Ritorna in sala l’horror con la scimmia, Johannes Roberts dirige una pellicola che funziona, analizzando il terrore da una prospettiva puramente istintuale, feroce e animale. L’incubo nasce tra le confortevoli mura domestiche, tramutando un “pet” in fiera assetata di vite umane. Ben – Rabbia animale, titolo italiano di Primate, richiama concettualmente Cujo, il San Bernardo del Maine dell’omonimo romanzo di Stephen King. Le due opere seguono il medesimo filone narrativo, portando lo spettatore all’interno di un horror dove il maniac non rivendica radici ultraterrene o natura umana. Roberts carpisce l’essenza di Cujo, confezionando una pellicola che proietta nell’audio visivo una continua ricerca del brivido.
Distribuito da Eagle Pictures.
Rabbia animale
La vicenda principale segue un gruppo di amiche decise a passare l’estate alle Hawaii. All’interno dell’abitazione della protagonista vive uno scimpanzè di nome Ben, animale divenuto a tutti gli effetti membro della famiglia. Tra una birra e l’altra le giornate trascorrono serenamente, il paradiso hawaiano accoglie il gruppo nello splendore delle sue vedute. Insolitamente, conoscendo la natura serena e docile dello scimpanzè, Ben comincia a lamentare degli strani atteggiamenti dopo esser stato morso da un animale selvatico: il primate è insofferente, inspiegabilmente agitato, manifesta eccessive attenzioni fisiche nei riguardi del gruppo.
Ben viene momentaneamente rinchiuso all’interno della sua gabbia e affidato a un veterinario, chiamato per capire la condizione dello scimpanzè. Ben riesce a evadere dalla sua gabbia, oramai in preda alla rabbia, contratta dal morso dell’animale. Il primate da tenero amico e membro della famiglia muta in assassino implacabile e spietato. L’intero gruppo sta per conoscere la furia di Ben, deciso a uccidere qualunque anima gli si pari davanti. L’abitazione sta per divenire teatro di orrori e morte, una serena serata estiva porrà fine a molte vite.
La ferocia dentro casa
La pellicola possiede una brutalità insospettata, mostrando i muscoli nelle sequenze più concitate. Il primissimo omicidio, mostrato nel teaser ancor prima dei titoli di testa, fornisce immediatamente allo spettatore gli strumenti per comprendere il tipo di opera con cui ha a che fare. La caratterizzazione di Ben -descritto come iper intelligente, addirittura in grado di parlare tramite un tablet- è ben riuscita e funzionale ai fini narrativi. Nelle sequenze di incipit il regista costruisce il tipico animale domestico di sconfinata bontà. Gioca, scherza, si gode l’estate esattamente come il gruppo di uomini, non rappresentando in alcun modo una minaccia. La trasformazione di Ben in maniac non tarda ad arrivare, Roberts concentra la sua lente sulle emozioni del primate. Una sequenza in particolare, ritraente Ben che si specchia nell’acqua della piscina, traduce visivamente la sensazione di sbandamento e perdita identitaria dell’animale, in preda alla rabbia contratta.
L’umanizzazione di Ben risulta azzeccata in ogni attimo della narrazione. Sebbene la “scimmia estremamente intelligente” non sia una novità, osservarne una di buona fattura appaga e intrattiene. Con l’incipit del massacro, interamente ambientato in una notte, la pellicola cambia ritmo ed estetica, incupendosi via via che la narrazione procede. La lotta tra la compagnia di amiche e Ben è senza esclusione di colpi, brutale e sanguinosa. Diverse sequenze sono ben realizzate, costruendo il terrore similmente ai grandi maestri degli anni ’80 e ’90. La pellicola cade raramente in meri jumpscare, concentrandosi più su silenzi e ombre, luci e oscurità. Lo scimpanzè viene spesso introdotto in scena con il controluce, scontornandone l’inquietante silhouette tra il mobilio dell’abitazione. Nota di merito alla realizzazione di Ben, in nessun momento in CGI. Roberts utilizza trucco prostetico, stuntman e animatroni per restituire un senso palpabile al primate. Il completo abbandono dell CGI rende Ben concreto, tangibile, reale.
Suono, corpo e tensione
La regia di Roberts è atta alla creazione di tensione continua, mediante il miscelarsi del sonoro nelle sequenze. La macchina da presa predilige un ritmo serrato che mantiene tensione per l’intera durata del film. La carnalità di Ben viene spesso utilizzata per creare terrore e agitazione nello spettatore. Ripreso come possente e muscoloso, in grado di compiere scioccanti movimenti improvvisi. L’accompagnamento sonoro è alleato alla narrazione nell’impresa di sconvolgere e inquietare. Rumori sordi, grida improvvise e silenzi penetranti, pronti ad essere squarciati da un momento all’altro. La tensione viene creata tramite pause, in uno schema simile al pausa-sonoro-pausa, destabilizzando nell’esplosione del comparto musicale.
La scrittura non risulta completamente a fuoco, dimenticando pezzi da qualche parte, recuperando frettolosamente sul finale. Sebbene opere come questa non necessitino di grandi spiegazioni, una maggior cura per i dettagli avrebbe potuto donare alla pellicola una sfumatura apprezzabile. La sceneggiatura in alcuni momenti serve quasi da canovaccio, utile a mostrare la furia di Ben e la reazione in tempo reale del gruppo di mal capitati. Caratteristica che non si traduce in difetto, gli avvenimenti narrati servono a fornire al primate gli strumenti per compiere efferatezze di ogni genere.
Ben – Rabbia animale diverte e intrattiene, un buon esercizio di stile firmato Roberts, consigliato a tutti gli amanti dello slasher e dell’horror in genere.