Con Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua, in uscita il 13 gennaio su Sky Arte e in streaming su NOW, il documentario dedicato a uno dei più influenti fotografi italiani del Novecento si impone non come semplice ritratto biografico, ma come riflessione sulla natura stessa dell’immagine e sul suo potere politico. L’opera esplora la vita, il pensiero e l’eredità artistica di Oliviero Toscani restituendo, attraverso un racconto intimo e sorprendente, la complessità di un autore che ha trasformato la fotografia in un linguaggio civile, capace di incidere sul costume, sulla politica e sull’immaginario collettivo.
Oliviero Toscani, grazie alla regia di Fabrizio Spucches, emerge nella sua interezza: radicale, provocatorio, spesso scomodo, sempre coerente con una visione del mondo che rifiuta la neutralità. Le testimonianze inedite ed eccezionali (Patti Smith, Fran Lebowitz, Lucano Benetton, Nicolas Ballario, Jean-Charles de Castelbajac, Vittorio Moretti) illuminano le molte contraddizioni di un intellettuale visivo.
Leggi anche: ‘Il mio nome è Battaglia’: fotografia e vita

©oliviero_toscani _autoritratto_2
La fotografia come presa di posizione
Uno dei meriti principali del documentario è quello di chiarire fin da subito il presupposto teorico che ha guidato tutta la carriera di Oliviero Toscani: l’immagine non è mai innocente. Ogni fotografia è una scelta, dunque un atto politico. Attraverso materiali d’archivio, interviste e sequenze di lavoro, il film mostra come Toscani abbia sempre concepito la fotografia non come decorazione, ma come strumento di intervento nella realtà.
In questo senso, la lunga esperienza con United Colors of Benetton viene riletta – grazie anche alle parole di Luciano Benetton – non solo come una rivoluzione pubblicitaria, ma come una vera e propria operazione culturale. Olivieri decise quindi eliminare il prodotto dall’immagine e pone al centro temi come il razzismo, l’AIDS, l’omofobia, la guerra o la pena di morte. All’inizio questa sua scelta non fu presa positivamente. Molti Paesi lo censurano ma Toscani ha saputo trasformare lo spazio commerciale in un’arena pubblica, ha anticipato dinamiche che oggi sono centrali nella comunicazione contemporanea.

©oliviero_toscani_archivio-benetton_1996
Oliviero Toscani: «Fotografare persone che nessuno vuole guardare»
Nel documentario Oliviero Toscani. Chi mi ama mi segua la celebre frase — fotografare persone che nessuno vuole guardare — assume un significato emblematico. Come testimoniano le immagini e i racconti raccolti nel documentario, per il fotografo l’atto di fotografia non riguarda soltanto ciò che è visibile o socialmente accettabile, ma ciò che rende visibile ciò che la società tende a ignorare o rimuovere. Questa tensione si ritrova in modo esplicito nel progetto Razza Umana (Human Race), iniziato come un’indagine socio-politica, culturale e antropologica sulla varietà delle morfologie e delle condizioni umane: un archivio fotografico di decine di migliaia di ritratti realizzati in tutto il mondo per restituire dignità, diversità e complessità ad ogni volto ritratto.
Chi mi ama mi segua non elude le critiche che hanno accompagnato Oliviero Toscani per tutta la vita: l’accusa di cinismo, di strumentalizzazione del dolore, di sfruttamento della sofferenza a fini commerciali. Al contrario, le integra nel racconto, mostrando come il fotografo abbia sempre rivendicato la necessità di immagini capaci di disturbare, di ferire, di obbligare lo spettatore a una presa di posizione.

©oliviero_toscani_linguacce
Oltre la pubblicità: Colors, Fabrica e la dimensione culturale
Ridurre Oliviero Toscani al solo ambito pubblicitario sarebbe limitante. Con la rivista Colors e con il centro di ricerca Fabrica, egli sviluppa un’idea di comunicazione come laboratorio culturale permanente, capace di formare nuove generazioni di creativi con una visione globale e interdisciplinare.
In questi progetti emerge chiaramente il suo ruolo di intellettuale visivo: Oliviero Toscani non produce solo immagini, ma discorsi visivi capaci di attraversare confini geografici, culturali e linguistici.

©oliviero_toscani_autoritratto
Oliviero Toscani: Lo sguardo che rompe lo stereotipo
Le donne fotografate da Oliviero Toscani non sono oggetti di desiderio, ma soggetti che guardano, resistono, esistono. Attraverso immagini che hanno spesso generato scandalo — dalla maternità non edulcorata ai corpi segnati, dalla sessualità esplicita alla vulnerabilità fisica — il fotografo ha scardinato la retorica della perfezione femminile, mettendo in crisi lo sguardo maschile e commerciale. In questo senso, la sua operazione non è stata semplicemente provocatoria, ma profondamente politica: restituire alle donne una presenza visiva autonoma, sottratta alla funzione decorativa, e affermare il diritto dell’immagine femminile a essere complessa, imperfetta e irriducibile a uno stereotipo.