Attualmente al cinema con Rental Family della regista Hikari una commedia dolceamara che esplora temi profondi come la solitudine dell’uomo contemporaneo, la mercificazione dei legami affettivi e l’identità come ruolo, Brendan Fraser sta cavalcando l’onda della sua rinascita dopo un periodo burrascoso, confermandosi uno degli attori migliori del panorama cinematografico odierno.
Brendan Fraser: ascesa e caduta di una stella
Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, il volto rassicurante e lo sguardo gentile di Brendan Fraser sono ovunque. Con il suo fisico imponente, da gigante buono, Fraser rappresenta l’antitesi del divo hollywoodiano. È il protagonista perfetto per un certo cinema d’intrattenimento per famiglie; con la trilogia de La Mummia (422 milioni incassati a livello globale), l’attore diventa un’icona pop, mettendo al servizio di un blockbuster d’avventura, il suo carisma e la sua ironia.
Fraser si afferma come una delle grandi promesse di Hollywood, volto americano amato dal pubblico come Tom Hanks, prodezze fisiche alla Tom Cruise, simpatia travolgente da vero “comedian”come Ben Stiller o Adam Sandler.
Eppure, a un certo punto, la sua brillante carriera subisce una battuta d’arresto.
Il cinema d’intrattenimento che lo ha consacrato chiedeva presenza totale, disponibilità totale allo stunt, resistenza al dolore. Il suo corpo, pian piano accusa i colpi, e cede. C’è un momento della sua carriera, in cui l’attore dichiara di sentirsi “costruito con nastro adesivo e ghiaccio.”
Gli infortuni accumulati sul set, una serie di vicende personali e un divorzio disastroso hanno allontanato progressivamente Fraser dai riflettori.
La sua salute mentale è già messa a dura prova quando un altro episodio lo trascina lentamente nel baratro. In un’intervista rilasciata al magazine GQ, l’attore racconta di una presunta aggressione sessuale, subita da uno dei presidenti della Hollywood Foreign Press Association, Philip Berk, durante una cena.
Mentre Berk rinnega le accuse, Fraser viene allontanato dal cinema, per oltre un decennio. Cade in una spirale di depressione ed è solo grazie al movimento #METOO che l’attore trova il coraggio di far sentire di nuovo la sua voce.
La “Brenaissance” e l’Oscar
Il suo ritorno nell’industria cinematografica è avvenuto per gradi ma è con il suo ruolo in The Whale di Darren Aronofsky, nel 2022, che l’attore torna alla ribalta, tant’è che la stampa parla di una “Brenaissance”, un gioco di parole che sintetizza il percorso tormentato dell’artista.
Il film di Aronofsky richiede a Fraser di confrontarsi di nuovo con il corpo, ma in modo radicalmente diverso rispetto al passato: non più strumento di azione, bensì luogo del dolore, della colpa, della solitudine. Il suo personaggio, Charlie, è un uomo recluso, schiacciato dal peso fisico ed emotivo, incapace di uscire da una stanza che diventa metafora di una vita intera.
Fraser sembra svelare con quel ruolo, che non a caso gli è valso l’Oscar, tutta la sua vulnerabilità. Dietro tutto il dolore, permane quello sguardo gentile. Brendan incarna l’uomo con tutte le sue fragilità, le sue malinconie e la sua goffaggine; non è né un eroe né un antieroe, è uno di noi.
Nelle numerose interviste rilasciate dopo la “Breinassance”, Fraser non è più il divo che racconta un set, né l’attore che promuove un film. È un uomo che prova a raccontare quello che gli è successo, con una sincerità spiazzante
Lui, l’action hero con un corpo “fuori misura” che un tempo affrontava giungle e mummie, afferma di essersi sentito piccolo come un bambino, ribaltando l’immagine dell’eroe “muscolare “degli anni Novanta.
Con The Whale, il confronto con il corpo diventa esplicito. Non più strumento di performance, ma espressione di un disagio esistenziale. Parlando del suo personaggio, Charlie, Fraser ci riporta inevitabilmente alla sua storia personale, esprimendo la necessità di non essere ridotto a un momento di crisi, a un’assenza, a un corpo trasformato.
Nel suo volto c’è ancora quella dolcezza un po’ spaesata che lo aveva reso familiare a un’intera generazione. Ma oggi è attraversata da una consapevolezza nuova. Non è più l’eroe che corre verso l’avventura, bensì l’uomo riemerso dagli abissi che vuole raccontare attraverso la sua arte, l’umanità in tutte le sue sfaccettature, la vita in tutte le sue increspature.
In Rental Family, Brendan Fraser ci conferma ancora una volta l’unicità del suo talento e la sua sensibilità. Il suo personaggio in qualche modo gli somiglia; crea connessioni umane, è il filo che muove la narrazione e ne tiene uniti i punti, è dentro il mondo che abita ma sempre straniero.
Lo sguardo gentile di Fraser oggi è diventato il suo tratto distintivo e il suo strumento narrativo più potente perché ci racconta una storia, la sua, e al contempo ci rivela i suoi personaggi nella loro intima essenza.