Mentre i vertici dell’audiovisivo nostrano continuano a baloccarsi con i soliti decreti correttivi, tagli ai fondi e piagnistei assortiti sulla “crisi della sala”, c’è un Paese che, senza troppi squilli di tromba, sta ridisegnando la mappa geopolitica delle produzioni continentali. Quel Paese è la Grecia. E la conferma, per chi ama i fatti separati dalle opinioni, arriva direttamente dai piani alti della Croisette. Il Marché du Film del Festival di Cannes ha infatti ufficializzato che la cinematografia ellenica sarà il “Paese d’onore” nell’edizione del 2027. Una scelta geometrica nel tempo e nello spazio, dato che coinciderà con il prestigioso traguardo dell’ottantesima edizione del festival francese.
La decisione – annunciata dai vertici del mercato transalpino guidato dal direttore Guillaume Esmiol, suona come una solenne smentita a tutti i teorici dell’austerità culturale. La Grecia raccoglie il testimone dal Giappone (protagonista nel 2026) e si prepara a invadere Cannes con una delegazione che promette di mettere in mostra non solo la propria millenaria tradizione teatrale e letteraria, ma un’industria moderna, flessibile e, soprattutto, spaventosamente attrattiva per i capitali stranieri.
I numeri dietro il miracolo di Atene
Ma come si passa dal default economico alla gloria cinematografica globale? La risposta sta in una parolina magica che in Italia evoca spesso labirinti burocratici, ma che ad Atene funziona con la precisione di un orologio svizzero: programmazione strategica. Sotto la spinta del nuovo Centro Ellenico per il Cinema e l’Audiovisivo (EKOME), guidato da Leonidas Christopoulos, e grazie alla sinergia con lo storico Thessaloniki International Film Festival, la Grecia ha strutturato un sistema di incentivi fiscali (il celebre cash rebate al 40%) capace di attrarre le grandi produzioni hollywoodiane ed europee.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi anni, registi del calibro di Yorgos Lanthimos, un cineasta che con Povere creature! e Kinds of Kindness ha dimostrato come il cinema d’autore possa dialogare con il bizzarro e con il botteghino, hanno tracciato la strada per una New Wave greca che non ha più complessi d’inferiorità. Il riconoscimento di Cannes non è dunque un premio alla carriera elargito per simpatia diplomatica, ma la presa d’atto di un posizionamento industriale strategico nel Mediterraneo.
La vetrina dell’ottantesimo anniversario
L’aspetto politicamente più rilevante dell’operazione è la scelta della cornice. Essere il Paese d’onore nel 2027 significa avere i riflettori puntati addosso durante un’edizione che passerà alla storia per i festeggiamenti dell’ottantesimo anniversario della nascita del festival. Il Marché du Film dedicherà alla Grecia una serie di panel esclusivi, vetrine per i progetti in sviluppo (co-production market) e screening dedicati ai compratori di tutto il mondo.
Resta da capire se i nostri buocrati ministeriali saranno capaci di guardare oltre il proprio ombelico e studiare il “modello Atene” come esempio di rinascita culturale ed economica. Nel frattempo, i cugini ellenici incassano il colpo e si preparano a sbarcare in Costa Azzurra da vincitori. Con buona pace dei soliti scettici.
Un riconoscimento industriale geometrico che premia la lungimiranza politica e la capacità di trasformare il territorio in una fucina di storie globali.