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2018

The square di Ruben Östlund: dalla Svezia un’originalissima rappresentazione delle contraddizioni sociali e individuali

Attraverso una storia individuale, Ruben Östlund mette in scena una denuncia delle storture del capitalismo e di un'arte lontana dalla realtà e dalla possibilità di modificarla

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Lungo e tutt’altro che noioso il film di Ruben Östlund, The square, Palma d’oro al Festival di Cannes. Pieno di sorprese che non cercano la complicità dello spettatore ad ogni costo, perché sanno ottenerla con naturalezza, anche quando sfiorano l’assurdo che fa divertente (da ridere in realtà c’è poco nel messaggio, nei messaggi, della narrazione); anche quando spiazzano e disorientano.

Christian (Claes Bang), bell’uomo di successo, dirige un importante museo di Stoccolma, e vive di privilegi, che la cinepresa sottolinea inquadrando per contrasto i mendicanti ai margini delle strade, tanti che nella società svedese non avremmo mai immaginato. Molte sono le persone che chiedono aiuto nell’indifferenza dei passanti e della sua, confermando ciò che sociologia e psicologia definiscono effetto spettatore: l’aiuto offerto agli altri diminuisce se aumenta la quantità delle persone presenti, come a dire che la responsabilità è di tutti e di nessuno.

Per spiegarlo meglio, Östlund costruisce una scena assai paradossale, straniante, disturbante, riprodotta nel manifesto del film, assurdamente, perché è già una sbavatura durante il racconto e solo al suo interno può essere capita. All’uscita del cinema comunque è la prima cosa che si commenta, e forse è proprio questa l’intenzione del regista, ma fuori dal contesto, nella locandina, rischia di suggerire tutt’altro.

La scena, lunga e convulsa, mostra però in modo chiaro come ci si possa scrollare di dosso il senso del dovere in una situazione di pericolo se, anziché condividerlo, lo si addossa agli altri, o peggio ancora, se si fa di tutto per la propria salvezza, senza empatizzare con il danno altrui.

In fondo, è ciò che accade a Tomas, il protagonista di Forza maggiore, dello stesso regista (2014): di fronte alla valanga, mentre è in vacanza con la famiglia, fugge, prendendo con sé solo gli occhiali e l’IPhone, mentre la moglie protegge i figli, d’istinto. Sappiamo quali conseguenze avrà un simile gesto sul futuro della coppia apparentemente serena, aggravate dai tentativi di Tomas per trovare una giustificazione al suo comportamento che non riesce a spiegare neppure a se stesso.

Non ci sarà una valanga nella vita del bel cinquantenne Tomas, bensì un evento che può capitare quotidianamente a tutti noi, da Napoli a Stoccolma: essere vittima di un furto. La sua reazione è eccessiva, avventata, tanto da abbassarsi allo stesso livello di chi l’ha derubato, ricorrere a minacce pur di riottenere il suo denaro, il cellulare e i gemelli tolti dai polsi con eccezionale destrezza. Da questo momento in poi le sue giornate lo vedranno attraversare due ambienti sociali, il suo e quello delle persone molto meno fortunate, in un saliscendi di scale che ripercorre anche fisicamente: quelle spaziose del museo e quelle anguste delle abitazioni. L’ambiente e l’immagine pubblica luminosi, mentre il privato si scurisce sempre più. Anche in casa, viene ripreso spesso seduto in cucina al buio, a suggerire il processo interiore di discesa in una dimensione intima fino a quel momento inesplorata, mentre il narcisismo finalmente si fa da parte per lasciare spazio agli interrogativi, quelli veri, sulla vita e le sue ingiustizie.

Christian impara pian piano ad andare verso gli altri; non come nella scena super patinata, in cui scende dalle larghe scale del museo, ripone il microfono, e va incontro al pubblico, mentre ripete un discorso provato più volte davanti allo specchio per ostentare una naturalezza che è del tutto recitata.

In fondo, è simpatico questo personaggio, credibile, mentre è impegnato a dare sostanza alla forma della sua quotidianità. A parole lui è già attento ai problemi sociali, ma quanto è difficile farle coincidere con i comportamenti! L’esposizione che sta per inaugurare con i suoi collaboratori, The square, si riferisce proprio a questo. È uno spazio quadrato, ben delimitato: un santuario di fiducia e amore, entro i cui confini tutti abbiamo gli stessi diritti e gli stessi doveri. Si tratta di un’istallazione realizzata davvero tre anni fa, prima al Vandalorum Museum di Värnamo e poi resa permanente nella piazza della stessa città, con un intento provocatorio, perché mette di fronte all’agire contraddittorio della società occidentale, al nostro, insieme a quello di Christian.

Ecco perché The square, il film, non è solo la storia di un percorso di consapevolezza individuale. Molti sono i sottotemi di questa narrazione complessa e originale. Non ultimo la denuncia di un capitalismo che si autoregola solo per le persone ricche, delle disparità inaccettabili, e di un’arte che (a differenza dell’opera meritoria, The square) si è fatta sempre più autoreferenziale, intellettualismo privo di contenuti, lontana dalla realtà e dalla possibilità di modificarla.

  • Anno: 2017
  • Durata: 145'
  • Distribuzione: Teodora film
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Svezia, Germania, Francia, Danimarca
  • Regia: Ruben Östlund
  • Data di uscita: 09-November-2017