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Rome Independent Film Festival

‘A Tender Dream’ e l’omaggio di Noyan a Mihri Müşfik

L’ibrido tecnico tra 2D, Blender e After Effects restituisce una protagonista che si ribella attraverso il proprio corpo.

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A Tender Dream  firmato da Nazlı Eda Noyan, regista, docente e fondatrice del corso di Cartoon and Animation presso la Bahcesehir University di Istanbul, ci catapulta in un vero e proprio mondo visivo. L’opera vuole prendere ispirazione dalla figura di Mihri Müşfik Hanım, si tratta della prima pittrice turca. Una donna che nel corso della sua vita è riuscita a sfidare convenzioni e confini e A Tender Dream si costruisce proprio intorno a questo. Siamo accompagnati da una voce femminile che si dipana in un monologo poetico, attraversando memoria, scelte e desideri. Ebru Yazici presta la sua voce per raccontare la scoperta femminile, affiancata dalla produzione di Bagan Films e Girl Saw The Sea Productions.

Il film d’animazione, proiettato al Rome Independent Film Festival, accompagna gli altri short films d’animazione, in una tecnica in bianco e nero. Dal punto di vista tecnico il corto mescola 2D cell animation su Adobe Animate, con interventi di Blender e After Effects per ulteriori simulazioni e texture. Questo ibrido digitale/artigianale dichiarato dal team, spiega la doppia natura dell’immagine: un segno disegnato, domestico, accostato a movimenti e simulazioni che restituiscono profondità. Un vero e proprio “soffio” visivo.

A Tender Dream e l’iniezione d’inchiostro

C’è un momento, in A Tender Dream, che merita di essere isolato, guardato con attenzione quasi chirurgica: la scena in cui la protagonista si inietta dell’inchiostro nella gamba. Un gesto che, nel movimento lento dell’animazione, diventa dichiarazione e ferita allo stesso tempo. L’inchiostro, nelle vene, è ambivalente: rappresenta sangue e parola. Da un lato è il sangue che una donna lascia lungo il cammino della propria autodeterminazione, soprattutto quando il mondo patriarcale pretende la sua resa e chiama “virtù” il suo silenzio. Dall’altro, è l’inchiostro che scrive, che testimonia, che incide: la donna che parla è la donna che sanguina, perché ogni parola, ogni segno, ogni lettera, possiede un prezzo da pagare.

L’uomo, nel leccarlo, compie un gesto ambiguo: cerca di cancellare la traccia o di farsene proprietario? Sta “consumando” il segno, o sta tentando di neutralizzare ciò che lei finalmente produce? Il film non lo chiarisce. Ma il gesto parla per sé: il corpo femminile, per poter parlare, deve prima sanguinare e qualcuno che tenterà di appropriarsi di quello stesso sangue ci sarà sempre.

La palette in bianco e nero che si fonde con il mistero

Il velo che la protagonista indossa non è nero ma bianco. Il bianco non è innocenza, bensì una forma di luminosità contro un mondo che tenta di annullare la sua voce. È il contrario del lutto: è l’atto di mostrarsi, di opporsi alla densità del nero. Come scrive Ingrid Riedel, il nero secondo il costrutto sociale simbolico rappresenta “la pienezza del mistero” e “la totalità delle tenebre”.

Un colore dalla massima densità energetica, legato alle caverne e agli abissi. A Tender Dream capovolge questa eredità simbolica: non è la donna a essere inghiottita dal nero, ma è il nero che si deposita dentro di lei sotto forma di inchiostro, diventando materia viva. Lo stesso nero che viene associato alla stregoneria, una tematica ben affrontata all’interno dell’opera Witches. Elizabeth Sankey associa in quest’ultima l’esperienza di donna emarginata alle figure delle streghe.

La figura della donna in A Tender Dream

La protagonista è nuda per buona parte del film, ma non c’è un solo istante in cui la nudità sia erotizzata. È una nudità primigenia, frontale, dichiarata. La pelle non è oggetto, è superficie di scrittura; la semplice libertà di poter esistere. Ed è proprio da questa nudità che emerge la sua forza: non si sta concedendo, si sta affermando. La sua vulnerabilità è il contrario della passività, rappresenta un rifiuto di essere costruita, vestita, coperta da occhi che non le appartengono.

Una delle sequenze più sottili e significative è la sovraimpressione della protagonista con la figura reale della pittrice. Qui il film apre il suo strato meta-cinematografico: l’immagine disegnata e la donna si sovrappongono, fondendo l’autrice ricordata e il soggetto. Perché come ribadisce la regista Nazlı Eda Noyan:

“L’animazione non è mai soltanto disegno: è un oggetto totale.”

A Tender Dream

  • Anno: 2025
  • Durata: 8'
  • Genere: Animazione
  • Nazionalita: Turchia
  • Regia: Nazlı Eda Noyan