Una faida familiare vera, raccontata senza attori e con i protagonisti reali della storia. È l’idea alla base di Il quieto vivere, il nuovo film del regista Gianluca Matarrese, che dopo il passaggio alle Giornate degli Autori arriva nelle sale italiane dal 12 marzo con Luce Cinecittà.
Una famiglia vera vive davanti alla macchina da presa
Il film nasce da una scelta radicale: raccontare la propria famiglia e una rivalità che si consuma in un piccolo borgo della Calabria, trasformando la realtà quotidiana in cinema. Nessun attore professionista, ma parenti veri: cugine, zie e madre del regista che interpretano se stesse.
Tra i protagonisti ci sono le cugine Maria Luisa Magno e Imma Capalbo, insieme alla madre del regista e ad altri membri della famiglia, in un racconto che mescola vita reale e costruzione cinematografica.
Lo scontro tra due cognate
Al centro della storia de il quieto vivere c’è lo scontro tra due cognate: Maria Luisa Magno, cinquantenne combattiva e sempre pronta allo scontro, e Imma Capalbo, più tradizionale ma altrettanto determinata.
Le due vivono nello stesso edificio, una sopra l’altra, e la loro convivenza è segnata da liti continue, denunce, sospetti e rivalità. La tensione esplode soprattutto durante il periodo di Natale, tra pranzi interminabili e fritture senza fine, mentre le anziane zie cercano con la loro saggezza popolare di riportare la pace.
Il quieto vivere: tra documentario, finzione e teatro
Matarrese definisce il quieto vivere un esperimento tra documentario, finzione e teatro. «Metto in scena un universo chiuso e iper-reale dove ogni lite diventa una performance e ogni pranzo un campo di battaglia», spiega il regista.
L’obiettivo è raccontare quella che definisce “l’anticamera del crimine”, il momento in cui i conflitti possono ancora essere fermati prima di trasformarsi in tragedia.
Il racconto della famiglia nel cinema di Matarrese
Il progetto de il quieto vivere nasce anche dall’interesse del regista per la dimensione familiare, già presente nel documentario Fuori tutto, vincitore al Torino Film Festival nel 2019. In quel lavoro raccontava la storia dei suoi genitori emigrati al Nord negli anni Settanta, diventati imprenditori con una catena di negozi di scarpe e borse prima del fallimento dell’azienda.
Secondo Matarrese, la scelta di coinvolgere direttamente i familiari ha avuto un effetto inatteso: il conflitto tra loro si è persino amplificato, anche sui social, dove ognuna rivendica di essere la vera protagonista del film. «È stata in qualche modo una catarsi», racconta.
Il quieto vivere è un progetto che guarda già al futuro
Prodotto da Donatella Palermo, il film è una coproduzione tra Faber Produzioni e Stemal Entertainment con Rai Cinema, Elefant Films e RSI.
Il regista guarda già avanti: l’idea è realizzare una trilogia ambientata in Calabria, esplorando la storia e il passato della sua famiglia, in particolare quello delle anziane zie, per mettere in dialogo memoria e presente.