Il Bolzano Film Festival Bozen non è mai stato una semplice vetrina di titoli, bensì un osservatorio privilegiato sulle fratture dell’umano e sulle resistenze culturali del nostro tempo. Sotto la direzione di Vincenzo Bugno, questa 39ª edizione ha riaffermato con forza la propria identità multilingue. Trasformando Bolzano in un laboratorio dove il cinema delle minoranze trova finalmente la sua dignità. In un’epoca dominata da immagini veloci e distratte, il BFFB ci obbliga a rallentare, portando lo sguardo oltre l’arco alpino per connettere la produzione locale con le visioni internazionali più coraggiose. Quest’anno il festival ha ampliato il suo respiro entrando nel cuore del tessuto urbano con la nuova sede al Teatro Cristallo. Dove sono state celebrate icone come Claudia Cardinale. Ed omaggiate al premio alla carriera di Ottavia Piccolo e Ulrike Ottinger.
Il palmarès di questa edizione riflette una tensione costante verso la verità e il rigore formale, segno di una giuria che non ha cercato il consenso facile ma la profondità dell’impatto. Sono state premiate opere capaci di restare fuori sincrono rispetto al proprio tempo. Opere in grado di denunciare la brutalità del contemporaneo attraverso la delicatezza dello sguardo o l’audacia della forma. Dal realismo crudo degli esordi macedoni alla poesia dei paesaggi che si fanno comunità, i vincitori del 2026 ci consegnano un cinema che sequestra lo sguardo e non permette di distoglierlo. È un racconto collettivo dominato dalla solitudine urbana, dal disfacimento climatico e dalla violenza patriarcale. Opere che però sono comunque in grado di lasciare uno spiraglio di speranza. Della sorellanza alla magia del gioco cinematografico. Bolzano si conferma così non solo una tappa festivaliera, ma il centro di un dibattito culturale europeo necessario e vibrante.
Il trionfo di Tizza Covi e Reiner Frimmel
Il Premio Provincia Autonoma di Bolzano è andato a The Loneliest Man in Town, un’opera che osserva l’essere umano con una compassione profonda e mai indulgente. I registi Covi e Frimmel riescono dunque a fondere finzione e documentario in modo del tutto naturale, costruendo un mondo dove ogni dettaglio partecipa alla definizione del personaggio. L’opera, che ha conquistato anche il Premio ZeLIG. Distinguendosi per una fotografia impeccabile e capace di raccontare un mondo che scompare con malinconia.
“Il film si impone come un’opera di profonda risonanza e rara sensibilità. Nel dialogo costante tra passato e presente, la memoria incide con tenera forza sulla brutalità del contemporaneo.”

La politica del sentimento
Il Premio Speciale della Giuria è stato assegnato a Sehnsucht in Sangerhausen di Julian Radlmaier. Si tratta di un’opera profondamente politica, attraversata da una grande leggerezza narrativa, capace di esplorare come l’origine sociale plasmi i margini d’azione dei personaggi. Il Premio Sostegno alla Distribuzione è andato invece a 17 di Kosara Mitić. L’esordio macedone che ha scosso il festival affrontando con precisione formale un contesto patriarcale radicato, ancorando tutta la narrazione al volto contratto della sua protagonista.
“Premiamo 17 per la sua urgente rilevanza politica. È un lavoro che chiede di essere visto perché affronta realtà specifiche che risultano, purtroppo, estremamente familiari.”
Local Heroes e il cinema come resistenza
Nella sezione Local Heroes, dedicata ai talenti del territorio, ha trionfato Non c’è casa in paradiso di Federico Scienza e Manuela Boezio. Vincendo l’IDM Award come miglior lungometraggio Euregio. Il film è una riflessione umoristica sul fare cinema che scopre la propria forma attraverso il gioco. Il premio al miglior cortometraggio invece è andato a Far Finta Che di Anna Ciju. Si tratta di un’opera urgente che dà dignità ai membri più vulnerabili della società, ricordandoci che il paradiso non è sempre paradisiaco per tutti.
“Il cinema inizia dove le regole vengono inventate. Far Finta Che è un’opera cruda che dà voce a storie che troppo spesso restano invisibili nel nostro quotidiano.”

Dalle Dolomiti al pellegrinaggio dell’identità
Il Premio UNESCO invece è stato vinto da Melt di Nikolaus Geyrhalter. Un documentario che mostra come la facciata bianca della neve si stia sgretolando sotto il peso del cambiamento climatico. La Euregio Young Jury ha invece premiato Romería di Carla Simón, un pellegrinaggio alla scoperta di sé che esplora con sensibilità temi come l’identità e lo stigma dell’AIDS. Un’opera che cattura lo spettatore con la forza di un mosaico di ricordi autentici.
“Melt mostra che nessun luogo è esente dalle conseguenze del clima. Romería è un viaggio di riscoperta che, armato di videocamera, risale con coraggio fino alle radici familiari.”
Il verdetto della platea e le menzioni d’onore
Il festival ha celebrato l’audacia narrativa con due menzioni speciali. Dry Leaf di Alexandre Koberidze, per la sua riflessione poetica sulla comunità, e a Tristan Forever di Tobias Nölle, per la ricerca di un linguaggio emotivo e sensoriale fuori dal comune. Il Premio del Pubblico invece è andato a Elon Musk Unveiled – The Tesla Experiment di Andreas Pichler. Mentre il BFFB Live Score ha regalato un momento unico con la sonorizzazione dal vivo di A Santanotte di Elvira Notari, facendo dialogare il cinema muto con la sperimentazione sonora contemporanea del trio Colonna, Sella e Cigana.
Si chiude così un’edizione che ha saputo onorare il passato, con i premi alla carriera a Ottavia Piccolo e Ulrike Ottinger, senza mai smettere di interrogare il nostro futuro. Il Bolzano Film Festival Bozen ci lascia dunque in eredità la consapevolezza che il cinema non deve necessariamente offrire risposte consolatorie. Deve invece avere il coraggio di porre le domande giuste. Tra le strade di Bolzano ed i confini delle dodici opere in concorso, abbiamo assistito al trionfo di storie che non hanno paura della propria fragilità. Ci resta addosso la sensazione di aver partecipato ad un rito collettivo dove ogni inquadratura è un invito a restare umani e vigili in un mondo che troppo spesso preferisce chiudere gli occhi.