fbpx
Connect with us

Taxidrivers Magazine

“Sideways”: tutte le strade portano a Freud

Illuminazioni dal cinema indipendente americano. Rubrica a cura di Simone Filippini

Pubblicato

il

Sideways

Alzi la mano chi si è annoiato alla visione di un film di Woody Allen; l’avete alzata?! Beh, ora potete abbassarla e vergognarvi! Vi concedo un’attenuante: si sa, il cinema introspettivo e psico-sociopatico non può certo attirare tutti incondizionatamente; c’è chi, dei deliri masturbatorio-edipici di qualche newyorkese complessato ed agorafobico se ne frega ben poco. Eppure la verve drammatica veicolata da un intruglio di psichiatria e tragicomicità ha così tanto da dire! Si dovrebbe giungere ad un compromesso: una via di mezzo tra l’estremismo kafkiano alleniamo e le scanzonate commediole mainstream. Impossibile?! Ditelo ad Alexander Payne! Per il baldo regista statunitense, la delusione agli Academy di quest’anno (in cui il suo “Nebraska” ne è uscito adornato solo di nomination, lasciando le statuette a colleghi più e meno illustri) non intacca la sua consapevolezza artistica, data da uno stile unico quanto incisivo, un miscellaneo di qualità e arguzia che solletica i palati più raffinati come le bocche meno pretenziose. Il comodino di Payne, del resto, ostenta già due scintillanti Oscar, entrambi per sceneggiatura non originale, vinti nel 2005 e 2012; e anche se “Paradiso Amaro” si dimostra una pellicola ammiccante (q.b.) e caparbia, portando il regista alla seconda statuetta, ad Hollywood vige un detto: “il primo Oscar non si scorda mai”.

Come dimenticare allora “Sideways”, primo grande trampolino di lancio che proietta Payne nell’olimpo cinematografico indipendente americano! Eccolo qui il compromesso a cui si accennava prima: una commedia, che commedia non è; pellicola dolce-salata, vero piatto di nouvelle cuisine che, se al primo assaggio ci lascia spiazzati e perplessi, ai successivi ci esalta con una mixture di sapori antitetici (sì, ora la smetto con le metafore culinarie!). E’ la risemantizzazione alleniana in chiave new-age: cambia il paradigma, si evolvono gli scenari e si ridimensiona l’aspetto psicologico; è un gioco subdolo e raffinato quello di “Sideways”, pellicola capace di darci una parvenza di ricercatezza formale ed elitaria, pur costringendo il suo campo d’azione nel noto e nell’usitato: è la nuova frontiera tragi-comedy, che si camuffa dietro a qualche escamotage tecnico ricercato ed una sceneggiatura minimale ma destabilizzante. Ah, Payne sì che li conosce i suoi polli! E noi non possiamo che caderci con tutte le scarpe: un plot scarno che si muove su binari sempre diritti; non ci si può né deve aspettare nulla da una trama, già chiara sin dai primi minuti: è il flusso di coscienza il vero protagonista, la raffigurazione (ancora una volta) di drammi quotidiani portati ad un’estremizzazione iperbolica. Un po’ grottesco, un po’ naïf (dosaggi e percentuali sceglietele voi).

Sideways

Tocca a Miles, main character nonché aspirante scrittore depresso e frustrato dal divorzio, dar voce a tutti gli elementi del film; l’uomo si trova “imprigionato” in un viaggio con il vecchio amico Jack, prossimo alle nozze, nella contea di Santa Barbara. Il piano era semplice: godersi qualche giorno, sorseggiando buon vino (di cui Miles è grande esperto ed appassionato), ricordando i tempi andati e guardando al futuro. Ma il tutto si riduce a Jack, costretto a far da balia ad un Miles sconsolato e lunatico, ancora aggrappato al passato e troppo coinvolto per pensare al futuro. I frustrati (e frustranti) tentativi di risollevare le sorti della vacanza sembrano poi scontrarsi con un’invisibile e sadica entità karmika, pronta a rovinare ogni accenno di ripresa. L’intera sceneggiatura gode di un equilibrio dinamico davvero sui generis: per quanto ogni vicenda, situazione, ogni (dis)avventura si porti al limite della rottura, la serenità viene presto ristabilita, per poi venire perturbata nuovamente; l’eterno ritorno all’uguale. La frustrazione dei protagonista, la sua ansia e la nevrosi si traducono in un montaggio altalenante e morboso, sagace sì, ma anche ridondante; ed è questo a garantire un’immedesimazione massiccia del pubblico, totalmente inserito nella cornice filmica dopo appena pochi minuti. Ecco come un dramma, contagiato da una comicità cinico-sadica ed adornato da avvenimenti al limite del surreale, riesce a carpire l’attenzione dei più, ormai ipnotizzati davanti ad uno spettacolo così inusuale.

Dovendo dare a Cesare quel che gli spetta, non si può certo snobbare il contributo di Paul Giamatti: caratterista hollywoodiano dalle mille facce, più ubiquo del prezzemolo! Grande prova d’attore per lui, in grado di scrollargli di dosso la fama di “macchietta” scenica; niente nomination agli Oscar per lui, che dovrà accontentarsi di una vittoria agli Chicago Film Critics Association Awards. La vera sorpresa però, è l’acclamazione a furor di popolo (e critica) delle interpretazioni di Thomas Haden Church e Virginia Madsen che, in un solo film, da attoruncoli (non me ne vogliano!) sconosciuti passano a nomi papabili nella notte degli Oscar. Church, nel ruolo del “mandrillone” Jack, (con)vince su tutti i fronti: intensità, vivacità e presenza fisica. Pretendere di più sarebbe avidità.

Sideways

Alla fine della fiera cosa abbiamo? Una pellicola con presupposti modesti e contenuti, che si trasforma in guizzante successo internazionale. Il suo segreto, la mordacità. All’interno di un filtro idillico-scenografico, dato dalle serafiche e placide colline di Santa Barbara, si consumano grottesche e paradossali relazioni. Bizzarria e psicoterapia spicciola la fanno da padrone; una versione Bignami ed user-friendly del grande cinema introspettivo; si banalizza un po’ Freud e ci si sbeffeggia della condizione umana, ma senza far male a nessuno. A quanto pare il cineamatore contemporaneo ricerca queste pellicole border-line: che diano una parvenza di ricercatezza, ma senza rinunciare ad immediatezza ed intrattenimento (pseudo)spicciolo. Il perché? “Vuolsi così colà, dove si puote cioè che si vuole…”

Simone Filippini

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.

Commenta