In streaming su Netflix, War Machine, film di fantascienza del 2026 diretto da Patrick Hughes.
Un concentrato di guerra, armi ed esplosioni: chi più ne ha, più ne metta. Ma è davvero ciò di cui avevamo bisogno in questo momento?
War Machine, ode alle armi
Durante un’esercitazione militare nelle foreste statunitensi, un gruppo di allievi ranger dell’esercito degli Stati Uniti, guidato dal veterano 81 (Alan Ritchson), si imbatte in una strana macchina dalle fattezze aliene.
Da quel momento, l’esercitazione si trasforma in una vera e propria corsa per la sopravvivenza.
War pigs
War Machine è un film semplice, forse persino troppo. Racconta la piccola avventura di un gruppo di soldati che lotta con le unghie e con i denti per sopravvivere a un pericolo.
Il rimando è ai classici film d’azione e di fantascienza degli anni Ottanta. Un gruppo di soldati dispersi in una foresta e inseguiti da un mostro alieno richiama chiaramente Predator, mentre il team eccentrico e variegato di ranger rimanda a quello di Aliens. Il tutto culmina nella spettacolare distruzione della macchina aliena, con uno stile che si ispira alla celebre scena finale di Terminator.
Questi film si fondano però su un’estetica forte e su una direzione artistica molto definita, anche grazie al contributo di Stan Winston e H. R. Giger. Nascono inoltre in un contesto storico in cui gli Stati Uniti, volenti o nolenti, avevano bisogno di ristabilire la fiducia del pubblico nelle forze armate dopo il Vietnam.
War Machine, invece, non sembra rientrare in nessuna di queste categorie. La narrazione resta semplice e blanda, senza elementi realmente distintivi nella forma del film, nei personaggi o nei temi.
Sympathy for the devil
Il lato peggiore del film è che appartiene a un’altra epoca, e non solo per i rimandi culturali. Ignora involontariamente i più recenti avvenimenti geopolitici globali, ovviamente non ancora verificatisi nella fase di ideazione del film, ma trascura intenzionalmente tutto ciò che, negli Stati Uniti, ha portato alla situazione attuale.
Fin dal prologo emerge una melensa romanticizzazione dell’essere militari, della guerra e dell’esercito. Questi temi non sono rari nei film statunitensi, specialmente all’inizio degli anni Duemila. In un mondo più globalizzato e alfabetizzato dal punto di vista mediatico, tuttavia, film di questo tipo sono ormai scomparsi, poiché riconosciuti come strumenti di comunicazione vicini agli interessi dei governi dell’epoca.
Oggi, film di questo genere appaiono non solo anacronistici, ma anche pacchiani e stantii, se non addirittura di cattivo gusto, in un contesto storico in cui la guerra torna a sedurre non solo la finzione, ma anche la realtà.
Si potrebbe obiettare che “è solo un film di fantascienza”, ma questa giustificazione perde forza se si considera che storicamente film di guerra e di fantascienza hanno spesso veicolato critiche profonde alla società bellica, come nel caso di Starship Troopers. In questo senso, il film si riduce a un’ode alla guerra e alla forza dell’esercito.
Macho Man
L’intera prima mezz’ora del film si limita a illustrare l’addestramento quotidiano dei ranger del settantacinquesimo regimento. Per quanto sia vero che molti film contemporanei gestiscono male il primo atto, qui la sequenza iniziale funziona più come una vera e propria promozione dell’esercito e dei suoi uomini, ritratti come indivisibili dalla paura.
Il protagonista, 81, è un uomo massiccio e muscoloso che incarna deliberatamente standard maschili estremamente machisti. È l’uomo che non si mette mai in dubbio, che non piange e che ignora il trauma invece di affrontarlo. Si tratta di un eroe che non si definisce tale, perché esercita semplicemente il proprio lavoro.
Questa concezione, permeante l’intero film, genera personaggi estremamente bidimensionali, quasi del tutto inutili alla narrazione. Il protagonista appare come un “pezzo di cartone”, privo di opinioni, pensieri ed emozioni autentiche. La performance di Alan Ritchson risulta difficile da valutare, poiché il personaggio non ha spazio per esprimersi. Tutti gli altri membri del cast sono carne da cannone, utilizzati esclusivamente per esaltare ulteriormente l’eroismo di 81.
For what it’s worth
Poco di positivo si può trovare nel film. Le stupende ambientazioni australiane e neozelandesi sono sostenute da una fotografia sbiadita e desaturata, spesso nebbiosa, che però si adatta al tono generale della pellicola. Allo stesso tempo, una CGI poco presente ma ben gestita aiuta a rendere il film più “grounded”, nonostante i pochi elementi fantascientifici.
War Machine privilegia costantemente la forza dei soldati e le azioni militari rispetto agli elementi sci-fi, però. Ogni scena e ogni azione dei personaggi funziona principalmente per mostrare i metodi di addestramento e le caratteristiche tecniche militari, feticizzando la macchina da guerra che, in teoria, rappresentano gli Stati Uniti.
Accompagnato da una colonna sonora anonima e ripetitiva, talvolta persino fastidiosa, il film si riduce a un semplice viaggio dei soldati da un punto A a un punto B, con ostacoli il cui unico scopo è esaltare questa magnificenza militare.
War Machine si erge a canto dell’onore, della forza e dell’eroismo, ma resta in realtà mera propaganda sotto mentite spoglie.