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‘Rob Zombie collection’ in limited edition blu-ray

Quattro dischi in alta definizione per la Rob Zombie collection di Midnight Classics. .

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Rob Zombie collection è il prestigioso cofanetto che va ad aggiungersi alla sempre più ricca collana Midnight Classics di Plaion pictures. Un prestigioso cofanetto cartonato a tiratura limitata di mille copie contenente ben quattro blu-ray per celebrare tre fondamentali titoli della filmografia di Rob Zombie. Il rocker che, all’anagrafe Robert Cummings, a partire da inizio terzo millennio si è trasformato in regista di culto per i fan dell’horror. Soprattutto grazie alla trilogia dedicata alla sanguinosa combriccola dei Firefly, costituita da La casa dei 1000 corpi, La casa del diavolo e 3 from hell. Trilogia che troviamo, appunto, all’interno di questa edizione home video in alta definizione, accompagnata da un booklet e da tre card da collezione. Ciascun disco con relativi contenuti speciali, più un quarto supporto interamente dedicato a materiale extra diviso in sezioni relative ad ognuno dei film. Supporto, dunque, che per La casa dei 1000 corpi offre cinque dietro le quinte, undici interviste, il test del Dottor Satana e quello del Professore. Più sette minuti di prove del cast e quattro di provino di Dennis Fimple, che veste i panni di nonno Hugo. È invece il ricchissimo making of di oltre due ore e venti minuti ad occupare la sezione riguardante La casa del diavolo. Come pure ricchissimo è il making of di un’ora e trentaquattro minuti di 3 from hell.

 

La casa dei 1000 corpi (2003)

 

Con un’apertura il 30 Ottobre 1977, è attraverso un prologo a base di rapina che prende avvio il primo lungometraggio di Rob Zombie. Allora reduce soltanto da regie di videoclip. Del resto, sono proprio variopinti momenti che rievocano lo spirito di determinati video musicali a caratterizzare la neppure ora e mezza di visione. Momenti eccessivi, cartooneschi e visionari atti a tempestare una vicenda chiaramente influenzata dal super classico Non aprite quella porta di Tobe Hooper. Perché non solo l’azione si svolge qui negli anni Settanta, ma, come in quel caso, abbiamo dei ragazzi alle prese con una famiglia di squilibrati. Lì Leatherface e fratelli, qui i già citati Firefly, decisamente pittoreschi a partire dal clownesco Capitano Spaulding di Sid Haig. Senza contare il fatto che ad incarnare Otis, uno dei folli, sia il Bill Moseley che fu Chop Top in Non aprite quella porta parte 2. Nomi cui si aggiungono altri noti del genere, dalla mitica Karen Black al caratterista Michael J. Pollard, fino a Sheri Moon Zombie, consorte del regista.

All’interno di un ricco cast comprendente nel ruolo di sceriffo anche il Tom Towles di Henry – Pioggia di sangue e il gigante Matthew McGrory.

Mentre sono Erin Daniels, Jennifer Jostyn, Chris Hardwick e Rainn Wilson ad incarnare le quattro potenziali vittime. Un poker di giovani in viaggio nella sperduta provincia americana al fine di raccogliere storie bizzarre da riportare in un libro. Provincia in cui dal già menzionato Capitano Spaulding vengono portati a visitare una sorta di tunnel dell’orrore sui serial killer. Da qui, interessati al folle scienziato chiamato Dottor Satana finiscono nell’abitazione dei pazzi. Il resto, tra uccisioni condite di splatter e torture, si concretizza nell’involucro di follia in fotogrammi che ha concesso all’insieme di trasformarsi in un cult. Soprattutto perché concepito in un periodo storico in cui, esaurita la sbornia di slasher post-Scream, l’orrore da schermo era in cerca di nuove strade. E, senza alcun dubbio, l’esordio zombiano aprì quella giusta, se pensiamo che non pochi, successivamente, guardarono al capolavoro di Hooper e ai seventies horror movies. Con extra quattro minuti di making of, tre di featurette Tiny f**ked a stump, due teaser, il trailer italiano e il commento audio di Zombie.

 

La casa del diavolo (2005)

 

Moseley e Sheri Moon Zombie tornano nei personaggi di Otis e Baby, in attesa di incontrarsi con il fuggiasco papà, il Capitano Spaulding. Si nascondono in un motel isolato eliminando chiunque gli capiti sotto tiro, inseguiti dal vendicativo Sceriffo Quincy Wydell, ovvero William Forsythe. Quest’ultimo fratello dello sceriffo ucciso nel primo film che, ancora con il volto di Towles, rivediamo in una sequenza onirica. Uno dei pochi a tornare, insieme a Matthew McGrory, considerato il nuovo comparto attoriale per la felicità degli horrorofili incalliti e dei seguaci dei b-movie. In quanto si aggiungono il Ken Foree di Zombi, l’halloweeniana P.J. Soles e il Michael Berryman de Le colline hanno gli occhi. Accanto ad abituali frequentatori della celluloide di genere: dal veterano Geoffrey Lewis a Danny Trejo. Più la Leslie Easterbrook di Scuola di polizia al posto di Karen Black e, non accreditato, lo Steve Railsback di Ed Gein – Il macellaio di Plainfield. Un cameo significativo, considerando che il contadino necrofilo Gein ispirò proprio Non aprite quella porta, come già spiegato omaggiato nella trilogia. Il Non aprite quella porta ancor più ricordato in questo secondo capitolo, tanto da emularne l’incipit che racconta di atroci fatti accaduti. Man mano che ci si discosta del tutto dal look notturno e fantasioso che aveva caratterizzato La casa dei 1000 corpi.

Infatti, La casa del diavolo non strizza più l’occhio al pubblico dei teen-ager e s’immerge nella soleggiata quanto desolata America rurale.

Spesso covo e nascondiglio del male più insospettabile, nonché residenza di emarginati di ogni tipo, da pericolosi psicopatici ad individui sessualmente deviati dediti all’accoppiamento con animali. Qui al servizio di un’operazione che sarebbe giusto definire un moderno western a tinte splatter, con la “mansoniana” famiglia Firefly a rappresentare i pellerossa. Fronteggiata, appunto, da Wydell, anch’egli propenso al ricorso all’estrema violenza, tanto da definirsi “il braccio della giustizia del Signore”. Man mano che, al di là delle truculente e shockanti immagini, a spaventare e infastidire lo spettatore è la consapevolezza di appartenere alla razza umana. Razza da sempre affetta da una follia più o meno nascosta che porta a lottare continuamente e violentemente con il prossimo per la sopravvivenza. Sebbene l’ironia non manchi (da antologia il grottesco critico cinematografico ferratissimo nella vita dei Fratelli Marx). Con contenuti speciali spazianti da un piccolo tributo a McGrory a un paio di finte pubblicità, passando per un brevissimo video amatoriale di Otis. Fino ad undici scene eliminate, il documentario di oltre due ore e venti minuti sulle riprese del film e Una breve intervista sanguinosa. E ancora, il video musicale Satan’s got to get along without me di Buck Owens, cinque minuti di errori sul set e tredici di Morris Green show.

 

3 from hell (2019)

 

Quando meno ce lo saremmo aspettati, quattordici anni dopo La casa del diavolo la famigerata famiglia Firefly è tornata all’opera. A quanto pare sopravvissuta ai colpi sparatigli dalle forze dell’ordine al termine di quel secondo tassello. Ma, tra incarcerazione e inevitabile fuga, rimangono soltanto l’Otis di un Bill Moseley sempre più vicino a Charles Manson e la bella e letale Baby. Il Captain Spaulding viene infatti quasi subito congedato tramite l’espediente narrativo della condanna a morte. In quanto Sid Haig non versava affatto in buone condizioni di salute e scomparve proprio nel periodo d’imminente uscita di 3 from hell. Una dipartita che Zombie rimpiazza a suo modo introducendo una figura inedita nella saga dei cosiddetti “Reietti del diavolo”. La figura del fratellastro Foxy soprannominato “Lupo mannaro di mezzanotte”, interpretato dal Richard Brake già diretto dal regista in Halloween II e 31. Figura che rappresenta la principale novità di un terzo episodio che torna ad abbracciare bene o male il look del precedente. Che risentiva oltretutto di evidenti influenze provenienti dai capolavori di Sam Peckinpah.

Si evitano dunque nuovamente ingredienti soprannaturali per rispecchiare vicende dal sapore realistico nel trasudare cinismo e violenza a base di buoni e cattivi indistinguibili.

Grazie ad un’atmosfera che, nonostante le limitazioni di budget, Zombie si rivela capace di riproporre sfruttando una pregevole confezione tecnica. Non mancano come di consueto, poi, i graditi omaggi cinefili, a cominciare dai mitici Bela Lugosi e Lon Chaney in tv. Per non parlare della gang criminale dei Satana neri, mascherati come Santo e gli altri lottatori di catch dei trash movie messicani. E che dire delle immancabili apparizioni di volti noti del genere? Come nel secondo film abbiamo Danny Trejo, ma anche la Dee Wallace de L’ululato e un Clint Howard in versione clown. The wild one di Suzy Quatro e In-a-gadda-da-vida degli Iron Butterfly imperversano infine nella colonna sonora di vecchie hit. Nel marasma di sadiche situazioni che, spesso condite di ralenti, includono anche lo sventramento di una ragazza completamente denudata. A completamento dell’unico lungometraggio dei tre a non essere stato distribuito in Italia nelle sale cinematografiche. Ora disponibile per la prima volta su supporto fisico nel nostro paese – in versione originale sottotitolata in italiano – grazie a questa Rob Zombie collection. Con il solo commento audio del regista ad occupare la sezione riservata ai contenuti speciali.