Faccia di Cuscino è un cortometraggio italiano del 2022 diretto da Saverio Cappiello. In poco più di 14 minuti racconta la quotidianità di un gruppo di ragazzi. Il film è stato apprezzato per la sua capacità di parlare di crescita, appartenenza e identità usando una storia semplice e un linguaggio visivo diretto. È stato selezionato in concorsi di cortometraggi importanti come il Locarno Film Festival e Sentiero film factory 2023.
Il cuore del racconto è la trasformazione interiore di uno dei ragazzi protagonisti, davanti alle dinamiche di gruppo e al desiderio di essere accettato. Le giornate spensierate diventano terreno di confronto con la propria identità e con le aspettative altrui.
Un gesto, una prova, un rito
Samuel, Danny e Stefano sono tre amici che passano il tempo nel canale vicino al mare. Samuel è il più giovane del gruppo, spesso preso in giro e chiamato “il piccolo”. La sua frustrazione cresce finché, in un pomeriggio apparentemente come tanti, compie un gesto inaspettato sperando così di ottenere rispetto e partecipazione nei giochi e nei rituali dei suoi amici.
Quel gesto – semplice nei fatti ma carico di significato – diventa il fulcro narrativo del corto: non solo un’azione fisica, ma l’emblema di un tentativo di crescita, di una prova che vorrebbe segnare il passaggio da “piccolo” a qualcuno di riconosciuto e accettato.
Il titolo stesso, Faccia di Cuscino, evoca la tensione tra l’apparenza e la forza: il volto paffuto di un bambino che vuole essere preso sul serio, come in un rito di passaggio.
Sobrietà visiva e dettagli umani
La regia di Cappiello è essenziale e attenta ai dettagli, mettendo l’accento sulle espressioni, sui gesti e sulle piccole dinamiche quotidiane dei ragazzi. L’ambiente – il canale deserto e l’area attorno alla spiaggia – diventa simbolo di uno spazio “altro”, fuori dagli adulti e dalle regole istituzionali, dove si gioca e si cresce.
La fotografia e il montaggio si concentrano sulle emozioni interiori dei personaggi, piuttosto che sullo sviluppo drammaturgico convenzionale. Questa scelta stilistica permette agli spettatori di entrare in empatia con le sensazioni di Samuel, la solitudine, la tensione, la voglia di essere accettato.

Appartenenza, crescita e marginalità
Se da un lato Faccia di Cuscino racconta un episodio specifico di un gruppo di ragazzi, dall’altro apre questioni molto più ampie. L’appartenenza al gruppo: Samuel compie un gesto per essere “uno di loro”, portando in scena la pressione sociale che i giovani spesso sperimentano. Rito di passaggio e identità: il gesto non è tanto un atto eroico, quanto un tentativo di definirsi. Marginalità e libertà: l’ambientazione nel canale deserto rappresenta uno spazio di libertà extra-istituzionale, dove i ragazzi costruiscono le proprie regole e il proprio mondo.
Un piccolo grande racconto
Faccia di Cuscino è un cortometraggio che non grida, non spettacolarizza, ma osserva con attenzione e sensibilità. Porta lo spettatore a riflettere su quanto le dinamiche di gruppo, il bisogno di riconoscimento e i piccoli gesti quotidiani possano definire chi siamo in formazione.
È un film sulla crescita che parla con semplicità e lo fa attraverso personaggi vivi, autentici e riconoscibili. Un’opera breve ma ricca di spunti, che resta nella mente e nella riflessione. Disponibile su Raiplay.