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Un ritratto di ‘Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli’

Il film di Giuseppe Piccioni rifiuta il biopic celebrativo e costruisce un ritratto intimo di Pascoli, dove lutto, famiglia e isolamento diventano la vera origine della poesia

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'Zvanì – Il romanzo familiare di Giovanni Pascoli' narra la vita del poeta attraverso il dolore, la solitudine e i rapporti familiari

Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli, diretto da Giuseppe Piccioni, è stato presentato il 31 agosto 2025 nella sezione autonoma Giornate degli Autori, durante l’82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Dopo Leopardi, ritratto nel  Il giovane favoloso di Mario Martone e Dante di Pupi Avati, il cinema italiano torna ad interrogare una figura cardine della letteratura nazionale, una di quelle che abitano da sempre le aule scolastiche, i manuali e stesse tracce di maturità. Ma Piccioni sceglie una strada diversa: non il ritratto del poeta come monumento, bensì come frattura, come somma di perdite, come identità costruita attorno ad un vuoto.

Il film, ora disponibile su Rai Play non nasce per raccontare Pascoli, ma per interrogare ciò che lo ha reso possibile. Federico Cesari interpreta Giovanni Pascoli, Benedetta Porcaroli è Mariù, mentre Margherita Buy dà corpo a Emma Corcos. Il titolo stesso, Zvanì, soprannome intimo, quasi infantile, chiarisce l’intento: entrare nello spazio privato, nel nucleo emotivo, in quel romanzo familiare che precede e accompagna la poesia. Non una biografia lineare, ma un ricordo ricomposto a posteriori, già attraversato dalla morte.

Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli: un film che comincia dalla fine

Il film si apre in forma dichiaratamente descrittiva: frasi scritte annunciano immediatamente la morte di Giovanni Pascoli. È una scelta che mette lo spettatore di fronte al fatto compiuto e chiarisce sin dall’inizio la postura dell’opera. Zvanì non vuole ricostruire il mondo in cui Pascoli viveva, né immergerci in un’illusione storica. Vuole parlarne attraverso gli occhi di una memoria, di un’assenza.

“Che siano rispettate le sue ultime volontà: niente cerimonie religiose, solo una croce sulla bara…”

La morte non è un punto di arrivo, bensì una lente. Subito dopo, il film torna indietro, alla morte del padre, evento fondativo e traumatico che segna l’intera esistenza del poeta. È qui che si innesta 10 agosto, una delle poesie più celebri di Pascoli, che nel film assume un doppio valore: testo letterario e ferita originaria. Anche chi non conosce la sua figura comprende immediatamente che quella di Pascoli è stata una vita attraversata dal lutto. E Piccioni decide di non attenuarne il peso, decide di mantenerne un tono trattenuto.

'Zvanì – Il romanzo familiare di Giovanni Pascoli' narra la vita del poeta attraverso il dolore, la solitudine e i rapporti familiari

La famiglia che diventa sia trauma che rifugio

La narrazione insiste sulla fragilità dei legami e sulla loro continua esposizione alla perdita. Dopo l’assassinio del padre, la famiglia viene progressivamente smembrata: la madre, la sorella maggiore Margherita, il fratello Luigi, poi Giacomo.

“Da allora la nostra vita non fu più la stessa. La sventura si accanì sulla famiglia.”

Ida diventa a tratti la voce narrante, mentre lei e Maria, detta Mariù finiscono in collegio. Giovanni riesce a proseguire gli studi, entra all’Università di Bologna superando l’esame di Giosuè Carducci: cinque ore di tempo per scrivere senza annoiare il maestro. Ma anche qui Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli evita ogni celebrazione. Piccioni, insieme allo sceneggiatore Sandro Petraglia, mette da parte il magistero poetico per concentrarsi su ciò che lo precede: i rapporti familiari come struttura dell’inconscio, come matrice del dolore. La famiglia non è solo affetto, è anche dipendenza e impossibilità di andare oltre.

Giovanni Pascoli preferisce nei primi anni il cimitero alla presenza delle sorelle. Cerca una connessione con i morti più che con i vivi. Il delitto del padre lo ossessiona, lo divora, lo spinge a cercare una verità che forse non potrà mai riparare nulla.

“Voi ce l’avete un amico?”

chiede a Cacciaguerra.

È una domanda che suona come una confessione involontaria. Parlando dell’altro, Pascoli in realtà parla di sé. Nonostante la presenza delle sorelle, è un uomo profondamente solo, incapace di coltivare relazioni, chiuso in una vendetta che dice di non volere ma che alimenta ogni sua energia. Il presente resta sospeso, sacrificato a un passato che non smette di reclamare attenzione. Ed a ciò si aggiunge anche la costante ossessione per le sue sorelle.

'Zvanì – Il romanzo familiare di Giovanni Pascoli' narra la vita del poeta attraverso il dolore, la solitudine e i rapporti familiari

Dall’ isolamento alla riunione con le sorelle in Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli

Il film non elude il rapporto di Pascoli con la politica. La vicinanza alle idee di Andrea Costa, il sospetto di coinvolgimento nell’attentato a re Umberto , l’arresto, la prigione. Rimane detenuto per oltre tre mesi, mentre le sorelle non sanno nulla. Perde il sussidio per gli studi, smette di sostenere gli esami. È una parentesi che rafforza il senso di isolamento, di esclusione dal mondo.

Interessante la scelta registica con cui Piccioni mette in scena le sorelle: le vediamo rivolgersi direttamente alla macchina da presa, come in una sorta di messaggio pubblico, quasi un bollettino improvvisato. Una soluzione che evita la lettera, la forma più ovvia, e restituisce la distanza, l’attesa, il desiderio di essere viste e ascoltate.

Le poesie accompagnano la quotidianità di Pascoli in voice-over, intrecciandosi ai gesti ripetuti della sua vita. Si laurea poi in ritardo, con lode. Ed è da lì che cambia vita:

“Io per anni ho pensato a me, e mi riempie il cuore di gioia pensare a qualcuno che non sia io.”

Quando si riunisce alle sorelle, questo slancio sembra aprire una possibilità diversa, ma resta fragile. A Matera si sente isolato. Il rapporto con le sorelle assume una dinamica quasi parentale: affida le chiavi alla maggiore, come un padre. Una struttura familiare chiusa, dove il prendersi cura diventa forma di controllo reciproco.

'Zvanì – Il romanzo familiare di Giovanni Pascoli' narra la vita del poeta attraverso il dolore, la solitudine e i rapporti familiari

Pubblica il primo libro, gli dicono che diventerà qualcuno. Ma anche qui il Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli resta cauto. A Ida viene chiesta la mano: per lei quella vita segregata è insopportabile. Maria, invece, teme l’arrivo di una donna che possa sottrarle Giovanni, che prenda il suo posto nel gesto domestico, nel prendersi cura. È una famiglia che si ama e si consuma costantemente, che si nutre di gelosie e morbosità.

Un ritratto senza pacificazione

Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli non cerca di spiegare Pascoli, né di assolverlo. Non costruisce un arco di redenzione, non promette una guarigione. Piccioni firma un film che accetta l’incompiutezza, che osserva la nascita della poesia non come miracolo, ma come conseguenza di una vita ferita. È un ritratto che rifiuta la retorica del genio e che sceglie al suo posto la vulnerabilità. Ed è proprio in questa rinuncia che il film trova la sua vera forma.

Zvanì – Il romanzo familiare di Giovanni Pascoli

  • Anno: 2025
  • Durata: 110'
  • Distribuzione: Academy Two
  • Genere: Drammatico, Storico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Giuseppe Piccioni