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Renate Ranzi, Head of IDM Film & Music Commission Südtirol

L’importanza di fare networking

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Da un anno a questa parte, alla direzione di IDM Film & Music Commission Südtirol troviamo la Head of Commission Renate Ranzi. Attraverso questa intervista, la direttrice ha fatto luce sugli avvenimenti locali dell’ultimo periodo e sulle nuove strategie dell’audiovisivo altoatesino. Si parte proprio da MASO #3, un programma internazionale di formazione dedicato a registi e produttori emergenti, mirato allo sviluppo e alla realizzazione di cortometraggi d’autore. Un processo che effettua una tappa anche al Bolzano Film Festival Bozen, dove i partecipanti hanno poi la possibilità di pitchare i propri progetti concepiti all’interno di MASO. La conversazione si sposta poi sulla gestione inclusiva della struttura e sulle nuove politiche di genere sul territorio, per poi tracciare il bilancio del primo anno di mandato solitario di Renate Ranzi. Un’analisi che spazia dalla nascita del label MADE IN SÜDTIROL fino all’ultimo prestigioso workshop EAVE a Bolzano, concepito per inserire stabilmente i produttori locali all’interno del mercato e delle co-produzioni europee.

Il bando per MASO #3 si chiuderà il 30 giugno. Qual è il segnale che spera di cogliere dal mercato internazionale oppure locale in questa terza edizione?

Il primo segnale che guarderemo con grande attenzione sarà sicuramente la risposta del mercato: non soltanto il numero di candidature, ma anche la loro qualità. Guarderemo la varietà dei Paesi di provenienza e la forza con cui dimostrano di voler raccontare qualcosa di nuovo.

Negli ultimi due anni sono state molte anche le candidature arrivate dal territorio e per questo motivo abbiamo deciso di supportare ben due progetti locali, proprio per rispondere a questa richiesta. Infatti, MASO è importante anche per il nostro territorio. Come regione di confine crediamo che sia fondamentale l’incontro e la contaminazione creativa.

Il mondo del cortometraggio viene spesso associato al prologo del possibile lungometraggio. Quali criteri guidano la selezione di MASO per garantire che i progetti selezionati non si limitino ad essere delle prove tecniche, bensì opere che possiedono una compiutezza narrativa propria?

MASO nasce come un progetto dedicato ai giovani talenti. Non è pensato come un percorso per professionisti già affermati, ma come uno spazio in cui autrici, autori e produttori emergenti possano ricevere una spinta in più nella loro carriera. Quello che vogliamo è che MASO possa fare la differenza per chi partecipa. In questo contesto il ruolo dei Creative Advisor e dei tutor è fondamentale. Dovranno lavorare assiduamente insieme ai partecipanti non solo sulla scrittura o sulla regia, ma anche sulla visione complessiva del progetto. Il vantaggio del cortometraggio è quello di avere maggiore libertà di sperimentare.

Infine, elemento strategico nella selezione dei progetti sta nei nostri partner. Le realtà che ci supportano sono ben inserite nei rispettivi contesti, con reti solide e una forte capacità di intercettare candidature di qualità. Questo per noi è una garanzia importante, perché ci permette di selezionare progetti in linea con la nostra visione.

La gestione inclusiva è stata un pilastro dal 2017. In questo suo primo anno, come ha deciso di declinare il concetto di diversità? Sta puntando maggiormente sull’inclusione di nuovi modelli produttivi internazionali o su una politica di genere più stringente?

La gestione inclusiva è un pilastro che ho cercato di portare avanti dalla precedente direzione ed è sicuramente una questione di genere, ma riguarda anche l’accesso alle opportunità, la provenienza geografica, e la possibilità di raccontare storie che possono restare ai margini. MASO, in questo contesto, ha un ruolo molto concreto, infatti ha la libertà di selezionare progetti che provengono da contesti in cui le possibilità di finanziamento o di accompagnamento professionale sono più limitate. Anche il tema dell’uguaglianza di genere è centrale. Infatti più del 50% dei 18 gruppi partecipanti degli ultimi due anni è composto da donne, ma non perseguiamo questi obiettivi solo tramite MASO. Parallelamente lavoriamo molto anche sul territorio, perché l’inclusione non riguarda solo i progetti che selezioniamo, ma anche la cultura professionale che contribuiamo a costruire. In autunno, ad esempio, proseguiremo con un’iniziativa dedicata all’uguaglianza di genere, “Qualcosa del Genere”, in collaborazione con FAS – Film Association Südtirol. Il nostro obiettivo è creare consapevolezza, strumenti e occasioni di confronto.

È passato un anno da quando è sola al comando. Se dovesse isolare una singola decisione gestionale presa in questi dodici mesi che segna una rottura netta rispetto al metodo del passato, quale ci indicherebbe?

Non parlerei di una rottura rispetto al passato, perché credo che il lavoro di una film commission si costruisca sulla continuità. Però ci sono alcune scelte che, in questo primo anno, sono state certamente orientate verso un nuovo corso. Penso al label MADE IN SÜDTIROL, alla decisione di riprendere la Film Conference INCONTRI e all’inaugurazione del Fondo Musica.

Il label MADE IN SÜDTIROL, ad esempio, è importante perché valorizza in modo più riconoscibile le produzioni legate al nostro territorio. È una sorta di marchio distintivo che permette di distinguere, tra i progetti finanziati, quelli in cui il regista o il produttore o lo sceneggiatore sono altoatesini. Crediamo al valore dell’Alto Adige all’interno dei progetti finanziati ed è importante rafforzare la percezione di un’industria locale che esiste, cresce e genera valore.

La ripresa della Film Conference INCONTRI va nella stessa direzione: creare occasioni per intessere relazioni, promuovere il confronto e presentare le nostre opportunità. Infine, il Fondo Musica rappresenta un passaggio fondamentale, perché ci dà la possibilità di accogliere nuove sfide, aprirci a un nuovo settore e contribuire allo sviluppo di un’industria locale già molto florida.

In questi giorni Bolzano ospita 55 produttori da 35 paesi per il workshop EAVE. Investire in un network così esclusivo è certamente una scelta prestigiosa, tuttavia c’è comunque il rischio che queste iniziative restino bolle isolate. Come intende trasformare questo workshop non solo in un evento di una settimana, ma in un vero e proprio ponte duraturo che permetta alle produzioni altoatesine di co-produrre sistematicamente a livello europeo?

Ospitare 55 produttori da 35 paesi è certamente un’occasione straordinaria di visibilità e networking. Ma il nostro obiettivo è trasformare questa presenza in relazioni utili e durature per il territorio.

Per questo abbiamo previsto un workshop di due giorni, negli stessi spazi. Il percorso è dedicato a sette produttori dell’Alto Adige e del Triveneto, con i tutor di EAVE. È un modo concreto per avvicinare il know-how internazionale alle realtà locali, offrendo strumenti, confronto e uno sguardo esterno qualificato sui progetti e sulle strategie produttive. Inoltre, alcune attività plenarie sono aperte a tutti i produttori del territorio, proprio per creare connessioni reali e non solo occasioni formali. Sono stati importantissimi anche i momenti informali, come i pranzi. Spesso è lì che nascono le conversazioni più interessanti, che poi possono trasformarsi in collaborazioni concrete su nuovi progetti.

Si parla tanto di co-produzioni internazionali, ma spesso sono solo accordi finanziari. EAVE punta all’equità nella co-produzione. Secondo la sua esperienza di questo primo anno da Head, qual è la ‘barriera culturale’ principale che ancora impedisce ai produttori locali di sedersi al tavolo dei grandi player europei con la stessa autorità?

Non parlerei di una vera e propria “barriera culturale”. Il settore audiovisivo altoatesino è relativamente giovane, ma sta attraversando una fase di crescita molto positiva. Sempre più produttori locali stanno acquisendo esperienza e visibilità nei contesti internazionali. Le coproduzioni più interessanti, del resto, non nascono mai solo da un accordo finanziario. Per funzionare davvero devono essere organiche al progetto e fondarsi su una reale affinità artistica, produttiva e strategica tra i partner coinvolti. Per questo motivo è fondamentale per noi creare occasioni di incontro, confronto e costruzione di relazioni professionali durature.

Il nostro compito è accompagnare i produttori locali in questo percorso, offrendo strumenti e opportunità che consentano loro di sviluppare competenze, ampliare il proprio network e confrontarsi con interlocutori internazionali. Negli ultimi anni, grazie a iniziative organizzate sul territorio come l’AVP Summit di APA, EAVE e INCONTRI, abbiamo favorito il dialogo diretto con professionisti e decision maker esteri. Parallelamente, abbiamo sostenuto la presenza delle realtà altoatesine nei principali mercati e programmi di formazione internazionali, dal Cannes Producers Network all’Impact Lab, dal Rotterdam Lab al Berlinale Visitors Programme, fino a Locarno e ad altri contesti di matchmaking.

L’obiettivo è permettere ai produttori locali di presentarsi sempre più come partner preparati, credibili e competitivi, capaci di contribuire in modo significativo allo sviluppo creativo e produttivo dei progetti. La vera autorevolezza, infatti, non dipende dalle dimensioni del mercato di provenienza, ma dalla qualità delle idee, dalla capacità di costruire relazioni e dalla credibilità professionale che si conquista nel tempo.

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