Essere Valérie di Simone Cangelosi si presenta come un ritratto che riesce ad andare oltre una semplice documentazione biografica, approfondendo il tema della memoria personale e storia collettiva.
Proiettato fuori concorso al Florence Queer Festival, il film intreccia la narrazione personale di Valérie Taccarelli con quella del movimento attivista italiano LGBTQIA+ in Italia, creando un intervista intima che ripercorre decenni di attivismo, desideri e trasformazioni. Cangelosi impiega un che punta ad alternare materiali d’archivio e momenti del presente in cui Valérie ripercorre il suo passato attraverso fotografie. In questo modo la memoria diventa più di un’eredità personale e si trasforma in eredità comunitaria.
Napoli e la formazione di un’identità
Napoli si presenta come un luogo di formazione per l’identità di Valérie. Il documentario mostra l’ecologia sociale unica della Napoli degli anni ’70 attraverso la figura di Maria Cafone, una donna sposata che dava spazio quasi familiare alle donne transgender. Questo ritratto contesta le storie superficiali del rifiuto mostrando le complesse connessioni di sopravvivenza e solidarietà all’interno dei quartieri popolari. I ricordi di Valérie della sua fuga da casa a quattordici anni la mostrano come una città che è stata sia opprimente che magica, ma prima di tutto una città che ha influenzato la sua coscienza politica.
Il film racconta anche di come Valérie è passata dalla sopravvivenza all’attivismo, concentrandosi su e come nel 1994 ha lavorato come attivista per combattere l’HIV durante la crisi. I suoi discorsi, catturati in filmati sgranati degli anni ’90, rivelano un’analisi approfondita della violenza istituzionale, che va dall’incarcerazione di persone sieropositive senza cure al sensazionalismo mediatico che demonizzava le prostitute. Il regista presenta questi momenti più come promemoria che come memorie, lasciando che le parole di Valérie risuonino attraverso decenni di scomoda attualità.
L’intimità della resistenza
Essere Valérie si distingue per l’intimità che si ritrova nelle parti più tranquille del documentario. Lei che ricorda amici che non ci sono più e rifiuta i la cioccolata perché non le piace, sono tutti momenti che danno un’immagine di una persona il cui impegno politico non ha mai messo in ombra la sua unicità. Cangelosi lo fa scegliendo di rimanere parzialmente presente nell’inquadratura e partecipare a una conversazione piuttosto che condurre un’intervista invisibile.
Essere Valérie non offre trionfi o disperazione, ma la complessa storia di una vita vissuta nella resistenza, che rimane “meravigliosa” nonostante tutto, in un’epoca in cui l’esistenza trans sta diventando sempre più ostinata.