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‘ChaO’: un amore vibrante che nasce dalle profondità del mare

Una rom-com fantasy dai colori magnetici, le animazioni fluide e quadri quasi pittorici. Ma la storia è all'altezza delle aspettative?

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Le profondità del mare custodiscono segreti sommersi, fatti di parole non dette e di ricordi felici appartenenti a un passato ormai sbiadito. Eppure, come tutto ciò che è nascosto, anche quello che abbiamo sepolto prima o poi riaffiora, lasciandoci il compito di scegliere come affrontare le nostre ferite. È in questo universo, fluido e suggestivo, che si inserisce ChaO, il pluripremiato film d’animazione di Yasuhiro Aoki.

Realizzato dallo Studio 4°C (Memories di Katsuhiro Otomo), con le musiche di Takatsugu Muramatsu, ChaO è pronto ad arrivare nelle sale italiane dal 25 giugno al 1° luglio 2026.

A renderne possibile la distribuzione è Animagine, la rassegna cinematografica nata dalla collaborazione tra Dynit e Adler Entertainment, che da giugno a luglio porterà nei cinema italiani questo viaggio nel mare tra tonalità intense e vibranti, dall’azzurro al giallo, dal corallo fino all’arancione.

Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare sul grande schermo capolavori e gemme contemporanee del cinema d’animazione giapponese, spesso mai approdate in sala. In questa cornice, la rom-com fantasy firmata Studio 4°C ha già avuto modo di farsi notare in Italia con l’anteprima del 15 giugno alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.

Leggi tutti gli articoli, le recensioni e le interviste del Nuovo Cinema di Pesaro su Taxi Drivers.

ChaO può inoltre vantare un percorso internazionale di rilievo, riconosciuto dalla vittoria del Premio della Giuria al Festival di Annecy e dall’accoglienza calorosa ricevuta al Sitges Film Festival, nella sezione dedicata all’animazione, Anima’t.

ChaO: la principessa del mare e l’ingegnere sognatore

La storia di ChaO è ambientata in un futuro fantastico, dove gli umani e le sirene convivono. Stephan (Ouji Suzuka), un ansioso operaio in un cantiere, ha grandi idee per salvare il mare e le sue creature. Vorrebbe, infatti, realizzare un Air Jet, una nave che non sfrutta delle pericolose eliche per spostarsi ma aria compressa. Eppure, il suo essere un comune cittadino di bassa lega gli impedisce di venire ascoltato dal presidente Sea, a capo dell’azienda per cui lavora.

Tutto cambia quando la frizzante principessa sirena ChaO (Anna Yamada) gli propone di sposarla e la sua vita esplode nel caos. Stephen dovrà imparare a convivere con l’esuberante principessa dalle sembianze di un pesce, che ha abitudini molto diverse dalle sue, ma anche ignorare i pettegolezzi e i pregiudizi dei suoi concittadini. Tra robot giganti, ricordi dimenticati e fuochi d’artificio la strana coppia scoprirà un nuovo modo di accettarsi per quello che sono.

Il film quindi si propone come una rilettura di un classico, La Sirenetta di Hans Christian Andersen portando avanti una storia d’amore bizzarra in un mondo vivace e in costante movimento. Non mancano di certo siparietti comici che rendono il tutto molto più imperfetto, rendendo più semplice connettersi emotivamente ai personaggi.

Un mondo che vive oltre lo schermo

Con i suoi colori vivaci ma le tonalità intrise di nostalgia, ChaO di Yasuhiro Aoki trasforma ogni inquadratura in uno spettacolo per gli occhi. Che si soffermi su una semplice bottiglia abbandonata o su un robot fuori controllo, l’animazione fluida e dal tratto quasi pittorico dà vita a piccoli quadri in cui nulla è lasciato al caso. Mentre la trama procede, sullo sfondo ogni personaggio sembra portare avanti la propria esistenza, con abitudini e gesti quotidiani che ampliano costantemente il mondo raccontato. Ne nasce un universo vivo e pulsante, che lascia intuire una realtà molto più vasta di quella mostrata sullo schermo.

Lo sguardo viene catturato dalle infinite sfumature cromatiche e dalle peculiarità di questo bizzarro mondo in cui esseri umani e sirene convivono. Il lavoro dello Studio 4°C si distingue per l’attenzione ai dettagli, utilizzati non solo per definire l’ambiente e le sue regole, ma anche per raccontare la personalità dei protagonisti. La goffaggine di Stephan, la dolcezza di ChaO e le dinamiche che li circondano emergono spesso senza bisogno di parole, affidandosi alla forza espressiva dell’animazione.

Il potere delle arti visive

La stessa cura per i dettagli dello Studio 4°C si riflette anche nel character design, contribuendo a rendere ChaO sorprendentemente divertente. Le differenze fisiche tra i personaggi diventano spesso fonte di ironia e tenerezza: dalla forma acquatica di ChaO, decisamente più ingombrante rispetto agli esseri umani, alle enormi teste degli zii di Stephan, fino alla silhouette tondeggiante del presidente Sea. Persino le magnifiche code delle sirene possiedono caratteristiche distintive che le rendono immediatamente riconoscibili.

Il risultato è una galleria di figure memorabili, capaci di comunicare il proprio carattere già dal primo sguardo. Su tutti spicca il padre di ChaO, la cui imponenza domina letteralmente la scena e lo rende (a mio parere) una delle presenze più affascinanti e memorabili dell’intero film.

La donna dietro il cliché

Se sul piano visivo ChaO dimostra una personalità travolgente, sul piano narrativo fatica invece a trovare qualcosa di davvero significativo da dire. Pur rielaborando il racconto de La Sirenetta, il film si rifugia spesso in dinamiche prevedibili e stereotipi che sembrano appartenere a un’altra epoca. In questo senso, alcune scelte estetiche, come le proporzioni eccessive del seno di alcuni personaggi, appaiono fuori luogo e poco coerenti con il resto dell’opera.

A risentire maggiormente di una scrittura carente del racconto è proprio ChaO, protagonista che non riesce mai a sviluppare una vera identità al di là del suo ruolo di futura moglie. Gran parte del suo percorso consiste nell’imparare a soddisfare le aspettative del marito: cucinare, occuparsi delle faccende domestiche, adattarsi alle sue esigenze. Una rappresentazione che lascia perplessi, soprattutto in un’opera uscita nel 2025, quando certi modelli sembravano ormai superati.

È vero che il film nasce in un contesto culturale che ancora oggi fatica a liberarsi da alcune rappresentazioni tradizionali della figura femminile. Tuttavia, questo non basta a giustificare una scrittura così limitata. Il problema, infatti, non riguarda soltanto ChaO. Anche Stephan resta intrappolato in una caratterizzazione superficiale. Di conseguenza, la relazione che dovrebbe sostenere l’intero racconto non riesce mai a raggiungere una reale profondità emotiva.

Quando l’amore non basta: il potenziale inespresso di ChaO

Paradossalmente, nonostante ChaO ruoti interamente attorno alla loro storia d’amore, il legame tra Stephan e ChaO rimane distante e poco sviluppato. La scelta di raccontare gli eventi principalmente attraverso lo sguardo di Stephan finisce per sacrificare l’evoluzione della coppia, impedendo allo spettatore di assistere davvero alla nascita dei loro sentimenti, che appaiono spesso dati per scontati più che costruiti nel corso della narrazione.

Ed è proprio il finale a lasciare il dubbio più amaro. Invece di accettare ChaO nella sua natura più autentica, Stephan sembra poterla amare soltanto quando si avvicina sempre di più al mondo umano. Una conclusione che indebolisce il messaggio stesso di ChaO e solleva una domanda inevitabile: l’amore è davvero capace di superare le differenze, oppure funziona soltanto quando qualcuno è disposto a rinunciare a una parte di sé?

ChaO

  • Anno: 2025
  • Durata: 90'
  • Distribuzione: Animagine
  • Genere: romantico, comedy, fantasy
  • Nazionalita: Giappone
  • Regia: Yasuhiro Aoki