‘Cime Tempestose’: sul precipizio ventoso dell’anima
Emerald Fennell sfoglia il romanzo di Emily Brontë e ne realizza un film coraggioso, libero e visivamente travolgente. 'Cime Tempestose' è tutto ciò che di magico (e ribelle) il cinema può permettersi.
Dalle pagine del romanzo di Emily Brontë, del 1847, torna in vita la potentissima storia d’amore tra Catherine e Heatcliff. Una storia struggente capace di sfidare il tempo e le divisioni sociali. Dalla ventosa brughiera inglese, Cime Tempestose, diretto da Emerald Fennell, torna a bussare a notte fonda, alle porte di chi crede nell’amore, e anche a quelle di chi, per rabbia soffocante, non ci crede più.
Cime Tempestose: tra anacronismo e ribellione sensoriale
Non è, e non deve essere, il Cime Tempestoseche Emily Brontë ha scritto a soli 29 anni, nel lontano 1847. E’ molto importante che questo si ribadisca a più riprese prima e dopo la visione del nuovo film Warner Bros. E che siamo lontani dal romanzo lo capiamo sin da subito. A partire dal fatto che Heathcliff nella storia originale sia un mandingo povero e senza speranze, mentre nel film è il caucasico e statuario Jacob Elordi. E allo stesso modo imbracciare una guerra contro l’anacronismo dei costumi sarebbe un’impresa faticosa e inefficiente. Emerald Fennell, la regista di Una donna promettente (Oscar alla miglior sceneggiatura originale nel 2020) si accosta al romanzo brontiano senza intenti filologici, attuando piuttosto un’operazione simile a quella del Draculadi Luc Besson, assai meno criticato. Rilettura ed estrapolazione tematica.
Anche in questo caso infatti si interroga un grande classico per ridisegnare l’essenza caratteriale dei personaggi e dei loro nodi emotivi. Il film trascina i protagonisti (interpretati da Jacob Elordi e Margot Robbie) in una dimensione onirica, in cui non c’è spazio per una scienza cronologica esatta.
Una cartina sentimentale che non conosce epoche
Far risorgere dal passato gli exempla mitologici e le storie letterarie più affascinanti è da sempre la naturale predisposizione del cinema. Ma con quale intento? In un mondo in cui il baricentro politico, per qualsiasi nazione si parli, è fragilissimo e gli esempi valoriali da erigere sono difficili da trovare, estrapolare dal passato storie vive e travolgenti sembra essere l’unica operazione possibile. Non più il tratteggio del mondo che fu, ma la ricerca intelligente di un compromesso tra fascino di un’epoca passata e taglio moderno e selettivo di precisi campi semantici.
Cime Tempestose fa proprio questo: riporta in vita l’anima del libro ma lo fa con un taglio fresco, pop moderno, per un risultato straordinariamente armonico. Il film difatti è un pastiche visivo originalissimo, in cui si realizza metaforicamente la ribellione stessa della scrittrice vittoriana. Il vento impetuoso del romanzo resuscita il tormento delle passioni, le stesse, che in qualsiasi costume si vadano a stringere, condividono la stessa cartina sentimentale: quella in cui la follia e l’amore incondizionato confondano i bordi.
Se nel libro ad esempio i personaggi si barricano in una prigione inoppugnabile, nel film c’è un maggiore senso di libertà. Quel vento che fa sbattere porte e finestre non ha qualcosa di tetro da preannunciare, ma fa sperare che, come viene detto nel film, ci sia una schiarita nel cielo. L’azzurro è lì, nascosto tra i nuvoloni, come la speranza di vivere liberamente il proprio amore.
Margot Robbie e Jacob Elordi: icone moderne e personaggi eterei
MargotRobbie e Jacob Elordi firmano il tratto distintivo della modernità: bellezza, seduzione e iconicità mediatica, senza mai incrinare la credibilità di un film d’epoca. La recitazione dei due attori protagonisti conferma il loro rispettivo talento. Jacob Elordi innesca la miccia accesa dell’innamoramento e lo porta sul suo corpo, come le cicatrici sulla schiena, mentre Margot Robbie vaga nella notte, con la mente altrove e il cuore in burrasca. Elordi fa parlare il corpo, mentre Robbie gli occhi, per una fenomenologia che unisce l’eros all’amor cortese. I due attori danno nuova vita a Catty ed Heatcliff, in una performance attoriale che gode di grazia e magnetica presenza scenica.
La regia pop e provocatoria di Emerald Fennell
Non ci stupisce che l’occhio dietro la macchina da presa sia quello di una regista come EmeraldFennell. Una regista coraggiosa, che ha diretto un film drammatico e cupo come Una donna promettente, esaltato da texture in pelle e tinte fluorescenti. Ha denunciato nel suo cinema, sempre con un glamour visivo provocatorio, la violenza sociale e di genere. Fennell ha firmato ancheSultburn, nel 2020: un thriller gotico con un Jacob Elordi ancor più fantasy-dark. L’impresa in cui riesce meglio è quella in cui la regista entra nei generi preconfezionati di Hollywood e ne fomenta una ribellione interna. Emerald Fennell sceglie dunque, ogni volta, storie spietate e vertiginose.
In questo film però la sua visionarietà compie un passo ulteriore. Recupera dalle radici del romanzo ottocentesco ciò che di più attuale ci possa essere: la fenomenologia amorosa, in tutte le sue vette e sopra tutti i precipizi. Romanzo di formazione, storia d’amore e indagine modernista sul passato, inanellano un nuovo successo per la talentuosa regista.
Ermand Fennell suggella un capolavoro pop, dalla forza incandescente
La candela sempre accesa del passato
Uno dei punti nevralgici del film, che è anche fedele rispetto al romanzo è il tema della memoria. Da piccoli e poi da grandi, i due personaggi nutrono un sentimento reciproco di fortissima intensità. Cathy però, ad un punto morto delle finanze, va in sposa a Linton, un uomo ricchissimo che non ama. La fiamma d’amore per Heatcliff, tuttavia, non vacilla mai, anche sotto la più violenta delle tempeste. Anche a distanza qualcosa li unisce e fa credere loro che c’è un modo per essere felici. Cime Tempestose intesse perfettamente, in questo, lo spirito del libro, in cui i confini della tenerezza sfumano sotto l’ardore violento del mondo adulto, fino alla gelosia, la vendetta, e il lutto soffocante.
Un film travolgente e dalla fotografia potentissima
La silloge visiva tra erotismo e necrosi
La prima scena del film introduce allo spettatore il vincolo tra la sfera dell’eros e quella della morte. Un uomo penzola impiccato mentre si ride del suo stato di eccitazione. La necrosi e la passione si incontrano e si rincorrono per l’intero film. La prima sequenza del film è la chiave di lettura di Cime Tempestose: l’amore non sarà tale, in questa narrazione, senza il suo opposto: il dolore. La passione ardente e il gelo della perdita, lo scontro erotico e l’esecuzione capitale, saranno le due facce, maledette, della stessa luna.
La fotografia e il montaggio realizzano dunque un mondo in cui la gelosia efferata e scoperta erotica si possano incontrare. Moltissime sono le sequenze che alludono, quasi secondo una silloge cinquecentesca, all’atto erotico. E molte sono le inquadrature che accentuano la dimensione sensuale a cui Catherine approda con la scoperta del sesso. La fotografia è curata direttamente da Linus Sandgren, vincitore di un Premio Oscar per La La Land (2016), e al fianco di Fennell già in Saltburn (2023). La pellicola moderna, nonostante le critiche ha un legame estetico ancora molto forte con l’originale. Ritroviamo il vento incessante, le gonne gonfie e scroscianti, la luce soffusa delle candele, la natura sconfinata su cui si affaccia l’anima tormentata dell’eroina. Tutto nella fotografia corrobora il mondo sensuale e tormentato di Cime Tempestose. La fotografia parla chiaro: il film è una cavalcata irrefrenabile nelle zone proibite dell’animo, dell’eros, e della follia criminale.
Le sconfinate capacità del cinema
Perchè dare voce al tumulto sentimentale nell’epoca in cui viviamo? Possiamo credere ancora nella forza irruenta dei sentimenti? Forse lo scavalcamento del romanzo trova la sua ragione nel romanzo stesso. Ribelle, coraggioso, impetuoso, Cime Tempestose vuole credere nella libertà e nella somiglianza astrale fra le anime. Lo sconfinato paesaggio della natura, completamente centrale nel film, in cui le inquietudini di Cathy si specchiano, è pari alle sconfinate ed incredibili capacità di cui il cinema è dotato.
La brughiera ventosa di Emily Brontë resuscita le sue creature letterarie e dimostra, attraverso la bellezza del cinema e di un comparto musicale di brani pop-malinconici, l’eternità di cui ogni classico gode. Qualunque sia la forma in cui un classico venga riadattato non cambiano le emozioni che le grandi storie sono in grado di suscitare. Nonostante il film attenui il tormento cupo del libro, riesce pienamente a provocare fortissime emozioni, con un dialogo intelligente e attivo, tra passato e presente. La follia, la gelosia, la passione sono i corpi nudi di Cime Tempestose. I sentimenti sono esposti, con nevrotico realismo, ai venti in burrasca dell’anima.
Quindi sì, per rispondere alla domanda iniziale. E’ possibile credere nell’amore eterno, quello che scavalca gli anni e le convenzioni sociali. E la prova che questo sia vero la si ritraccia proprio nella conformazione stessa del film. Scorretto, indisciplinato, vertiginoso. Rompere il patto filologico con il modello letterario è essa stessa la prova della loro follia amorosa. Per tanto, lasciarsi andare ai sensi è l’unico modo giusto per esperire questo film: un’epopea dell’anima, sul ciglio del precipizio.