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Trieste Science+Fiction Festival

‘Kombucha’, un body horror su una società priva di iniziative

Una bevanda che nasconde segreti, una vita aziendale da patibolo e un protagonista che ha smesso di sognare

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Kombucha di Jake Myers arriva in anteprima italiana fuori concorso alla 25ª edizione del Trieste Science+Fiction FestivalNon lo fa a punta di piedi, non chiede permesso. Giunge e gioca a carte scoperte, senza freno a mano, senza nascondere i messaggi sottointesi, ma anzi, facendoli apparire nitidi e chiari.

Sul filone del body horror gioca tra satira, black comedy e critica, strizzando più volte l’occhiolino al più famoso The Substance di Coraline Fargeat. Segno di una ritrovata e rinnovata tendenza nel genere, con significati allegorici, rappresentazioni e sentimenti contrastanti.

‘Kombucha’, sentirsi imprigionati

Un musicista prigioniero di un lavoro in ufficio prova la kombucha gratis, aiutando con un sorriso i suoi colleghi a raggiungere la quota. Purtroppo, la rivoltante bevanda mucosa ha effetti collaterali orribili che danno un nuovo significato all’espressione “consumato dal lavoro”. La bevanda, viscosa e viva come una creatura microscopica, comincia a lavorare dall’interno, trasformando lentamente chi la beve. Il musicista sente la pelle tendersi, il respiro farsi denso, i pensieri fondersi con il brusio delle stampanti e il ronzio dei neon.

Immaginate The Office con la regia di David Cronenberg e una dose di satira aziendale. Uno schiaffo in faccia a chi ha mai desiderato una vita creativa per poi trovarsi a fare un lavoro anonimo solo per pagare le bollette e a chi, ormai irriconoscibile a causa del lavoro, vede i propri sogni diventare ricordi lontani.

Kombucha

Una vita come tante

Essere desiderosi di avere una vita diversa. Pensare di poter essere liberi, di inseguire i propri sogni. Quanto può essere opprimente per un sognatore ritrovarsi chiuso in un edificio, circondato da pareti soffocanti. E’ questo il destino a cui va incontro il nostro protagonista. Un destino infimo, crudele. Nascosto, all’occorrenza falso, ma estremamente reale. Kombucha mostra un sottotesto carico e denso di una critica verso la società, verso l’alienazione del lavoro. Uscirne distrutti e a pezzi.

Un raggiro delle forze del male, in cui una ‘madre’ dona benefici, riprendendosi tutto quanto. Compreso la vita.
Un prodotto che gioca, corre freneticamente, inciampa, si rialza e riprende il cammino. A volte sfiorando il cliché, toccando trame e composizioni già riviste, tuttavia con un’idea di base interessante.

Un film che funziona soprattutto da metafora, per una società che ha perso ogni iniziativa. Un mondo in cui non vogliamo guidare, ma essere guidati. Cerchiamo fonti di ispirazioni senza trovarle, ritrovandoci a seguire chi ci offre un semplice sostentamento per andare avanti, per proseguire, per sopravvivere.

Kombucha

  • Anno: 2024
  • Durata: 93'
  • Distribuzione: Jack Rabbit
  • Genere: Horror
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Jake Myers