Le Giornate del Cinema Muto di Pordenone, nate nel 1982 come un progetto visionario, sono oggi un punto di riferimento mondiale per gli appassionati e gli studiosi del cinema delle origini. La 44ª edizione ha confermato la vitalità del festival, diretto da Jay Weissberg e presieduto da Livio Jacob, registrando numeri da record: oltre mille accreditati da 41 Paesi e più di 400 abbonati online provenienti da 30 nazioni diverse.

Anche il pubblico digitale ha risposto con entusiasmo: 115.500 pagine visitate sul sito ufficiale e oltre 4,6 milioni di impression tra Facebook e Instagram. Un risultato che testimonia l’appeal internazionale della manifestazione e la sua capacità di innovarsi, mantenendo al contempo un legame autentico con la tradizione.
Pordenone capitale della cultura e del cinema
Le Giornate non sono solo un evento cinematografico, ma un motore culturale per l’intera città. L’ampia rete di appuntamenti e attività collaterali ha contribuito al “rinascimento di Pordenone”, tanto da supportare la sua candidatura – poi vincente – a Capitale Italiana della Cultura 2027.
Come sottolinea Weissberg, uno dei maggiori successi di questi anni è “vedere sempre più giovani avvicinarsi al cinema muto”. Oltre al tradizionale Collegium, che accoglie studenti da tutto il mondo, quest’anno ha partecipato anche un gruppo dell’Università di Tor Vergata con un podcast dedicato al festival. Un segnale incoraggiante di come il linguaggio del muto riesca ancora a parlare alle nuove generazioni.
Retrospettive, riscoperta e attualità
Il programma della 44ª edizione ha offerto un panorama ampio e diversificato, capace di intrecciare memoria e modernità. Dalla retrospettiva “Sei gradi di Charlie”, dedicata a Chaplin, alla riscoperta di Italia Almirante Manzini, fino ai film ucraini per ragazzi degli anni Venti, ogni sezione ha offerto un viaggio nella storia del cinema mondiale.

Tra i momenti più attesi, le proiezioni restaurate di Fritz Lang, Abel Gance, Harry Langdon, John Ford e naturalmente Buster Keaton, protagonista della preapertura a Sacile e della chiusura con Our Hospitality, che sarà replicata domenica 12 ottobre alle 16.30 al Teatro Verdi.
Non sono mancati omaggi regionali, come la rassegna dedicata alla Liguria, e focus internazionali, tra cui quello sull’avanguardia belga, con opere di Henri Storck e Charles Dekeukeleire.
L’animazione tra storia e innovazione
Un ruolo di primo piano è stato riservato anche al cinema d’animazione. L’omaggio a Max Fleischer e alla sua Factory – alla presenza della nipote Jane Fleischer Reid – ha riportato in vita personaggi iconici come Betty Boop e KoKo the Clown.
Particolarmente apprezzata anche la sezione dedicata ai Paper Movies giapponesi, film originariamente realizzati su carta, testimonianza di una sperimentazione visiva ancora oggi sorprendente.
La musica come anima del festival
Elemento imprescindibile delle Giornate, la musica dal vivo ha accompagnato ogni proiezione con qualità e raffinatezza. Dall’Orchestra da Camera di Pordenone diretta da Ben Palmer all’Orchestra of the Imaginary di Lubiana guidata da Andrej Goričar, fino alle esibizioni del Duo Yumeno, di Laura Rossi e delle sound designer Cynthia Zaven e Rana Eid, la componente sonora ha saputo emozionare e coinvolgere.
Tra gli eventi più applauditi: The German Retreat and Battle of Arras e Palestine: A Revised Narrative, opere che hanno intrecciato arte e memoria, offrendo al pubblico uno sguardo attuale sulla storia e i suoi conflitti.
Verso la 45ª edizione
Guardando al futuro, Weissberg ha già anticipato alcune delle novità della 45ª edizione, in programma dal 3 al 10 ottobre 2026: una grande retrospettiva sul cinema senza censura della Repubblica di Weimar, la seconda parte dedicata a Italia Almirante Manzini e un nuovo capitolo del viaggio nel cinema italiano, con una tappa nel Lazio.
Nel frattempo, una selezione dei migliori film sarà presentata a Parigi, presso la Fondation Seydoux-Pathé, dal 29 ottobre al 18 novembre 2025.