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‘Old Joy’ : Kelly Reichardt e la fragilità dei legami umani

Un viaggio nel cuore dell’Oregon diventa l’occasione per due amici di confrontarsi con cambiamenti, fragilità e silenzi rimasti in sospeso.

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Old Joy di Kelly Reichardt segue le vicende di Mark, che sta per diventare padre, sente il peso delle responsabilità domestiche incombere su di lui, quindi è più che felice di accettare quando il suo vecchio amico Kurt gli propone un viaggio in campeggio nella natura selvaggia dell’Oregon. Durante il tempo trascorso insieme, i due uomini affrontano i cambiamenti nelle loro vite e l’effetto che questi hanno sulla loro amicizia.

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Reichardt lavora sul suono e il ritmo lento, mai noioso però, della pellicola per raccontarti un tentativo goffo e allo stesso tempo affascinante di riportare in vita un’amicizia morta e sepolta da tempo, dall’inizio, dove i momenti di quiete sono interrotti dai rumori domestici, alla scena delle sorgenti termali, il lavoro sul suono è davvero eccellente.

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La sensazione di spazio in Old Joy

Sono pochi i registi che sono in grado di raccontare e mostrare la sensazione di trovarsi in un determinato spazio, Kelly Reichardt rientra tra quei pochi cineasti in grado di farlo.

Si lavora con riprese fisse, affidandosi completamente alla composizione visiva, che conferisce una tridimensionalità e percettibilità a ogni immagine e alla posizione dei personaggi nell’inquadratura.

Si sfrutta al meglio ogni singola location, senza mai lasciare qualcosa al caso, in ogni suo minimo particolare.

Riprende dal punto di vista dei personaggi che guardano fuori dalla propria casa o il finestrino della macchina, lascia in primo piano e sullo sfondo i personaggi principali quando si trovano in un nuovo ambiente.

I suoni naturali sempre sottili ma sempre presenti.

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I piaceri di una volta

E’ comprensibile in ogni dialogo tra Mark e Kurt che, quest’ultimo, sia una senzatetto a tutti gli effetti. Mark invece se la cava nel mondo degli adulti. Ad inizio film capiamo che tra lui e sua moglie il loro matrimonio non sia solido, ma regge. Gli manca la capacità emotiva di interagire con il suo amico in modo diverso da un passivo divertimento.

Quando si perdono lungo la strada, Mark diventa ansioso, mentre Kurt è semplicemente felice di stare in sua compagnia. Quando Kurt dice a Mark senza mezzi termini che sente che c’è una distanza crescente tra loro, Mark se la ride. È una conversazione troppo spaventosa da affrontare, anche se è vera; forse è questo che la rende così difficile. Kurt cerca di recuperare il livello di intimità che lui e Mark avevano un tempo, ma Mark non sembra volerlo. Due amici possono piacersi entrambi, ma questo non significa che si piacciano nella stessa misura.

“Mi manchi, Mark. Mi manchi davvero tanto. Voglio che torniamo ad essere veri amici. C’è qualcosa tra noi e non mi piace. Voglio che scompaia.”

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La chiusura finale di Old Joy, per quanto risulti amara e con un orizzonte poco felice, è un addio amichevole, che però chiude un discorso che non andrebbe chiuso tra i due, ci sono ancora così tante cose non dette, così tante altre da affrontare, ma nessuno dei due è disposto a parlarne.

Nonostante Mark sia il più formato e maturo dei due, affronta ansie e preoccupazioni che tiene dentro e non riesce a esprimere.

Kurt, invece, è estroverso, ma non sa dare un senso alla miriade di pensieri che gli affollano la mente. La solitudine lo fa soffrire e lo spinge a muoversi in tondo, senza una vera meta.

Un viaggio minimale che svela la fragilità dei legami e il peso silenzioso di ciò che resta non detto.

Ora su MUBI.

Old Joy

  • Anno: 2006
  • Durata: 74 minuti
  • Distribuzione: MUBI
  • Genere: Dramma
  • Nazionalita: Stati Uniti
  • Regia: Kelly Reichardt
  • Data di uscita: 25-August-2006