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‘La Gioia’: Saul Nanni e Valeria Golino in un dramma che scuote e colpisce

Un film notevole che osserva il lato oscuro dell’animo umano

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Non è frequente imbattersi in film capaci di colpire con tale intensità. Accade talvolta quando il cinema si confronta con la cronaca nera, ma più raramente quando riesce a farlo senza cedere al sensazionalismo. La Gioia, secondo lungometraggio di Nicolangelo Gelormini, si muove in questa direzione, affidandosi a una scrittura solida, a una messa in scena attenta e a un lavoro eccellente degli interpreti.

L’ispirazione da un caso di cronaca nera

Dopo Fortuna, Gelormini torna a confrontarsi con una vicenda che affonda le radici in un fatto reale: l’omicidio di Gloria Rosboch, avvenuto nel gennaio 2016 per mano dell’ex alunno Gabriele Defilippi. Il film nasce dalla sceneggiatura vincitrice del Premio Solinas 2021 di Giuliano Scarpinato e Benedetta Mori, scritta insieme a Chiara Tribaldi e allo stesso Gelormini, e trae origine dall’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento.  
Tuttavia,
La Gioia non è una trasposizione didascalica del reale: è piuttosto un’opera che si prende la libertà della finzione per costruire un contesto emotivo, psicologico e morale in cui i personaggi possano muoversi fino a un esito inevitabile e irreversibile.

Molti elementi della vicenda originale vengono necessariamente rielaborati o allontanati dal dato cronachistico, ma ciò che resta centrale è l’intento del film: non giustificare, non assolvere, bensì tentare di comprendere. Comprendere cosa possa spingere gli esseri umani verso derive così estreme, quali fratture interiori, quali solitudini e quali desideri distorti possano convergere in una tragedia.

Un cast in stato di grazia 

Per una larga porzione del film l’asse del racconto si appoggia sul personaggio interpretato da Saul Nanni, che qui raggiunge probabilmente una delle prove più solide e consapevoli della sua carriera. Alessio è un ragazzo privo di veri punti di riferimento e di fatto cresciuto sotto l’influenza di adulti incapaci di esercitare qualunque responsabilità etica. In lui si condensa un bisogno viscerale di essere visto, riconosciuto, accolto. Con il procedere della narrazione, però, l’attenzione si riallinea e il film segue sempre più da vicino Gioia, alla quale Valeria Golino presta un’interpretazione di rara audacia e misura. Lontana da ogni seduzione convenzionale e appesantita nei gesti e nella postura, Golino costruisce una figura radicalmente opposta a quella della madre biologica del ragazzo, incarnata da una Jasmine Trinca luminosa, istintiva e magistrale. Gioia è una donna semplice, piuttosto trattenuta, come se avesse vissuto a lungo in una forma di castità emotiva autoimposta. Ha imparato a muoversi lentamente nel mondo e proprio per questo, quando incontra Alessio, sceglie improvvisamente di correre senza freni. L’irruzione di un amore inatteso, mai conosciuto prima, diventa per lei un’esperienza assoluta, capace di risvegliarla e, nello stesso gesto, di esporla senza difese a un destino ormai impossibile da evitare.

A completare il cast Francesco Colella, formidabile, offre una prova durissima e spietata, capace di irrompere nel racconto con una presenza che lascia il segno. 

Jasmine Trinca

L’intensità dei personaggi al centro del racconto

Il film trova la sua forza nella maestria con cui il regista ritrae la protagonista: sotto l’apparente ingenuità e la presunta limitatezza intellettiva, pulsa l’animo di una donna sola, irriducibilmente romantica e affamata d’affetto. Una donna che, nonostante tutto, prova gioia. E il titolo del film lo chiarisce con forza: quel nome resta inciso anche dopo la morte, perché Gioia, dall’inizio alla fine di quella relazione sbagliata, si è sentita viva, felice, vista

Alessio, a sua volta, viene raccontato non per attenuare la gravità delle sue azioni, ma per interrogare ciò che le precede, ciò che si annida dietro un gesto così tragico. Anche lui, come Gioia, desidera essere visto, non più come un corpo, ma come un’anima. Il film lo mostra costantemente in una zona di ambiguità: spietato e al tempo stesso consapevole del male che compie.

Valeria Golino e Saul Nanni

Come ha sottolineato lo stesso Nanni, Gioia è per Alessio un’occasione che la vita gli ha concesso, un barlume di luce in mezzo all’ombra, che lui purtroppo non è riuscito a cogliere.

Insomma, tutto regge e vibra. È un film potente, sorretto da interpreti tra i più rilevanti del panorama contemporaneo, capaci di sostenere il peso di un cinema esigente che meriterebbe più spazio, coraggio e futuro, e che avrebbe bisogno di incontrare più spesso figure di questo calibro.

La gioiaValeria Golino e Saul Nanni in una storia d;amore e di morte