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In Sala

‘Chopin, Notturno a Parigi’: un affresco in movimento

L'inquietudine di un'epoca attraverso gli occhi del celebre compositore

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Ambienti sfarzosi, lumi di candela, abiti ottocenteschi e sonorità elettroniche. Sono questi gli elementi che costituiscono l’immaginario di Chopin, Notturno a Parigi (Chopin, Chopin!, Michal Kwieciński, 2025). Basato sulla seconda parte della vita del celebre compositore polacco Fryderyk Chopin, il raffinato biopic, con attore protagonista Eryk Kulm, ne ricostruisce il periodo parigino fino ad arrivare alla prematura dipartita.

Chopin, Notturno a Parigi arriverà nelle sale italiane il 26 febbraio 2026 con EuroPictures.

Due decenni attraverso la vita di Fryderyk Chopin

Le vicende ritratte in Chopin, Notturno a Parigi non seguono una precisa articolazione temporale, ma hanno avuto luogo tra gli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo. Infatti, nel 1831 Chopin si trasferisce a Parigi, la stessa città in cui morirà diciotto anni più tardi, nel 1849. L’efficacia del film di Kwieciński sta proprio qui: nel riuscire a catapultare lo spettatore nel pieno del primo Ottocento parigino.

Lo Chopin interpretato da Kulm è già una vera e propria celebrità. Ammirato dal popolo quanto dalla nobiltà, il giovane compositore trascorre le sue giornate nei salotti parigini, esibendosi da solo ma anche in compagnia, ad esempio con il suo amico e collega Franz Liszt (Victor Meutelet). Ironico e con un talento fuori dal comune, Fryderyk sembra costantemente in tensione tra la conduzione di uno stile di vita agiato e le sue finanze insufficienti, alimentate quasi unicamente dalle lezioni di piano che impartisce.

Nonostante una vita all’insegna della mondanità, il pensiero di Fryderyk si rivolge spesso alla sua terra natia, la Polonia, e alla sua famiglia. La quotidianità parigina del giovane, però, è arricchita dalla presenza dei suoi più fidati amici, diversi dei quali polacchi, e dello stesso Liszt. Il loro supporto si rivelerà prezioso soprattutto nel momento in cui al compositore verrà diagnosticata la tubercolosi, la malattia che lo condurrà alla morte. Tra composizioni brillanti, povertà e amore, Chopin, Notturno a Parigi mette in scena quella parte della sua vita che lo ha visto convivere con la consapevolezza della sua dipartita.

Una fotografia della Parigi ottocentesca

Sin dalle prime inquadrature, Chopin, Notturno a Parigi esplica i suoi maggiori punti di forza. Nell’emblematica sequenza collocata all’inizio del film, Chopin e Liszt stanno per esibirsi alla Salle Pleyel. La macchina da presa segue passo passo il protagonista, da casa sua fino al luogo dell’esibizione, consentendo allo spettatore di immergersi nella movimentata Parigi del XIX secolo. A fare da colonna sonora, in questa e altre scene, non sono brani chopiniani, bensì la musica più contemporanea composta da Robot Koch. Grazie a questa scelta, la vicenda di Chopin sembra essere, in un certo senso, collocata nel presente. Da un lato, la messa in scena rende perfettamente l’atmosfera di un’altra epoca ma, dall’altro, la dirompente personalità di Chopin, che passa anche per la colonna sonora che accompagna il film, rende il tutto fortemente attuale. Come lo stesso regista ha affermato:

il mondo emotivo di duecento anni fa non è diverso da quello di oggi: le persone provavano e vivevano le stesse emozioni che proviamo noi.

Chopin secondo Eryk Kulm

Sin dall’esibizione alla Salle Pleyel, numerosi sono i primi piani di Fryderyk. Per tutta la durata del film, infatti, l’incontro ravvicinato tra la macchina da presa e il suo oggetto è costante. Questa corrispondenza non fa altro che tradurre sul piano filmico l’importanza che il dialogo tra Kwieciński e Kulm ha assunto per la realizzazione di questo film, nato proprio da un’idea dell’attore protagonista. In pochi secondi, lo spettatore non vede più Kulm ma il suo Chopin che, con un sorriso accennato in viso, riesce a destreggiarsi in qualsiasi situazione grazie alla sua spiccata ironia. Quando la macchina da presa smette di indugiare sul suo volto è solo per immergerne la figura in un contesto visivo più ampio, dipingendo un vero e proprio affresco in movimento.

Questa impressione è resa possibile dal montaggio brillante di Piasek & Wójcik che, coniugato alla scrittura di Janiszewski, consente a ogni inquadratura di fondersi con l’altra, quasi come se si assistesse agli episodi della vita di Chopin per mezzo di ricordi non sempre nitidi. In tal senso, ogni evento storico che fa da cornice alla vicenda risulta filtrato dalla soggettività del protagonista, il cui punto di vista è ben definito. In quanto ospite in terra straniera, seppur benvoluto, mantiene un rapporto ambiguo con la Francia: da un lato è il Paese che lo ha accolto e gli ha dato la celebrità ma, dall’altro, egli percepisce di non appartenergli del tutto.

Il corpo di Chopin come luogo delle sensazioni

Tra ambienti affollati e asfissianti, il corpo di Fryderyk regge sempre meno i ritmi di una quotidianità dissoluta. Dal momento in cui scopre di essere prossimo alla morte, infatti, il compositore non vuole perdere tempo. Si immerge nel suo lavoro, viaggia, insegna per mantenere il suo stile di vita ma, così facendo, mette alla prova il suo corpo, sottoponendolo a ogni tipo di trattamento pur di contrastare il procedere della tubercolosi. Il corpo di Kulm/Chopin diventa, così, tramite di forti sensazioni fisiche e di convinzioni mediche che hanno definito un’epoca. Ma non è solo il fisico a risentire di questi tentativi: diverse sono le allucinazioni dovute al consumo di oppiacei per lenire il dolore. Sotto questo aspetto, il lavoro di commistione tra scrittura e montaggio risulta, ancora una volta, decisivo, perché permette a realtà e allucinazione di sfociare l’una nell’altra.

Una vita tesa fra amore e morte

Se spesso i film biografici e storici costruiscono un passato patinato, l’eleganza estetica di Chopin, Notturno a Parigi è invece premessa di una dualità che percorre tutto il film, quella tra amore e morte. Gli ambienti nobili vissuti da Chopin diventano, a volte, teatro dell’espressione del malessere del protagonista, basti pensare al sangue del compositore che, a causa dell’emottisi, colpisce il bianco di pareti e fazzoletti.

La consapevolezza della morte, dunque, è sempre presente, ma il moto che anima Fryderyk proviene piuttosto dall’amore, quello costante per la sua musica ma anche per le due donne più importanti della sua vita, Maria Wodzińska (Martyna Byczkowska), la sua giovane promessa sposa, e la scrittrice George Sand, interpretata da una meravigliosa Joséphine de La Baume. Soprattutto nel rapporto con Sand, però, emergerà l’importanza vitale che per Chopin assume il lavoro musicale, a volte superiore perfino all’amore per un’altra persona.

“Sei un genio?”

La domanda posta a Chopin consente di aprire una riflessione più ampia sui biopic dedicati ai grandi artisti. Il genio è spesso rappresentato come un’individualità avulsa dal contesto storico e sociale, mentre la sua parabola viene ridotta a un viaggio dell’eroe che raramente esplora il rapporto profondo tra l’artista e la società in cui agisce. In tal senso, Chopin, Notturno a Parigi, dà tridimensionalità all’uomo andando al di là della sua produzione artistica, riuscendo a mantenere quel difficile equilibrio tentato anche da Bradley Cooper con il suo Maestro (2023). A essere al centro della pellicola, infatti, c’è la psicologia dell’uomo e artista immerso in un mondo in grado di segnarne il successo (si pensi alla considerazione che nutriva per lui Re Luigi Filippo I di Francia, interpretato nel film da Lambert Wilson) o il declino. A tal proposito, l’intento del regista è dichiaratamente quello di

mostrare il suo carattere, il suo lato privato, quelle parti di sé che nessuno conosceva perché le nascondeva al mondo.

Chopin, Notturno a Parigi, dunque, offre un punto di vista di più complesso di molti altri biopic sul modo in cui la storia di un celebre artista può essere trattata. In continuità con il recente Boléro (Anne Fontaine, 2024), il film restituisce un ritratto sincero e non semplificato della persona prima del compositore, minando quella rigida impostazione perpetuata da troppi film appartenenti a questo genere.

Assenze

La musica di Chopin risulta, dunque, la grande assente in questa pellicola. Nonostante non manchino le sue esecuzioni – realizzate in prima persona da Kulm grazie a un attento studio – la scommessa del regista è stata quella di restituire l’individuo a discapito della sua produzione. Non si tratta di difetti, bensì di scelte che rinforzano la visione di Michał Kwieciński. Allo stesso tempo, però, la precisione del suo ritratto psicologico sembra frapporre una distanza tra pubblico e personaggio, tagliando fuori quella spontaneità che avrebbe potuto rendere lo Chopin di Eryk Kulm indimenticabile.

Nonostante questo, una volta fuori dalla sala, la figura di Fryderyk Chopin sarà vivida nella mente dello spettatore che avrà l’impressione di aver visto una foto d’epoca mettersi in movimento per raccontare una persona e, attraverso di essa, un periodo intero. Non resterà, a quel punto, che dare seguito a questa esperienza ascoltandone la musica.

 

Chopin, Notturno a Parigi

  • Anno: 2025
  • Durata: 133'
  • Distribuzione: EuroPictures
  • Genere: Biografico, storico
  • Nazionalita: Polonia
  • Regia: Michal Kwieciński
  • Data di uscita: 26-February-2026