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‘Valentino: L’ultimo imperatore’, il ritratto di un re

Un ritratto intimo del maestro della moda italiana, scomparso di recente, tra vita privata e grandi eventi.

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Valentino: L'ultimo imperatore

Valentino: L’ultimo imperatore, presentato alla 65ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e disponibile in streaming su Prime Video con abbonamento a Mediaset Infinity, è un documentario diretto da Matt Tyrnauer che ritrae il grande stilista italiano Valentino Garavani, recentemente scomparso. Un ritratto intimo e osservazionale del maestro, il film prova a svelare il mondo esclusivo dell’alta moda italiana. Ma quanto può un documentario come questo avvicinare davvero lo spettatore a una leggenda?

Valentino: L’ultimo imperatore, il dietro le quinte di un mondo

Vicino alla conclusione della sua carriera di stilista alla guida della sua omonima azienda, Valentino viene mostrato sia nella vita privata sia nei dietro le quinte della realizzazione di alcune installazioni legate alle sue sfilate e al grande evento tenutosi all’Ara Pacis per i suoi 45 anni di carriera.

Sguardi privilegiati

Più che un vero e proprio documentario, il film di Tyrnauer si configura come un ritratto, più affine a un servizio giornalistico che a uno studio approfondito. È una piccola finestra sul mondo di Valentino che, in un modo o nell’altro, apre brevi parentesi nella quotidianità dello stilista e delle lavoratrici e dei lavoratori della moda e dello spettacolo.

Una narrazione parallela, che fa buon uso di servizi giornalistici d’archivio, riguarda invece la sorte dell’azienda dal punto di vista economico e manageriale. Molto interessanti le lotte di potere che porteranno inevitabilmente alla perdita del controllo della stessa da parte di Valentino.

L’occhio della macchina da presa è candido e spontaneo, spesso curioso. Non è giudicante né interessato a un aspetto specifico della vita di Valentino. Come quello di un bambino, si muove libero nelle stanze dell’alta moda italiana, mantenendo però una costante e marcata reverenza verso il protagonista.

Pur evitando il giudizio, lo sguardo assume talvolta una natura alquanto pubblicitaria e celebrativa. Il film mostra Valentino come un dio e, coerentemente con il titolo, come un imperatore.

La dolce vita

È innegabile che un osservatore esterno possa restare incuriosito da un mondo complesso e inaccessibile come quello dell’alta moda. Volente o nolente, si aprono numerose finestre su ambienti in cui lavoratori comuni incontrano il grande stilista. Sebbene accompagnate da una colonna sonora pimpante e apparentemente leggera, è impossibile non cogliere il caos e provare un certo disagio di fronte alle urla e ad alcuni insulti rivolti a figure considerate meno rilevanti, collocate ai gradini più bassi della gerarchia aziendale.

Risulta quasi naturale accostare la figura di Valentino a quella di Miranda Priestly, interpretata da Meryl Streep in Il Diavolo Veste Prada, nel quale, peraltro, lo stilista compare anche in un breve cameo.

L’aristocrazia italiana dominante che la macchina da presa accompagna tra mostre, sfilate, ville, negozi e locali di lusso viene spesso generosamente paragonata a La Dolce Vita, trasformando stili e comportamenti di quel mondo in un vanto, senza però cogliere il significato più profondo dell’opera felliniana.

La bellezza che proviene da questi ambienti alto-borghesi risulta, tuttavia, difficilmente decifrabile se non osservata attraverso una forma di feticismo della ricchezza.

L’imperatore

Valentino è la figura centrale, ma il film ne restituisce una scultura più che un’analisi: una rappresentazione immanente, privata dei dettagli più profondi. Non emerge uno studio sulla sua carriera, sul suo background o sul percorso che lo ha condotto a quel livello. Ci sono banchetti, eventi e discussioni, ma nulla che scavi davvero oltre la superficie.

Il racconto si perde spesso nel compiacimento di una presunta nobiltà intrinseca del mondo della moda, finendo per risultare vacuo nei contenuti e assumendo toni marcatamente celebrativi, se non apertamente promozionali.

Valentino, come un grande condottiero, viene ritratto nei momenti più alti della sua carriera, seguito da assistenti, maggiordomi, portaborse e portaombrelli. Questa visione si condensa efficacemente in una frase pronunciata dallo stesso stilista:

«La gente deve stare in ginocchio davanti a me»

Per quanto il film si concentri sull’industria e sull’azienda nel suo complesso, emerge come un intrattenimento parallelo e particolarmente coinvolgente il rapporto tra Valentino e Giancarlo Giammetti, collega e compagno dello stilista. I due assumono quasi i tratti di archetipi comici, configurandosi come una vera e propria coppia di anziani coniugi. Tra loro esiste un’intesa fortissima. Un Giancarlo più serio e pacato contiene e riconduce costantemente all’ordine il carattere comicamente arrogante e altezzoso di Valentino, incarnando il ruolo dello straight man.

Panem et circenses

Le situazioni e gli eventi ritratti risultano talmente alieni all’esperienza di una persona comune da spingere a chiedersi se siano persino reali. Il ritratto è poetico e suggestivo, ma insiste su ambienti così inaccessibili da apparire lontani da chiunque non faccia parte dell’alta società italiana.

Da un lato, è affascinante poter osservare l’artigianato lungo l’intera “catena di montaggio” della moda. Dalla progettazione dell’abito, con una vera e propria task force di sarte che lo cuce direttamente sulla modella, fino al lavoro del graphic designer che, attraverso Photoshop, realizza locandine e immagini promozionali per i grandi eventi. Le sfilate vengono mostrate nella loro interezza, coinvolgendo professionisti del settore che affiancano il protagonista. Nel location scouting, nell’ideazione e nella realizzazione delle scenografie, oltre che nell’organizzazione degli eventi. Per quanto si voglia dare centralità alla figura di Valentino, emerge con maggiore forza la grande macchina artistica che opera dietro ogni singolo appuntamento. Rilevante è, quindi, la coesione e la collaborazione di decine di menti impegnate nella creazione di eventi epocali.

Dall’altro lato, è difficile non percepire la quotidianità mostrata sullo schermo come un mondo posto a un’altezza irraggiungibile, fatto di gala e ricevimenti, distante dalla realtà delle persone comuni. Come in The Kardashian, l’intrattenimento nasce dall’osservazione di ricchissimi titani internazionali che si muovono in contesti esclusivi. Questo rende spettatore ideale soltanto il fan dello stilista oppure chi prova un irrefrenabile senso di freudenfreude.

Valentino: L’ultimo imperatore è un degno ritratto di un artista contemporaneo imponente che merita senza dubbio riconoscimento, ma è inevitabile che l’eccesso di piaggeria finisca per generare un sottile disagio nello spettatore.

Valentino: L’ultimo imperatore è su Prime Video con un abbonamento a Mediaset Infinity+. Clicca qui per attivare la prova gratuita Prime Video di 30 giorni e guardarlo adesso.

Valentino: L’ultimo imperatore

  • Anno: 2008
  • Durata: 96'
  • Distribuzione: Medusa Film
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Matt Tyrnauer
  • Data di uscita: 20-November-2009