemorazione del decimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Protagonista assoluta dell’opera è la massa di operai, soldati e cittadini che furono chiamati a interpretare se stessi nelle giornate vissute in prima persona. Il film fu girato quasi interamente a Leningrado e qui proiettato il 20 gennaio 1928: 7 rulli, 2220 metri (ma il metraggio originale era di 3800). La critica più legata al regime accusò il regista di eccessivo sperimentalismo ed estetismo, tanto che Ejzenštejn fu costretto a eliminare dalla versione definitiva dell’opera i protagonisti della cosiddetta opposizione di sinistra, Trotsky e Zinov’ev, in quei mesi caduti in disgrazia per essersi opposti a Stalin.

Sinossi
Nel decimo anniversario della Rivoluzione boscevica, il governo sovietico affida al regista Ejzenstein – 29 anni, ma già maestro indiscusso – la rievocazione dei “dieci giorni che sconvolsero il mondo”. Applicando le proprie teorie innovative sul montaggio cinematografico, Ejzenstejn compone un affresco grandioso che i contemporanei però non compresero appieno.

Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (Riga, gennaio 1898 – Mosca, 11 febbraio 1948) è stato un regista, sceneggiatore, montatore, scrittore, produttore cinematografico e scenografo sovietico, ritenuto tra i più influenti della storia del cinema per via dei suoi lavori, rivoluzionari per l’uso innovativo del montaggio e la composizione formale dell’immagine. Ha diretto capolavori della storia del cinema come La corazzata Potëmkin, Aleksandr Nevskij, Lampi sul Messico e Ottobre.

Ejzenštejn è stato un pioniere e un teorico del montaggio cinematografico, e sperimentò nuove modalità di produzione del senso attraverso tale pratica. Secondo il regista, come spiega nei suoi principali testi teorici, tra cui La forma del film, Il Montaggio e Teoria generale del Montaggio, tale pratica poteva essere utilizzata efficacemente per manipolare le emozioni e le convinzioni ideologiche degli spettatori. Lungo tutta la sua carriera non smise mai di lavorare e ridefinire costantemente l’idea di montaggio e le sue possibilità espressive, passando dal Montaggio delle attrazioni al Montaggio intellettuale (detto anche Cinedialettica) a quello definito Verticale.

Nei suoi primi film, Ejzenštejn non usò attori professionisti. Le sue storie non trattavano di personaggi individuali ma si rivolgevano alle grandi questioni sociali, soprattutto ai conflitti di classe. La folla era il vero personaggio principale dei film, mentre i ruoli di spicco erano interpretati da persone senza esperienza professionale ma che avevano una fisionomia e un aspetto immediatamente riconoscibile e connotabile in rapporto ad una classe sociale ben precisa (kulaki, borghesi, proletari, contadini), secondo il concetto di Tipaz usato in tutto il cinema sovietico dell’epoca. La natura sperimentale e critica del lavoro di Ejzenštejn, si fondava sulla ricerca di un linguaggio cinematografico sempre più complesso e antinaturalistico, ovvero l’opposto di ciò che si andava imponendo nella linea culturale dell’Unione Sovietica stalinista.

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