Il restauro de ‘La gabbianella e il gatto’ raccontato da Francesco D’Alò
Ospite del Giffoni Film Festival 2026, Enzo D'Alò spiega in che modo La gabbianella e il gatto è un film ancora molto attuale e come è avvenuto il restauro della pellicola.
In occasione del ritorno su Mediaset Infinity – il 20 luglio – del capolavoro d’animazione La gabbianella e il gatto, abbiamo incontrato il regista Enzo D’Alò, ospite del 56esimo Giffoni Film Festival. Era il 1998 quando La gabbianella e il gatto uscì in sala, facendo registrare un record a tutt’oggi imbattuto: è il film d’animazione italiano più visto di sempre.
Oggi, a distanza di ben ventisei anni, la pellicola basata sull’omonimo romanzo di Luis Sepulveda torna in un’imperdibile versione restaurata (a cura di Mediaset Infinity e dei laboratori specializzati Cine Lab Services di Roma).
Enzo D’Alò spiega il restauro de La gabbianella e il gatto, dal 20 luglio su Mediaset Infinity
«Abbiamo lavorato sul colore – spiega D’Alò – perché trent’anni fa le tecniche erano complesse e il rapporto tra la pellicola e l’animazione molto difficile. Poi abbiamo lavorato sul sonoro, e siamo passati dal Dolby Surround 2.1 al 5.1, che è il sistema utilizzato normalmente oggi per i film. Inoltre abbiamo reso il formato rettangolare per assecondare il gusto del pubblico e rendere il film moderno. I contenuti sono gli stessi e sono ancora attuali. Si parla di solidarietà, amicizia, inquinamento, rispetto del diverso.
C’è tutto oggi, come trent’anni fa. Le generazioni di ieri e di oggi tornano a vedere il film con piacere.
Il merito è dell’eccezionale libro di Sepulveda, mentre il resto del successo lo si deve agli artisti che hanno lavorato con me, che hanno messo del proprio per raccontare una storia col cuore.»
A chi si domanda se ci fosse mai stata un’idea di sequel, D’Alò ricorda i tempi in cui si era «annotato diverse idee sul taccuino, come un ritorno della gabbianella o cosa poteva succedere se si fossero scambiati i ruoli, ma il Covid ci ha portato via Luis. E senza di lui non potrà mai esistere un’altra storia che parli della gabbianella».
Il compito del cinema
«Lavorare con gli animali permette un’identificazione più facile del pubblico, oltre a trasmettere i contenuti senza colpevolizzare. Un film dovrebbe scavare negli animi, creare nuove consapevolezze e spingere a comportarsi in maniera più rispettosa.
Spero sempre che il film sia un veicolo.
Il luogo deputato per la prima visione è il cinema, ma poter vedere un film su richiesta è qualcosa di eccezionale. Le piattaforme sono il futuro del cinema, anche per questo è stato importante il restauro de La gabbianella e il gatto.Il vero contenuto è la storia e se ce lo dimentichiamo abbiamo perso l’essenza. Moderno non vuol dire storidre lo spettatore, si può raccontare una storia moderna con una grafica eccezionale e mantenere l’emozione legata alla compartecipazione».
“Le cose impossibili” secondo Enzo D’Alò, regista del capolavoro La gabbianella e il gatto
Il tema del 56esimo Giffoni Film Festival è “le cose impossibili”, per questo Enzo D’Alò, nel parlare del La gabbianella e il gatto, sottolinea l’importanza dei sogni e delle utopie, lanciando una provocazione: «Esiste qualcosa di impossibile?
Il sogno impossibile dà la possibilitò di mettersi in discussione, alla prova.
Pensate che io volevo fare il pompiere, non il regista. L’impossibilità non esiste nella nostra testa, perché l’immaginazione ci permette di fare tutto. E credo che una grossa carenza della società di oggi sia proprio il sogno. Il mondo non sta andando in una bella direzione, ma si dovrebbe contrapporre la cultura al male che ci circonda. Noi dobbiamo fare qualcosa, l’utopia ci salva, ci fa credere ci sia qualcosa verso cui tendere».
Le ultime battute riguardano una riflessione sullo stato del cinema italiano. «Se il record del film è imbattuto significa che c’è stato un momento di crisi del cinema d’animazione italiano – prosegue il regista – ed è legato a molti fattori. I bandi e le leggi che aiutano il cinema italiano non sono fatti per quello d’animazione, io ho spinto perché si facessero distinzioni, invece si studiano sistemi e scorciatoie che penalizzano la qualità. La Francia ha un piano specifico per il cinema d’animazione, che porta avanti da trent’anni».
In attesa di ritrovare Enzo D’Alò in cabina di regia del suo prossimo progetto – l’adattamento di un romanzo di Emilio Salgari, definito «il più grande romanziere italiano del Novecento» – attualmente in fase di scrittura (insieme a Giacomo Scarpelli), l’appuntamento è con La gabbianella e il gatto, dal 20 luglio 2026 su Mediaset Infinity in versione restaurata.