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RIVIERA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

‘Breaking Big Food’: crollo e rinascita della catena alimentare

Il diabolico meccanismo messo in atto dalle corporazioni americane ai danni della salute pubblica. Proiettato al Riviera International Film Festival

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L'interesse oscuro di Big Food negli USA contrapposto alla nascita di un modello alimentare autentico e sano basato su circolarità e salute

“You are what you eat”: il titolo di una canzone dei Sack dei primi anni ‘90 (band dublinese fin troppo dimenticata) introduce l’assunto centrale del documentario Breaking Big Food di Cole Uphouse, in anteprima italiana al Riviera International Film Festival.

Negli anni ’80 l’industria americana del tabacco cominciò a entrare in crisi e sviluppò una campagna di acquisto delle grandi aziende produttrici di cibo (tra cui Kraft, Nabisco). Questa operazione segnò una progressiva corruzione del prodotto finale, che divenne autentico “junk food” dal gusto accattivante e, soprattutto, arricchito di additivi tossici, tali da creare dipendenza.

La ripercussione di queste politiche sulla salute pubblica – note a tutto il mondo occidentale e non – è di dimensioni inimmaginabili ed è documentata dall’incidenza di varie patologie. Problemi quali obesità, ipertensione e infertilità interessano segmenti di popolazione sempre più vasti fin dalla giovane età, generando un impatto sociale di proporzioni catastrofiche. La maggior parte degli alimenti sono potenziati da zuccheri, grassi e sale in maniera da indurre effetti simili a quelli della nicotina.

Breaking Big Food: gli interessi di ristretti gruppi di potere

La politica, sorretta dagli interessi dei soliti potentati, sostiene un sistema malato in un vortice di malaffare allarmante. Nonostante ciò, è in corso un movimento di opposizione che tenta di rovesciare la prospettiva puntando su un’ottica di comunità.

La voce di Calley Means, imprenditore e funzionario governativo attivo presso il Dipartimento della Salute, apre Breaking Big Food svelando le logiche di interesse che sorreggono il mercato alimentare statunitense, teso a promuovere i cibi processati a scapito del bene comune. Ex lobbista di Big Pharma e Big Food, Means è divenuto un ferreo sostenitore di un ritorno alle origini a sostegno di un’economia di prossimità che tuteli il benessere.

Alla sua testimonianza fa da contrappunto la storia di una coppia impegnata nell’avvio di una caffetteria biologica, attorno a cui ruota una filiera virtuosa di produttori attivi su base locale e votati all’idea di alimenti sani e autentici. Sovvertire l’idea di cibo come industria, Breaking Big Food appunto, è la missione definitiva di Patrick e della moglie Ashley e si pone come pilastro in difesa della salute, minata da malattie sempre più aggressive e talvolta letali.

Una visione parziale e solo abbozzata

Inserito nel filone dei documentari a tema alimentare, Breaking BigFood ha il pregio di far luce sulle malefatte delle grandi multinazionali evidenziando la stretta connessione tra diversi gruppi di interesse, ma non approfondisce a sufficienza tale tematica.

Il “grande inganno” viene solo accennato e il documentario scorre con una serie di testimonianze certamente valevoli, purtroppo appiattite da un linguaggio e un impatto visivo più vicino a una rassegna pubblicitaria che al reportage. I toni sono poco incisivi, laddove questioni di tale serietà avrebbero meritato maggiore spessore.

Inoltre, Breaking Big Food – pur insistendo sull’importanza di boicottare un sistema – non fa che replicare, in piccolo, un modello alimentare di gusto prettamente americano in cui i prodotti di origine animale restano dominanti, da cui forse sarebbe il caso prendere le distanze in ottica di salute pubblica ed evoluzione della specie. Food for Profit docet.

Tornando ai Sack, “wake up people”!

Breaking Big Food

  • Anno: 2025
  • Durata: 74'
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: Cole Uphaus