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INTERVISTE

Intervista ad Andrea D’Ambrosio, regista del documentario shock sui rifiuti in Campania: Biutiful Cauntri

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Non riesco ancora a capire il motivo, ma alla fine della proiezione di Biùtiful cautri la prima cosa a cui ho pensato è stata una canzone dei primi anni Ottanta, “Mad World” (“Mondo Folle”) del duo britannico Tears for Fears. Potrebbe sembrare un po’ banale, ma per raccontare le immagini di tonnellate di immondizia, inquinamento, discariche abusive grandi come città, truffe di Stato, malavita organizzata, Caos, non riesco a pensare che a quelle due esili paroline inglesi che parlano di bimbi che aspettano il giorno in cui potersi sentire bene con se stessi, perché tutto intorno è logoro, dai luoghi ai volti, come nella nostra biùtiful cautri. Davvero, dopo le immagini di animali deformati dalla diossina, chilometri di ecoballe che, alla luce del sole, “nutrono” una delle terra più produttive della nostra penisola, mi chiedo ancora, mentre tento di scrivere questo articolo, come riuscire a raccontare l’immagine apocalittica (non è una esagerazione) di una regione, o ancora peggio di un Paese, ormai folle, alla deriva. Allora, “Mad World” dei Tears for Fears forse non aggiungerà nulla. O forse dice già tutto. Chissà. Richard Kelly, però, ha scelto proprio questa canzone per raccontare i turbamenti del giovane Donnie Darko in uno dei decenni più paradossali del secolo scorso. Insomma, una canzone adatta ai dolori dell’anima. Così, penso ancora a Biùtiful cautri, a “Mad World” e a come insieme avrebbero potuto funzionare.
Poi, però, abbiamo fatto quattro chiacchiere con uno dei tre registi del documentario, Andrea D’Ambrosio, è mi sono reso conto che Biùtiful cautri non ha bisogno di nulla, dice già tutto da solo perché è un vero capolavoro, un film che fa male dopo la prima visione. Del resto, è questo il tipo di cinema di cui tutti abbiamo bisogno per risvegliare un po’ la nostra coscienza critica.

Innanzitutto raccontaci come nasce l’idea di Biùtiful cautri?
Il film nasce dal vedere quello che ancora oggi è sotto gli occhi di tutti. Non mi riferisco solamente al problema dei rifiuti di Napoli, ma al disastro ambientale in Campania che riguarda l’intero Paese. Biùtiful cauntri è l’Italia, non è solo la Campania. Nasce un po’ da quello che Don Luigi Ciotti chiama il diritto alla rabbia, cioè la voglia, nonostante tutto, di protestare, di dire no a tutto quello che sta accadendo.
Con Esmeralda Calabria, co-regista e montatrice del film, ho incontrato Giuseppe Ruggiero, uno dei curatori del rapporto Ecomafia di Legambiente e anche lui co-regista del film, e siamo partiti con il progetto. Era esattamente un anno fa. Le riprese, invece, sono iniziate in aprile, mentre a novembre eravamo al Festival di Torino. Infine, dal 7 marzo è uscito anche nelle sale.

Com’è andata, invece, la presentazione del film al Festival di Rotterdam?
A Rotterdam, dove il film era in concorso, c’è stata una reazione abbastanza agghiacciante da parte degli olandesi: quasi tutti uscivano dalla sala chiedendosi se era davvero possibile che in Italia si vive in questo modo. Appunto, come dicevo prima non è tanto la Campania, ma è l’Italia intera che ne viene fuori. Inoltre, c’erano alcuni giornalisti che dopo la visione del film hanno detto che l’Italia meriterebbe di essere esclusa dall’Unione Europea, perché n queste condizioni sembra veramente un paese dell’Africa. Basti pensare che padre Alex Zanotelli, che dal Kenia si è trasferito a Napoli, dice che noi italiani l’Africa ce l’abbiamo dentro casa. A questo punto come ha detto Raffaele Del Giudice durante la conferenza stampa al Cinema Quattro Fontane, molto probabilmente in quelle zone della Campania i cittadini non si sono mai sentiti italiani, perché non è Italia. Stiamo parlando in particolare del cosiddetto “triangolo della morte” in provincia di Napoli, cioè Acerra, Marigliano e Nola, a soli duecento chilometri da Roma. È un territorio totalmente disastrato da anni di Ecomafia e di rifiuti tossici che dal Nord del Paese arrivano al Sud per colpa di imprenditori che, invece di smaltire i rifiuti nocivi, li buttano nelle terre dei contadini, inquinando molte volte le falde acquifere e creando in tal modo un vero disastro ambientale.

Ed è appunto l’Italia a perdere la credibilità…
Sì, esatto. Lì ogni giorno ci sono oltre trecento metri quadrati di terreno occupati da ecoballe incellofanata, in altre parole rifiuti speciali che contengono un po’ di tutto. Se si va a Giuliano, alla discarica di Taverna del Re, è possibile vedere una munnezzopoli moderna a cielo aperto. Qualcuno lì addirittura ha proposto di farci un museo della spazzatura.
I terreni, purtroppo, spariscono sotto questi chilometri di spazzatura mai trattata. Il problema è che i termovalorizzatori non ci sono: c’è quello di Acerra, ma non è a norma e così le tonnellate di ecoballe restano al sole come monumento di questo disastro. Tutto da ben oltre quattordici anni. Il rapporto Ecomafia è del 1994, poi è uscito Gomorra di Roberto Saviano e sono sorte diverse associazioni. Da parte delle autorità, però, per molto tempo c’è stata la volontà nel coprire tutto questo. Ed è assurdo. Credo sia un fallimento totale della politica, sia di destra che di sinistra, perché persiste ancora un intreccio perverso tra camorra, imprenditoria e mala politica.

Oggi sembra quasi che la gente abbia paura di sapere. O che si faccia finta di non sapere…

Sì, al Nord ad esempio molti non sanno nulla. Si ha paura di sapere, ma molti davvero non lo sanno quanto realmente è accaduto in Campania. Quando abbiamo portato il film in giro per l’Italia, abbiamo riscontrato che molti non sapevano nulla. Si pensa esclusivamente alla spazzatura nelle strade di Napoli, perché è questo che la televisione e i giornali ci dicono, ma in realtà è un semplice specchietto per le allodole. Dietro c’è qualcosa davvero di molto più grave. Il problema della spazzatura a Napoli è una metafora della pattumiera sociale e culturale che è diventata l’Italia.

E a Roma?
Credo che i romani tra un po’ avranno lo stesso problema dei campani, perché la discarica di Malagrotta è satura e tra non molto bisognerà trovare una soluzione anche qui. Poi, i rifiuti tossici sono stati trovati anche in alcune parti del Lazio, come ad esempio nella zona di Latina. Anche qui bisognerà muoversi per trovare una soluzione, che secondo me è la raccolta differenziata. In Campania ad esempio ci sono duecento comuni che fanno la raccolta differenziata, i cosiddetti “Comuni Ricicloni”, in particolare nelle province di Benevento e Salerno. Mentre nella provincia di Napoli la questione si è talmente incancrenita tra politica e imprenditori che è difficile risolverla. Lì, purtroppo, è come trovarsi in mezzo a due Stati, uno che non funziona che è l’Italia e uno che paradossalmente funziona ed è la camorra. Ma la domanda è: come fare a ribellarsi a questo secondo Stato?

Qual è il futuro del vostro film? Com’è stato accolto in Campania?

Il film vorremmo portarlo ovunque ci sia una sensibilità ambientalista e farlo vedere a chi solitamente non va al cinema, come ad esempio nelle scuole. Per quanto riguarda i festival, ad aprile siamo a Londra e poi a Parigi, nel mese di maggio a Gerusalemme e a Monaco in giugno. Insomma, anche all’estero il film ha una sua vita.
Per quanto riguarda l’accoglienza in Campania, il 15 gennaio l’abbiamo presentato al Cinema Modernissimo di Napoli e c’erano oltre cinquecento spettatori. A marzo è uscito in quattro sale nel capoluogo campano e non c’è tanta gente che sta andando a vederlo. Almeno in Campania mi aspettavo un certo riscontro. Forse non c’è perché la gente è ormai stufa di vedere rifiuti quando in fin dei conti sono sotto casa. Comunque, non c’è la voglia di cambiare, questo è il vero problema.

Giacomo Ioannisci