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Festa del cinema di Roma: L’ARMA PIÙ FORTE – L’uomo che inventò Cinecittà’ di Vanni Gandolfo | Con la voce di Diego Abatantuono

L’ARMA PIÙ FORTE – l’uomo che invento’ò cinecittà, un film di VANNI GANDOLFO da un’idea di VALERIA DELLA VALLE voce narrante DIEGO ABATANTUONO. Cinecittà è famosa in tutto il mondo, ma nessuno ricorda più il nome di chi l’ha inventata. Quell’uomo si chiamava Luigi Freddi

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Festa del cinema di Roma

L’ARMA PIÙ FORTE

l’uomo che invento’ò cinecitta’

un film di

VANNI GANDOLFO

da un’idea di

VALERIA DELLA VALLE

voce narrante

DIEGO ABATANTUONO

una produzione e distribuzione

ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ

In allegato mini-pressbook e prime immagini del film

 

Cinecittà è famosa in tutto il mondo, ma nessuno ricorda più il nome di chi l’ha inventata. Quell’uomo si chiamava Luigi Freddi.

Il documentario rievoca la vita di quello che è stato a lungo considerato, negli anni successivi alla caduta del regime, solo uno dei più influenti gerarchi del cinema del ventennio nero. Attraverso le immagini dell’Archivio Luce viene raccontata la storia di Freddi:  futurista con Boccioni e Marinetti, interventista,  volontario nella prima guerra mondiale, legionario dannunziano a Fiume, giornalista,  appassionato di aviazione, fascista.

Ma la passione dominante, nella vita di Freddi fu quella per il cinema, nata negli anni Trenta durante i  viaggi a  Hollywood, dove osservò e studiò tutti gli aspetti della produzione cinematografica americana e conobbe famosi produttori e registi americani. È lo stesso Freddi, direttore della cinematografia dal 1934 al 1939,  a raccontare,  con  la voce di Diego Abatantuono, la storia della propria  vita,  i rapporti col duce,  la volontà di fare piazza pulita del vecchio cinema e  di organizzare una vera e propria politica cinematografica  di stato,  l’ambizioso progetto   di  far nascere   una città del cinema con impianti all’avanguardia, ideata in stile razionalista dal  celebre architetto Gino Peressutti.

A 80 anni dalla posa della prima pietra a Cinecittà, la voce del protagonista sconfitto e  dimenticato di un pezzo di storia riemerge dal passato  e racconta con dolore, con rabbia, ma con immutato amore per la settima arte, il suo personale punto di vista sulla costruzione di una “fabbrica dei sogni” interamente italiana e  sul  tentativo  di fare del cinema italiano “l’arma più forte”.   

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