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Eva Victor al suo esordio con ‘Sorry, Baby’

Una nuova autrice comica si fa strada nel panorama mondiale

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Eva Victor Sorry, Baby

Julia Roberts sale sul palco dei Golden Globe, accolta da una calorosa standing ovation ed esprime subito la sua ammirazione nei confronti di Eva Victor. Attrice, sceneggiatrice e regista trentenne (che usa i pronomi she/them), nata a Parigi ma naturalizzata statunitense, che sta ottenendo le maggiori lodi grazie al suo esordio alla regia al cinema con Sorry, Baby, in sala dal 15 gennaio.

Sorry, Baby: l’esordio alla regia cinematografica

Agnes (Eva Victor) è una professoressa di letteratura inglese, vive con la sua gatta nella casetta che ha dai tempi dell’università. Frequenta il suo vicino di casa Gavin (Lucas Hedges) ed è strettamente legata alla sua ex collega e amica Lydie. Quando questa, interpretata con dolcezza e delicatezza da Naomi Ackie, torna a trovarla per qualche giorno, comunicandole di essere incinta, Agnes rivive dei ricordi traumatici del periodo universitario. Il suo relatore di tesi aveva abusato di lei nel periodo di scrittura del suo elaborato, segnandola profondamente per sempre. 

Eva Victor si dimostra un’abile scrittrice, che riesce a raccontare con tono sempre ironico e pacato una tragedia personale gravissima. La sua capacità nella scrittura e nella recitazione, accompagnate da una buonissima prova di regia, la stanno facendo conoscere al mondo. Il film, prodotto da Barry Jenkins, è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival nel 2025.

Colpiscono della sua scrittura soprattutto i dialoghi, estremamente reali e crudi, comprensibili e riconoscibili specie dalle generazioni vicine all’autrice. I personaggi sono scaltri e con la risposta sempre pronta, riflesso di una scrittura consapevole e attenta. Lydie, il personaggio di Naomi Ackie, è l’emblema dell’amica perfetta, sempre disponibile e pronta ad ascoltare la sua coinquilina. È  molto facile sentirsi rispecchiati dai discorsi tra le due, per quanto sciocchi e strambi spesso siano. Sarà facile soprattutto per chi si è sempre sentito “diverso” ritrovarsi nel personaggio di Agnes. Quasi mai sa cosa dire o come comportarsi, risulta buffa, impacciata e persa, mentre Lydie è il bastone a cui si appoggia.

Eva Victor: la sua formazione

Eva Victor ha studiato recitazione presso la International School of San Francisco e la Northwestern University. Ha frequentato i corsi di teatro, specializzandosi in scrittura drammatica. Appassionata di improvvisazione teatrale comica, ha partecipato a numerosi spettacoli di questo genere. 

Ha iniziato a lavorare come stagista presso il sito web di satira femminista Reductress. Ha lavorato come attrice per Comedy Central e nella serie televisiva Billions. Per la tv, ha partecipato alla fiction Inside the Woods (2017).

In seguito ha diretto e recitato Eva vs Anxiety (dal 2019 al 2020). In questi sketch, realizzati per Comedy Central, raccontava di situazioni quotidiane che la mettevano a disagio, come le chiacchiere con sconosciuti o gli appuntamenti romantici. Grazie a Eva vs Anxiety è diventata sempre più nota in rete.

Attiva anche nei cortometraggi, appare in Stories from the Man Upstairs (2014) di JJ Pollack, in Dead Girl (2019), Girl Night (2019), Eavesdropping (2020) e Breakfast for Liz (2021). Victor ha dichiarato di sentirsi più a proprio agio in tv o al cinema, rispetto alla stand-up comedy, che richiede un completo mettersi a nudo davanti a un pubblico. 

Durante la pandemia di COVID-19 ha avuto modo di allontanarsi ancora di più dal palco e ha scritto la sceneggiatura di Sorry, Baby. La sceneggiatura è stata letta da Barry Jenkins (Moonlight, Se la strada potesse parlare) con cui Victor aveva una corrispondenza su Instagram e che già attendeva di poter leggere qualcosa scritto dall’autrice. Nel cinema, Victor aveva già affiancato l’autrice Jane Schoenbrun sul set di I Saw the TV Glow (2024), per questo ha voluto esordire anche nella regia del suo film.

Lo stile comico

Negli ultimi anni, Eva Victor si è affermata come una delle voci più riconoscibili e originali della nuova comicità americana. Ha costruito la propria identità artistica su un umorismo che trova forza proprio nell’insicurezza e nella vulnerabilità emotiva. Il suo stile non cerca la battuta immediata, ma lavora per sottrazione, trasformando silenzi, esitazioni e piccoli fallimenti quotidiani in materia comica.

La sua comicità si muove su un terreno spesso autobiografico. I suoi personaggi parlano troppo o troppo poco, si perdono nei pensieri, cercano conferme che non arrivano. Victor riesce a rendere divertente ciò che normalmente è scomodo, senza mai forzare il tono o cercare la risata facile.

Nella sua comicità e nel tono ricorda molto un’altra grande sceneggiatrice e attrice comica, Phoebe Waller-Bridge, (Fleabag), autrice capace di rendere un’esperienza individuale e traumatica comprensibile a tutti. Con il sarcasmo e la leggerezza nel raccontare i temi più critici ogni spettatore si avvicina all’attrice protagonista e al suo personaggio.

Eva Victor ha dimostrato la stessa abilità nel rimanere vicina a chi guarda, di sussurrare con ironia e leggerezza i suoi problemi, dimostrando una guarigione difficile e lenta, di un personaggio particolarissimo. È un piacere conoscere una nuova comica autrice in grado di scrivere, recitare e girare le proprie opere con un fortissimo tocco personale.

Una riflessione sul tono

All’interno di Sorry, Baby, in un momento in cui Agnes sta tenendo una lezione per i suoi studenti, fa una riflessione sul tono di un’opera letteraria. Sta studiando Lolita (romanzo di Vladimir Nabokov) con la classe, quando uno studente rivela di essere profondamente disturbato dal modo in cui dei pensieri tanto immorali (quelli del protagonista dell’opera) sono narrati con naturalezza dall’autore. Agnes spiega così che la non corrispondenza tra il tono dell’opera e gli avvenimenti sono proprio il punto del libro, la sua particolarità è che fa ragionare il lettore sulla moralità del protagonista disturbandolo e chiamandolo in causa.

Allo stesso modo la commedia, specie quella di Eva Victor, sceglie un tono vivace e sarcastico, per trattare temi tutt’altro che allegri, che colpiscono lo stomaco dello spettatore proprio perché non cercano lacrime o compassione, ma denuncia e riflessione, attraverso il sorriso. Sarebbe certamente più facile affrontare temi sensibili con un’opera drammatica, ma probabilmente non altrettanto efficace. Sembra che con quella scena l’autrice stesse in parte spiegando anche il suo metodo di scrittura; sottolineando come la scelta di un tono ironico non sia sinonimo di superficialità ma bensì un tentativo di miscela tra dramma e commedia.

Il dramma si percepisce soprattutto sul finale, in un bellissimo momento in cui Agnes si ritrova sola con la figlia di Lydie, che è tornata a trovarla. Parlando con la neonata, Agnes si sente in dovere di scusarsi con lei per tutto il male che incontrerà in questo mondo, preparandola a tutte le brutte cose che le succederanno, che ormai le sembrano inevitabili, visto il suo passato traumatico.