Blue Film, esordio nel lungometraggio di Elliot Tuttle, è uno di quei film che sembrano nati per dividere. Snobbato da Sundance, SXSW e persino da festival LGBTQIA+ come Frameline, il progetto ha trovato casa grazie alla neonata Obscured Releasing, che lo porterà nelle sale dall’8 maggio. Il film è anche in programma venerdì 17 aprile alle 22:30 al Lovers Film Festival, trovate qui il programma completo.
Blue Film é un’opera che affronta senza filtri temi di abuso, desiderio e memoria, costruita come un duetto claustrofobico tra un camboy e l’uomo che, anni prima, aveva esercitato su di lui un potere oscuro.
Blue film – La trama
La premessa è semplice solo in apparenza: Aaron Eagle, camboy specializzato in fantasie machiste, accetta di incontrare un cliente anonimo in un Airbnb. L’uomo è Reed Birney, veterano del cinema indipendente, che interpreta un ex insegnante condannato per pedofilia. Tra i due si apre un confronto serrato, fatto di rivelazioni, manipolazioni e un passato che ritorna con violenza emotiva.
Non sorprende che Blue Film sia stato rifiutato dai principali festival americani. Tuttle affronta un terreno minato, evitando ogni consolazione morale e scegliendo invece un approccio frontale, quasi teatrale, che mette lo spettatore nella posizione scomoda di osservatore ravvicinato. È un cinema che non cerca di piacere, ma di interrogare.
Blue film – Il cast
Kieron Moore, già visto nella serie Netflix Boots, trova qui il suo ruolo più complesso: un giovane uomo che ha trasformato la propria sessualità in performance, ma che non ha mai davvero elaborato il trauma. Birney, che è anche produttore del film, offre una prova disturbante e calibrata, evitando ogni caricatura. Il loro confronto è il cuore pulsante dell’opera.
Prodotto da Bijan Kazerooni, Will Youmans, Adam Kersh e Waylon Sall, con Mark Duplass come consulting producer, Blue Film ha trovato una strada tortuosa verso la distribuzione. Solo l’intervento di Obscured Releasing ha permesso al film di ottenere un’uscita in sala, confermando la volontà dell’etichetta di sostenere opere radicali e difficili da collocare nel mercato tradizionale.