Interpretare un contesto, studiarne le caratteristiche fisiologiche e sociali, per poi tradurlo in un racconto audiovisivo. Cesellare le idee e le immagini in un’unica via, quella che conduce alla spiegazione del reale. È uno dei principi che struttura il nuovo lavoro di documentario di Francesco Cordio. Il suo Ritorno al Tratturo è una lettura attenta e rigorosa di un insediamento che coinvolge un numero notevole, circa 13 milioni, di individui: le Aree Interne. Si sceglie di raccontarlo miscelando i dati certi con la leva di un patrimonio inestimabile, tale quello rappresentato dalle persone che, ancora prima delle cose, costituiscono il nostro quotidiano. L’azione si svolge in Molise, tra le province di Isernia e Campobasso. L’idea, oltre che del regista, è frutto della passione di uno specialista e studioso del settore, Filippo Tantillo, e di un attore, Elio Germano, visceralmente legato alla sua terra d’origine. Presentato in anteprima nel Bif&st 2026, Ritorno al Tratturo è prodotto da Own Air.
In sala dal 30 Aprile.
Ritorno al Tratturo, le dinamiche
La macchina da presa di Cordio ha il pregio di predisporsi con l’intento di raccontare senza prevaricare. All’ombra del protagonista principale, il tratturo, un tipico ampio sentiero erboso capace di estendersi per centinaia di chilometri e da sempre utilizzato per la transumanza, albergano i personaggi scelti per testimoniare le difficoltà, le aspirazioni e l’orgoglio del territorio. Tutti accompagnati dalla voce e dalla figura di un Caronte speciale, animato dalle intenzioni migliori per identificare, con le giuste sottolineature, l’intera vicenda. Con questo espediente, ottimamente incarnato da Elio Germano, la macchina da presa assume il compito di trasformarsi in un occhio discreto, vigile, ma, quasi confinato nell’oblio, come se lo spettatore, all’interno del dispiegarsi della trama, potesse vivere ogni sequenza in presa diretta.

Il cammino
L’azione non prescinde dalla presenza in scena di Filippo Tantillo, colui che trasmette la sensazione di un registro preciso di esplicitazione degli eventi. È uno degli osservatori, l’altra è Silvia Di Passio, commumity manager delle Aree Interne, che affiancano Germano nel cammino attraverso le testimonianze e i dialoghi con coloro che hanno scelto di abitare quelle zone. Il loro racconto è esso stesso un cammino. Quello della determinazione nella possibilità del cambiamento. Condurre la propria realtà configurandovi le priorità e le necessità impellenti. Senza perdere di vista il messaggio di forza e la capacità di mantenere intatta la propria dedizione alle scelte di vita operate. Le musiche di Francesco Arpino e Luca Bussoletti li accompagnano modulando nel giusto sincrono il succedersi dei fatti. Bussoletti, insieme a Leonardo Polla De Luca, è anche l’autore di Vento. La canzone, cantata da Lavinia Mancusi, è forse la sintesi più completa della generosità di queste donne e di questi uomini. Insieme poesia e memoria di un legame indissolubile con la loro terra.

L’universo trova spazio
Francesco Cordio, già autore di molti documentari dal piglio sociale e d’impegno, in Ritorno al Tratturo non rinuncia al suo tratto distintivo. Appare subito chiaro che non siamo di fronte a un mero reportage o al classico scorrere di immagini, descrizioni e testimonianze. Quella che si sviluppa, perlopiù, è una narrazione capace di abbinare la realtà ai dettami del racconto cinematografico. Nella semplicità delle emozioni esposte e nella naturalezza del luogo e del contesto, molti degli archetipi dell’eroe voegeliano prendono forma. Per poi traslitterare le immagini in una lettura accattivante dei fatti e del loro divenire.
Il Vento
Così, mentre Valerio, originario di Roma, è alle prese con il suo prezioso gregge di pecore tra le montagne di Frosolone, costretto a barcamenarsi senza un vero bagno e dell’acqua corrente. Federica, erede del ristorante di famiglia, lotta per tenere in vita la tradizione. E ancora, insieme a loro ci sono le voci del gruppo del Cammina Molise, un’istituzione fondata anche dal padre di Elio Germano, e quelle dei ragazzi della libreria di un paese ormai spopolato. Tutti sono elementi della stessa materia. Un unico punto di svolta che porta avanti il viaggio. Occupa gli spazi e decide della presa di consapevolezza. La stessa torsione glitch dello spot realizzato dalla regione Molise in occasione del G7 agricoltura è una specie di trait d’union funzionale allo scopo. La denuncia dell’ipocrisia di una propaganda di superficie. L’incitamento ad ascoltare, a comprendere, a resistere, a maturare e mai abdicare al proprio senso critico. Tutto funziona in un melange poietico accattivante. Anche grazie all’efficace montaggio di Gemma Barbieri e i colori della fotografia di Fabio Paolucci.