Si terrà dal 25 al 29 marzo 2026 a Cinemazero, sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, la XIX edizione di Pordenone Docs Fest. Il festival internazionale che ogni anno propone i migliori documentari per leggere l’attualità, scelti tra centinaia di titoli, confermandosi come uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al cinema del reale.
Pordenone Docs Fest 2026: cosa aspettarsi
La città tornerà ad essere la “capitale del documentario”, con un festival in crescita verso “Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027”, di cui, con Cinemazero, è uno dei soggetti protagonisti. Anche quest’anno il festival coinvolgerà ospiti internazionali da tutto il mondo, proponendo molte decine di anteprime nazionali e film selezionati direttamente dai più prestigiosi festival del pianeta o inviati dalle grandi distribuzioni internazionali per avere a Pordenone la loro prima italiana, offrendo uno sguardo ampio, critico e contemporaneo sui grandi temi del nostro tempo.
In un’epoca dove i conflitti e le polarizzazioni si fanno intensi e globali, il curatore Riccardo Costantini annuncia un’edizione che avrà come uno dei concetti chiave ‘Gli assedi’:
«La nostra quotidianità è sotto l’assedio costante di immagini che appaiono non mediate, che sembrano “naturalmente” riportate alla nostra vista “senza filtri” e per questo maggiormente credibili: noi pensiamo sia invece l’esatto contrario e che quello che manca oggi sia soprattutto una narrazione che analizzi la realtà con precisione e profondità, cosa che può fare il grande documentario contemporaneo che da sempre Pordenone Docs Fest propone in anteprima. L’ambizione dunque è che “gli assedi” del nostro tempo (ora fisici e contestualizzati – da Gaza all’Ucraina -, ora sociali – i diritti umani sempre meno tutelati –, ora fondanti le nostre comunità – la democrazia sotto scacco in moltissimi Paesi) possano apparire più comprensibili grazie al lavoro che il festival propone”.
Nella stessa direzione, questa edizione ha sentito l’esigenza di inaugurare una nuova sezione tematica,
Different Perspectives, pensata per affrontare i grandi temi dell’attualità con uno sguardo laterale, umano e non mediato. In un’epoca in cui siamo spesso saturi e anestetizzati da immagini continue di distruzione e conflitto, la sezione propone visioni alternative, meno dirette ma profondamente incisive, capaci di introdurre complessità e senso e disinnescare la potenziale anestesia di sguardo che la reiterata visione di immagini sui conflitti può innescare.
Qui trova perfetta collocazione il primo film svelato della XIX edizione: è l’ucraino Silent Flood di Dmytro Sukholytkyy-Sobchuk, vincitore del Premio per la Miglior Regia all’IDFA di Amsterdam, il più importante festival mondiale dedicato al documentario, che sarà presentato in anteprima italiana Pordenone Docs Fest.
Definito dalla critica internazionale come “un ritratto comunitario ipnotico e poetico che offre una nuova prospettiva sulla guerra in Ucraina”, Silent Flood si distingue dalle numerose opere recenti sul conflitto scegliendo un punto di vista inedito: quello di una comunità rurale, che vive in una zona segnata da storiche alluvioni e dai due conflitti mondiali, capace di trovare forza in antichi riti sociali e religiosi.
In questa società quasi “senza luogo e senza tempo”, la guerra sembra restare ai margini, ma gli echi del conflitto raggiungono e coinvolgono in prima persona la sua pluricentenaria e immutabile routine. Un documentario lirico di grande forza visiva, capace di raccontare come guerra e natura condizionino il destino degli uomini.
Non finisce qui
Dalla Cina invece arriva Confessions of a Mole (coproduzione cinese e polacca), un ironico e originale diario visivo della regista Mo Tan, che diventa la cineasta che ha sempre sognato di essere, vivendo tutte le contraddizioni della società cinese contemporanea. Il racconto volutamente scanzonato dei legami familiari, degli amori, della necessità di mantenere vive le rigide tradizioni, ma anche del desiderio di essere pienamente sé stessa offrono uno spaccato fresco e originale, estremamente comunicativo e divertente, facendo trapelare una riflessione profonda su cosa significhi oggi essere una giovane cinese che vuole essere “cittadina del mondo”.
Tra le altre attese anteprime c’è la produzione turco-iraniana 32 Meters, un documentario delicato e profondamente umano che racconta l’emancipazione femminile oggi in un villaggio rurale turco e ribadisce l’attenzione per le questioni di genere che il Pordenone Docs Fest porta avanti da sempre.
Protagonista è Halime, una donna che non si riconosce nel ruolo tradizionale imposto alle donne nella sua comunità patriarcale e, convinta che ci sia molto di più nella vita oltre alla casa e ai figli, decide di organizzare un torneo di tiro al bersaglio riservato alle donne, sfidando una tradizione millenaria che consente ai soli uomini di maneggiare le armi.
L’iniziativa incontra resistenze e opposizioni, soprattutto da parte degli uomini del villaggio, il cui consenso è considerato necessario. Con uno sguardo empatico e un umorismo sottile, 32 Meters mostra come anche le idee più radicate sui ruoli di genere possano essere messe in discussione, realizzando un ritratto speranzoso di una comunità in trasformazione e di una donna determinata a cambiare lo status quo.
Oltre alle espressioni più recenti,
Il festival cerca negli sguardi del passato esempi e memoria ancora necessari per parlare all’oggi. In programma dunque troviamo due retrospettive, con appuntamenti speciali legati alla storia e ai suoi anniversari, in cui di nuovo rientrano “gli Assedi”: da quelli storici della Spagna della Guerra Civile al più importante e doloroso assedio contemporaneo, quello di Sarajevo.
Nella retrospettiva Sarajevo, l’assedio: 1992–1996, curata da Alessandro Del Re, in occasione dei trent’anni dalla fine dell’assedio di Sarajevo, evento centrale della guerra in Bosnia, il festival mostra – per la prima volta in forma completa – come l’assedio sia stato raccontato in immagini davvero dai più grandi autori del cinema internazionale, non solo di documentario, come Jasmila Žbanić, Susan Sontag, Pawel Pawlikowski, Johan van der Keuken, tra gli altri.
La seconda retrospettiva del Pordenone Docs Fest,
Curata da Federico Rossin, si intitola invece ¡No pasarán! Ripensare la guerra civile spagnola, novant’anni dopo e riparte dell’anniversario dello scoppio della guerra civile spagnola (1936) non proponendo la selezione di film girati durante il conflitto, ma uno sguardo originale e stratificato, grazie alle opere realizzate negli ultimi anni della dittatura franchista e nei primi anni della Transizione democratica, quando il paese iniziò a rielaborare criticamente il proprio passato. Film che riflettono sul lutto, sulle memorie divise, sul disincanto e sulla necessità di ricostruire una coscienza civile. Un percorso quanto mai attuale, in un momento storico segnato dal ritorno di pulsioni autoritarie in tante democrazie contemporanee.
Entrambe le retrospettive vogliono testimoniare la cultura (e la necessità) della pace, da sempre uno degli obiettivi del festival.
Colonna portante del Pordenone Docs Fest è inoltre l’impegno verso il settore professionale per cui è prevista una ricca serie di eventi industry dedicati a registi, produttori e operatori del settore, che per cinque giorni potranno incontrarsi, confrontarsi e interrogarsi sul futuro del documentario con un’ottica generativa e condivisa, anche con alcuni panel internazionali – realizzati con il sostegno specifico del Piano Cinema e Immagini per la Scuola del Ministero della Cultura – dedicati al ruolo cruciale del documentario nell’educazione dei giovani d’oggi.
Ai temi ricorrenti a cui il Pordenone Docs Fest dedica particolare attenzione,
Oltre alle questioni di genere c’è l’impegno ambientale, concretizzato rispettivamente nel Manifesto per una comunicazione ampia e responsabile e nel Manifesto Green, che continueranno a essere punti di riferimento per azioni concrete. Tra queste, unendo l’impegno costante del festival nella restituzione dell’importanza di figure e ruoli storicamente marginalizzati e l’attenzione alle pratiche ecologiche, l’omaggio alla memoria di Silvia Zenari (nel 70° della sua scomparsa, 1956), biologa e geologa friulana, figura da riscoprire per il largo pubblico e studiosa fondamentale per la ricerca naturalistica del Novecento che le valse il riconoscimento dell’Accademia dei Lincei, capace di ricerche pionieristiche in un’epoca in cui la ricerca scientifica dei suoi ambiti era esclusivamente appannaggio maschile e a cui è intitolato il Museo di Storia Naturale di Pordenone.

Il festival presenterà poi le prime azioni di due progetti di “Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027” che lo vedono protagonista, strettamente legati ai suoi storici impegni: da un parte “Città aperta”, un percorso pionieristico di accessibilità alla cultura sviluppato con numerosissime realtà del territorio, dall’altra “La fabbrica dei sogni” con residenze artistiche di alto profilo legate alla valorizzazione degli archivi filmici, sonori, fotografici che costituiscono la ricca – ma talvolta dimenticata – memoria visiva del territorio, passando dai film familiari agli eccezionali archivi di Cinemazero (Pasolini, Modotti, Fellini, Tarkovski…).
Il festival rinnova inoltre il suo impegno sociale con i “No Sponsor”: un’iniziativa “al contrario” in cui è il festival a donare visibilità gratuita a realtà che operano per la tutela dei diritti e la pace di rilevanza internazionale come Emergency, Medici Senza Frontiere, Un ponte per.
È un’iniziativa protagonista di “Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027”.