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Focus Italia

Uno specchio per Alice

“Il regista Gianni Di Claudio, da anni uno dei punti di riferimento dell’indie abruzzese, realizza, questa volta, un’incursione nel genere fantasy, nonostante la sua innata predisposizione per il western (un esempio sono i suoi libri) e il cinema classico.”

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Alice è una ragazza normale, che vive in una famiglia che le vuole bene. L’unico problema è il nonno, reduce traumatizzato dalla guerra e totalmente disancorato dalla realtà. Un giorno la famiglia parte dall’Abruzzo per una gita in Puglia e lascia Alice da sola con l’anziano. Durante la giornata la ragazza incontra una sua amica di nome Gloria; andando in giro per il centro, s’imbattono in uno scontro tra poliziotti e malviventi. Dopo l’accaduto, svoltosi a pochi metri da loro, ritrovano un orecchino a forma di serpente. Decidono di indossarlo per un po’ e, da quel momento, si ritrovano attratte involontariamente dal male. Comincia per loro un viaggio in un mondo popolato da fantasmi e da visioni. Qual è la vera realtà?

L’ambientazione è un’Alberobello calda e desolata, capace di rendere il film apprezzabile dal punto di vista visivo e, in qualche modo, credibile. I luoghi fondamentali sono i trulli. Il soggetto s’impernia attorno ad una setta di origine fascista con alcuni simboli inconfondibili, come il colore nero dei vestiti. La regia è un po’ lenta, così come il montaggio, senza quegli sbalzi di velocità che l’avrebbero reso più godibile. Apprezzabile, comunque, il fatto che il regista Gianni Di Claudio, da anni uno dei punti di riferimento dell’indie abruzzese, abbia realizzato, questa volta, un’incursione nel genere fantasy, nonostante la sua innata predisposizione per il western (un esempio sono i suoi libri) e il cinema classico (come nei lavori precedenti). Attendiamo nuovi segnali di vita.

Michele Traversa

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