Stasera in tv su Rai Movie alle 00,30 La donna che canta, lo sconvolgente film di Denis Villeneuve intepretato da un’intensa Lubna Azabal

La donna che canta di Denis Villeneuve (Blade Runner 2049) è un’opera intensa e struggente, limpida e rigorosa come un teorema matematico, dove la cristallina purezza formale e la raffinatezza della messinscena si fondono con le armoniose geometrie della scrittura

  • Anno: 2010
  • Durata: 130'
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Canada
  • Regia: Denis Villeneuve
  • Data di uscita: 21-January-2011

Stasera in tv su Rai Movie alle 00,30 La donna che canta, un film del 2010 diretto da Denis Villeneuve e tratto dall’opera teatrale Incendies di Wajdi Mouawad. Ha ricevuto la nomination come miglior film straniero ai premi Oscar 2011.

Sinossi
Fratello e sorella scoprono, alla morte della madre, un tragico destino che li lega alla furia e alla violenza in cui vive tutto il Medio Oriente. Si può negare il passato, oppure pedinarne le tracce a prezzo di dolorose scoperte, ma non si può crescere senza fare i conti con la memoria. Un viaggio alle radici della rabbia degli sconfitti attraverso il dispiegamento della vita di una donna nel cuore di una terra senza pace.

Incendies è il titolo originale della pièce teatrale (2003) del celebre drammaturgo canadese (ma nato in Libano) Wadji Mouawad, adattata per lo schermo da Denis Villeneuve con la consulenza di Valérie Beaugrand-Champagne. La donna che canta (il titolo italiano è preso in prestito da quello di uno dei capitoli in cui è suddiviso il film), ne è la splendida versione cinematografica: candidato agli Oscar 2011 come miglior film straniero (statuetta poi assegnata a In un mondo migliore di Susanne Bier); il quarto lungometraggio del canadese Villeneuve è un’opera intensa e struggente, limpida e rigorosa come un teorema matematico, dove la cristallina purezza formale e la raffinatezza della messinscena si fondono con le armoniose geometrie della scrittura. Un film sull’orrore della guerra, ambientato in una delle terre maggiormente straziate dai conflitti (un non-luogo mediorientale mai specificato direttamente), che trasfigura nelle atrocità che si abbattono brutalmente sulla protagonista Nawal (Lubna Azabal) e sui suoi figli (Mélissa Désormeaux-Poulin nei panni di Jeanne) le tragedie di qualsiasi popolo e di ogni vittima: è il Libano della guerra civile, dei rifugiati palestinesi massacrati nei campi profughi, delle rappresaglie musulmane, dei bombardamenti e delle stragi, trasfigurati simbolicamente nella città di Daresh, nel campo di Deressa e nella prigione di Kfar Ryat, ma che potrebbero appartenere a qualunque altro palcoscenico della storia insanguinato da faide politiche o religiose. I continui sbalzi temporali dei flashback scandiscono e regolano le evoluzioni del racconto, ricomponendo soltanto nel finale i tasselli dello sconvolgente mosaico. Il colpo di scena conclusivo, con la soluzione dell’enigma, ovvero la rivelazione dell’incognita dell’equazione, viene lasciato implodere per rendere più devastante il fallout di disperazione che si abbatte sugli increduli Jeanne e Simon: la scoperta della verità pacificherà il loro animo, avvicinandoli, mai come in passato, a una madre che però non potranno mai più riabbracciare.

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