Un'opera prima presentata al Figari Film Fest dopo un percorso di festival internazionali, trasforma un vagone ferroviario in un territorio del subconscio
Dopo un percorso internazionale iniziato con la Settimana della Critica del Festival di Cannes 2025, il cortometraggio d’animazione francese God is Shy, diretto da Jocelyn Charles, è pronto a emozionare e stupire il pubblico del Figari International Short Film Fest 2026.
Un treno che si restringe
Durante un viaggio in treno, Ariel e Paul passano il tempo disegnando le loro paure più profonde. Presto, i loro disegni prendono vita, all’interno di quel luogo liminale e di transizione. E il vagone, attorno a loro, comincia a restringersi. Lo spazio si comprime, le pareti si avvicinano, e quello che doveva essere un passatempo diventa una vorticosa discesa nel subconscio più tetro.
La scelta di mettere in scena l’angoscia onirica attraverso lo spazio, anziché attraverso il dialogo o l’azione, è il primo segno di un’autorialità precisa. Charles non ha bisogno di spiegare cosa stia succedendo ai suoi personaggi. Basta guardare cosa succede al treno. L’animazione si fa metacinematografica e il disegno dei protagonisti si amalgama con quello del mondo che li circonda: è così che la realtà si confonde con il sogno.
Il disegno come confessione
Il cuore del film sta nel rapporto tra Ariel e ciò che disegna. La sua relazione con la paura sembra molto meno innocente di quanto suggeriscano i disegni giocosi che lei e Paul tracciano insieme. È qui che God Is Shy trova la sua vera identità: non è un film sulla paura come emozione astratta, ma sulla paura come oggetto che si può tracciare, fissare, guardare da fuori. E quando un’emozione prende una forma visibile, smette di essere solo dentro di noi, e comincia a esistere anche fuori.
Charles costruisce questo passaggio con un controllo sorprendente per un’opera prima. Il confine tra ciò che i due personaggi disegnano e ciò che il treno diventa si fa via via più sottile, fino a sparire del tutto. Il disegno smette di essere rappresentazione e diventa ambiente. La paura smette di essere un foglio e diventa il mondo in cui si è costretti a stare.
Nato da un limite, cresciuto in libertà
La genesi di God Is Shy racconta qualcosa di importante sul metodo del suo autore. Il film nasce dal desiderio di lunga data di realizzare un cortometraggio, che finalmente prende vita grazie alla sfida lanciata da Ugo Bienvenu e Félix de Givry, fondatori dello studio Remembers, dove Jocelyn Charles lavora. La sfida prevede la realizzazione di un cortometraggio animato di un minuto, entro due mesi.
Senza scrittura preliminare, Charles inizia subito a visualizzare le proprie idee direttamente attraverso lo storyboard. God Is Shy ha infatti la qualità di un pensiero visivo che si costruisce mentre scorre, senza l’impalcatura rigida di una sceneggiatura tradizionale. Il principio guida del regista era disegnare scene che, da spettatore, avrebbe voluto vedere. E si percepisce: ogni inquadratura ha l’urgenza di chi sta inseguendo un’immagine prima che svanisca, non di chi la sta semplicemente illustrando.
I contorni dei protagonisti sono fluidi come l’acqua, un elemento protagonista dell’intero cortometraggio. Si confondono con l’ambiente e con i colori sgargianti che li circondano, evidenziando il surrealismo della messinscena.
Dio e gli occhi degli uomini
God Is Shy è il primo cortometraggio di Charles, il quale ha collaborato anche ad altri progetti esterni, tra cui il video musicale di The Weekend, How Do I Make You Love Me?, e rappresenta anche l’occasione per consolidare e affermare con decisione il proprio universo artistico. Per un’opera d’esordio, è un risultato non scontato: il film si presenta come la prima tappa di un percorso già definito nelle sue coordinate, originale ed estremamente riconoscibile.
Un elemento in particolare rende il lavoro del regista indimenticabile: gli occhi. Lo sguardo dei protagonisti, in particolare quello della donna, sembrano penetrare, con le sue forme e colori irregolari, quello degli spettatori, prima ancora che degli altri personaggi. A tratti inquietanti, gli occhi dei protagonisti comunicano, proprio come i disegni da loro tracciati, più di quanto non facciano i dialoghi. Il Dio del titolo, invece, si presenta in una maniera del tutto inedita, più come entità insita e celata negli uomini, che come una creatura divina. Esso è timido perché si nasconde nell’antro più misterioso dell’anima umana: quello del sogno.
Un percorso internazionale che non accenna a fermarsi
La strada di God Is Shy nei festival racconta da sola il suo potenziale. Il film, è già stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2025, durante la Settimana della Critica, per poi partecipare al Festival di Film a Villa Medici 2025, al prestigioso Cairo International Film Festival e infine ottenere il riconoscimento della European Film Academy. Al Linea d’Ombra Festival di Salerno, giunto alla sua trentesima edizione e dedicato quest’anno al tema dei Diritti, con particolare attenzione al diritto al sapere, il film ha trovato una cornice tematica perfetta: la paura, in fondo, è anche una forma di conoscenza negata, qualcosa che si preferisce non guardare.
Ora God Is Shy arriva al Figari International Short Film Fest, e il viaggio in treno di Ariel e Paul continua a restringersi davanti a pubblici sempre nuovi. Un piccolo film, costruito su un limite imposto, che ha trovato nella propria urgenza visiva la forza per attraversare confini, lingue e festival.
A volte basta un minuto, e una paura disegnata su un foglio, per dire qualcosa che ha bisogno di essere visto.