Nel panorama del cinema occidentale si cade spesso nella costruzione stereotipica di paesi dal passato tortuoso. E’ il caso dei paesi più esotici e lontani ma è il caso anche dei paesi più vicini che nella storia moderna si sono ritrovati dall’altra parte del blocco sovietico. In Nina Roza di Geneviève Dulude-de Celles, una terra ancora cinematograficamente poco esplorata come la Bulgaria trova invece una tenera e vivida rappresentazione, lontana dal cadere nei luoghi comuni, e che lascia un desiderio di scoperta.
Una coproduzione internazionale Colonelle films (Canada), Umi Films (Italia), PREMIERstudio (Bulgaria), Echo Bravo (Belgium) e Ginger Light (Bulgaria).
In concorso ufficiale alla Berlinale 2026.
C’è un ragazzo di Sofia che pensa in francese
Un mercante d’arte viaggia dal Quebec alla patria che ha abbandonato per vedere i dipinti di una bambina prodigio della campagna bulgara. Deve scoprire per conto del suo capo se il giovane prodigio è un genio o una truffa.
Mihail ha abbandonato la sua terra natia trent’anni prima in seguito alla perdita della moglie.
Partito da solo per il Canada con la figlia di otto anni non parla più la sua lingua madre e il solo pensiero di tornare in Bulgaria gli provoca rabbia e disagio. Costretto dagli eventi parte però per incontrare Nina, promettente artista bambina di una zona rurale e isolata del paese.
Nina Roza è un racconto rotondo, senza particolari spigoli o tensioni. Nello scoprire se Nina, interpretata dalle potenti gemelle Ekaterina e Sofia Stanina, è davvero un genio della pittura o solo una frode architettata dagli abitanti del paese, Mihail attraversa il classico percorso di riconciliazione spesso intrapreso nell’elaborazione del lutto cinematografico. Da prima diffidente si farà gradualmente coinvolgere da un paesaggio desolato dove i morti, metaforici e reali, eccedono i vivi, custode di una popolazione bonaria che ti conquista con l’arte, lo sguardo e la musica.
Rose bulgare
Il film è confezionato in maniera elegante. La luce tocca personaggi e luoghi con gentilezza e lascia un infatuazione incontrollabile per una Bulgaria nostalgica e bellissima, merito anche del leitmotiv di Pasha Hristova, Edna Bulgarska Roza, compagna della discoperta identitaria di Mihail. La rosa come legame intrecciato alla canzone come a Roza, la figlia di Mihail rimasta in Canada, e alla rosa bulgara, fiore nazionale e simbolo del Paese.
Galin Stoev, che interpreta Mihail in uno dei suoi primi ruoli cinematografici, tiene il racconto nello sguardo, attraversando quasi una trasformazione fisica che lo muta da meticoloso curatore franco-canadese a premuroso padre bulgaro, pronto ad affrontare e difendere non solo il proprio legame familiare e identitario ma quello della giovanissima Nina.
Nina Roza è un esempio minuto di come un buon film non ha necessariamente bisogno di un cast riconoscibile o di sorprendenti svolte narrative. A volte basta solo una regia pulita, una storia lineare, scritta e interpretata bene, per trasmettere una minuta gioia filmica.
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