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RIVIERA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

‘Second Wind’: quando la guerra diventa un cliché

Se il genere documentario incontra una guerra in corso. Proiettato al Riviera International Film Festival

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In programma al Riviera International Film Festival il documentario 'Second Wind' (2025) diretto da Masha Kondakova

In anteprima italiana, arriva al Riviera International Film Festival il film documentario indipendente Second Wind (2025), diretto da Masha Kondakova. Tra filmati dal fronte e testimonianze del presente, Second Wind racconta della scalata del monte Kilimangiaro condotta da cinque soldati ucraini gravemente feriti nella guerra contro la Russia.

Second Wind: dal fronte ucraino all’Africa

Olia “Summit” Yehorova, Roman “Mr. Kind” Kolesnyk, Misha “Grizzly” Matviiv, Oleksandr “Ragnar” Mihov, Vlad “Shatya” Shatilo. Sono questi nomi e soprannomi dei cinque veterani protagonisti di Second Wind. Accomunati dal desiderio di difendere il loro Paese nel conflitto russo-ucraino, ognuno di loro ha subito gravi menomazioni. Mentre Roman, Misha, Oleksandr e Vlad hanno perso una gamba, Olia, guida del gruppo nonché voce narrante, è quasi morta dopo essere stata colpita allo stomaco. Dal movimento di veterani “Second Wind”, arriva la proposta di scalare il monte Kilimangiaro insieme agli altri compagni d’armi feriti. Durante la missione, ogni membro del gruppo si troverà a sfidare le possibilità del proprio corpo e del proprio spirito per portare a termine una missione concepita come simbolo dell’anima di una nazione intera.

Ma qual è il confine tra la denuncia della violenza subita e la visione della guerra come luogo nel quale dimostrare e celebrare la propria forza?

I livelli di Second Wind

La sceneggiatura scritta da Gena Gazin e Masha Kondakova presenta singolarmente i cinque veterani per poi riunirne le sorti durante la missione. Olia, Roman, Misha, Oleksandr e Vlad hanno avuto esperienze di vita diverse ma, a un certo punto, tutti loro si sono arruolati per difendere l’Ucraina. Il tempo passato al fronte viene testimoniato da foto e video realizzati dagli stessi protagonisti che si mettono in scena con l’ausilio dei loro smartphone. Una presenza costante in queste immagini è quella delle armi impugnate con fierezza. Paradossalmente, gli stessi strumenti che, utilizzati dall’esercito russo, li hanno quasi uccisi.

Alle immagini realizzate dai protagonisti al fronte, si affiancano quelle che li ritraggono proprio nel momento in cui sono stati feriti. Dopo il periodo della convalescenza, ognuno di loro ha dovuto imparare a convivere con un corpo diverso. Da qui ha inizio la preparazione per la scalata, nella quale ciascuno dei veterani vede un’occasione di riscatto personale e collettiva. A fare da costante contrappunto alle immagini dell’imponente paesaggio naturale sono i momenti di sconforto della squadra e le loro parole nelle quali, però, la resa non è mai un’opzione.

In programma al Riviera International Film Festival il documentario 'Second Wind' (2025) diretto da Masha Kondakova

Un racconto parziale

Il genere documentario, in quanto cinema, non potrà mai essere portatore di uno sguardo oggettivo e imparziale. Allo stesso tempo, può dotarsi di sfumature di senso e allontanarsi da facili letture. In Second Wind, invece, la costruzione è l’elemento più evidente. La storia dei cinque protagonisti viene narrata con un obiettivo ben preciso, quello di rappresentarli come eroi. A caratterizzarli non è tanto la loro vita da cittadini, ma piuttosto la loro missione in guerra. Abbattere il nemico, mai nominato e mai trattato. A questo punto, invece di risultare una conseguenza della violenza che la guerra porta con sé, le loro ferite diventano una dimostrazione di coraggio e un modello al quale aspirare. Persino quando uno di quei modelli ha fatto parte della Brigata Azov.

In questo stesso contesto, chi si trova nelle retrovie viene considerato un vigliacco e la possibilità di arrendersi non è accettabile. È qui che emerge uno dei diversi paradossi di Second Wind. Invece di accentuare la delicatezza delle vite umane, le ferite costituiscono il motivo per il quale i loro limiti vengono rigettati. Ecco che, invece di essere trattato, il tema della disabilità risulta, piuttosto, aggirato.

Eroi poco umani

La parabola di Second Wind abbina al genere documentario il viaggio dell’eroe, dalla chiamata all’avventura alla prova centrale, per finire con il “ritorno con l’elisir”. Ma se l’eroe canonico fronteggia ogni momento del suo viaggio come presupposto per quello successivo, non è così per i cinque veterani. Questi, infatti, hanno vissuto la loro resurrezione prima dell’inizio della missione, quando sono sopravvissuti a gravissime ferite sul campo di battaglia. A questo punto, sembrano non avere più nulla da imparare. Manca, infatti, un percorso di crescita in grado di giustificare l’impresa che stanno compiendo. La loro resistenza non sembra mai davvero minacciata: nonostante il dolore derivante dalle ferite, il compimento della missione non viene mai messo in discussione.

Più che eroi, i cinque protagonisti somigliano ad automi che rivendicano la loro volontà di superare i propri limiti per mezzo di frasi fatte che privano il racconto – del sé e dell’impresa – di ogni complessità. Per tutto il documentario, le parole pronunciate paiono suggerire che queste persone abbiano trovato il senso della loro esistenza nella guerra stessa.

In programma al Riviera International Film Festival il documentario 'Second Wind' (2025) diretto da Masha Kondakova

Una guerra invisibile

Il periodo storico che stiamo vivendo ci obbliga, davanti a un titolo come Second Wind, a delle riflessioni necessarie. Quando il cinema incontra l’indicibilità della guerra, il “cosa” e il “come” della narrazione diventano centrali. È possibile ridurre una realtà così drammatica e complessa a un racconto talmente polarizzato da privare di ogni tipo di umanità gli individui in gioco? In Second Wind un fatto collettivo viene ridotto a un’impresa individuale, in cui la sofferenza di un’intera nazione viene eclissata a favore della retorica del sacrificio alla base del cameratismo militare.

Ecco che il viaggio di questi cinque soldati assume un ulteriore tratto paradossale. Se l’eroe torna a casa cambiato e rinnovato a seguito delle esperienze vissute, il loro percorso li riconduce invece dov’erano. Il desiderio rimane quello di continuare a combattere, anche se in modalità diverse rispetto a prima. Otterranno ciò che desiderano ma la domanda, a questo punto, è: da quando l’esistenza e il prosieguo di una guerra sono diventati una vittoria?

Second Wind

  • Anno: 2025
  • Durata: 80'
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Ucraina
  • Regia: Masha Kondakova