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‘Sorry, Baby’, il racconto di Eva Victor

Il film d’esordio di Eva Victor, prodotto da Barry Jenkins, è un racconto dolce e dolente sull’elaborazione di un trauma con una forte ispirazione letteraria e una grande protagonista femminile

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SORRY BABY

Eva Victor, classe 1994, è precipitata come una meteora nel panorama del cinema indipendente americano dal mondo della produzione comica. Julia Roberts ha spostato i riflettori su di lei alla cerimonia degli ultimi Golden Globe, dove la regista ha ricevuto una nomination per la sua interpretazione. Eva Victor è autrice, regista e attrice nel suo film d’esordio Sorry, Baby, in sala dal 15 gennaio distribuito da I Wonder Pictures.

Interpreta Agnes, una dottoranda di lettere ventottenne che anno per anno cerca di superare il suo trauma personale legato a una molestia subita dal suo relatore.

Sorry, Baby: come un racconto breve

Sorry, Baby è un lungometraggio, ma la sceneggiatura ha la struttura di quello che in letteratura è chiamato racconto breve. È peraltro su questa forma letteraria che Agnes ha incentrato la sua tesi di dottorato. Le pagine della tesi sono un elemento ricorrente nel film, concluse poco prima della “cosa brutta” come la definisce l’autrice, rifiutate negli anni e appiccicate sulla finestra della sua stanza come traccia indelebile di quello che le è accaduto, riprese nell’ultimo capitolo per iniziare la sua carriera da insegnante.

Sorry, Baby

Come un racconto breve, il film ha una trama essenziale che ruota intorno a un evento in particolare, circoscritto in uno spazio limitato (una cittadina tranquilla del New England), e sono pochi i personaggi in scena. C’è Agnes in primo piano e il suo punto di vista umoristico, disarmante e anticonformista, il suo corpo e il suo volto che cambiano, perché c’è un prima e un dopo la molestia.

Lydie (Naomi Ackie), è la sua migliore amica e confidente, Gavin (Lucas Hedges) vicino di casa e amante che resta sullo sfondo. Poi c’è Olga, una gattina striata di grigio che Agnes incontra per caso e con cui condivide il suo rifugio nel bosco. Un personaggio di passaggio (Jhon Carrol Lynch) le offre un panino sedando un suo improvviso attacco di panico, e infine il professore/aggressore, Preston Decker (Louis Cancelmi). Il racconto è suddiviso in cinque capitoli, uno per ogni anno: “l’anno della bambina” (primo e ultimo capitolo), “l’anno della cosa brutta”, “l’anno delle domande”, “l’anno del panino squisito”.

Gita al faro e Lolita

Quanto i libri che i personaggi leggono in un film ci raccontano del film stesso? In Sorry, Baby, Gita al faro e Lolita diventano sottotesti fondamentali. Come nel romanzo di Virginia Woolf, la suddivisione in capitoli scandisce il passare del tempo e una casa diventa il punto fermo della narrazione, specchio dello stato d’animo della protagonista. Agnes come la signora Ramsay, accogliente e chiusa in se stessa allo stesso tempo, è un riflesso dietro una piccola finestra illuminata, una spugna imbevuta di emozioni umane. Nell’epilogo, Lydie e la sua compagna parlano di fare una gita a un faro vicino. Agnes ha sul suo comodino Lolita. Durante una sua lezione sul testo di Vladimir Nabokov, Agnes fa notare alla sua classe come nel romanzo forma e contenuto entrino in contrasto, paradigma che si riflette sul film stesso.

La scrittura straordinaria del romanzo è al servizio di un contenuto scandaloso, che mette il lettore in una posizione moralmente scomoda. Allo stesso modo il film di Eva Victor si espone sul tema della molestia sessuale e lo fa attraverso uno stile soave, pittorico, quasi surrealista con una grande capacità di sintesi visiva e una sceneggiatura ridotta a pochi scambi di battute brillanti.

 

“Desideri anche tu quello che vogliono tutti quanti?”

Sorry, Baby

Come un quadro

La casa di Agnes, bianca e blu, isolata in un bosco, è il luogo della sua interiorità, il punto fermo della sua vita che vediamo scorrere sullo schermo. Appare nella prima inquadratura del film e ricorda così tanto il quadro di Magritte L’impero della luce, al buio illuminata soltanto da una luce calda di una piccola finestra. La stessa regista ha ammesso di essersi ispirata a diversi quadri per il suo film.

Sorry, baby può essere visto come un susseguirsi di piccoli quadretti luminosi auto conclusi, frammenti di vita di Agnes, attraversati da una crepa, l’evento traumatico che Eva Victor decide di non mostrare allo spettatore, ma di farlo accadere fuori campo, nel silenzio, dietro l’immagine fissa della casa dell’aggressore.

Si tratta di una delle sequenze più significative del film, dove un’unica inquadratura, con assenza di dialoghi e il montaggio che racconta il passare delle ore, sintetizza il dramma che vive la protagonista, da sola, senza testimoni. Una sofferenza che la vittima non può condividere realmente con nessun altro. L’unica con cui riesce realmente a condividere il suo dolore è la bambina del titolo, la figlia neonata di Lydie, una donna del futuro a cui chiede scusa per le cose brutte che la attendono.

Sorry, Baby

  • Anno: 2026
  • Durata: 104'
  • Distribuzione: I Wonder Pictures
  • Genere: drammatico/commedia
  • Nazionalita: Usa/Fracia/Spagna
  • Regia: Eva Victor
  • Data di uscita: 15-January-2026