Marthe Peters, giovanissima regista olandese, classe 2023, è in concorso alla 62esima Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, con Henry is a girl who likes to sleep, un cortometraggio di circa 13 minuti, che diventa un’ode d’amore.
In uno spazio chiuso e protetto, parole e immagini scorrono quiete, esaltando la propria semplicità e quotidianità, in un poetico correlativo oggettivo di natura audiovisivo.
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Henry is a girl likes to sleep: un’ode d’amore
Una voce, un gatto, un letto, una lumaca: il tutto sembra trovare un’epitome nella coperta – istallazione, una meravigliosa chiocciola multicolore di lana in cui si avvolge e autorappresenta l’autrice. Un’ ode al sonno e alla posizione distesa, con il sogno di potersi nascondere nella pelliccia del gatto così come una lumaca si ritrae nel proprio guscio.
Marthe Peters e il suo cinema semplice e naturale
Diplomata al KASK di Gand, dove vive, Marthe Peters, attraverso il cinema, racconta la sua semplice realtà, senza artifici, in un flusso giocoso quotidiano che mira al sublime. Con Henry is a girl who likes to sleep la regista si rivolge direttamente al proprio gatto, esprimendo tutto l’amore che prova. Parole cariche d’affetto, organizzate come se fossero una missiva, un messaggio di gratitudine per il tempo da trascorrere insieme. Un amore che vuole essere discreto, per non turbare il ritmo naturale delle cose, ma tanto forte da essere considerato materno, senza il sacrificio della gravidanza.
Una fontanella per gatti, un letto e tanti altri oggetti quotidiani sono catturati nella loro totale semplicità. Immagini domestiche accompagnano il messaggio d’amore, declamato senza forzature, limitandosi a rendere visibile, l’invisibile del flusso interiore.
Il correlativo oggettivo
Una procedura stilistica e poetica, quella di Marthe Peters, che prende forma dalla normalità. Il profilmico è genuino, naturale, non occorre perfezionare nulla e come traccia sonora bastano le parole d’amore e, quando è necessario, si ricorre alle fusa del gatto, meravigliosa melodia. La semplicità di linguaggio restituisce il valore di un amore immenso. Il discorso, poi, si estende e diventa una vera allegoria che oltrepassa la staccionata della realtà, per mettere i piedi in una dimensione metaforica.

La voce interiore
In Henry is a girl who likes to sleep si mette in atto un meccanismo che ricorda da vicino il correlativo oggettivo, teorizzato nel 1919 dal poeta statunitense T. S Eliot. Una prassi poetica che utilizza oggetti quotidiani per esprimere i propri stati d’animo. Una linea guida che Marthe Peters fa sua e il gatto diventa l’oggetto prediletto a cui rivolgere la propria ode. Oggetto non certo passivo, ma tanto senziente e partecipe da farsi strumento espressivo.
Attraverso l’amore che nutre nei confronti dell’adorato gatto, la regista fa emergere il suo stato d’animo. È qui che viene adottato il suggestivo procedimento del correlativo oggettivo Emozioni e sentimenti non vengono spiattellati direttamente, ma in una particolare forma espressiva che utilizza la rappresentazione di oggetti comuni e quotidiani per esprimere la voce della coscienza umana.
La corrispondenza emotiva
Un metodo linguistico riconducibile alla letteratura che la regista adatta alla forma cinematografica. Senza mai interrompere la sua ode d’amore, anzi affidando alla forma testuale e verbale della voce narrante gran parte del proprio pensiero, la regista, attraverso il montaggio, fa emergere un suo preciso messaggio occulto che, poco a poco, si fa sempre più esplicito.
Il correlativo oggettivo di Marthe Peters prende vita tra immagini e parola. Ogni inquadratura diventa fondamentale, per apprezzare un incantevole gioco artistico, tra cinema e poesia. Un flusso risorgivo che dai meandri dell’interiorità, spontaneamente emerge in superficie, in una serie di corrispondenze emotive.
Ogni elemento visivo e sonoro assume un preciso compito e il tanto amato gatto, sempre al centro del discorso, non è più solo oggetto destinatario dell’ode, ma assume anche il ruolo di corrispondenza emotiva della regista.
Henry is a girl who likes to sleep e il desiderio di rintanarsi
Parola dopo parola, immagine dopo immagine, emerge l’io lirico dell’autrice e il suo desiderio di trovare un rifugio sicuro e accogliente, come la pelliccia di un gatto. Henry is a girl who likes to sleep sembra seguire le orme o meglio i versi di Eugenio Montale, che del correlativo oggettivo ne ha fatto caposaldo della sua opera. E dunque, se il poeta Premio Nobel per la letteratura, si sente al sicuro, assorto presso un rovente muro d’orto; così la regista olandese desidera trovare la stessa tranquillità nell’amore che nutre verso il proprio gatto.
Un lungo evocato attraverso un’allegoria che rimanda a una dimensione non tattile, ma sicuramente sensoriale. Nelle parole e nelle immagini si percepisce questo desiderio di rintanarsi in un’accogliente alcova, con l’obiettivo di isolarsi ed estraniarsi dalle angosce di un mondo esterno. Per certi versi sembra quasi che l’autrice sia alla ricerca della strada giusta per tornare al grembo materno, in un breve e pacato, ma intenso, componimento audiovisivo,
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