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Anticipazioni

Quando il cinema si rifiuta di tacere: Martin Scorsese e Jafar Panahi si uniscono a New York

Un momento di silenzio tra due registi si è trasformato in un fulminante grido di libertà

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Quando Martin Scorsese e Jafar Panahi si sono finalmente incontrati sul palco a New York, l’abbraccio tra il maestro americano e l’autore iraniano portava il peso di decenni di ammirazione, resistenza e l’incrollabile convinzione che il cinema conti ancora.

Un incontro atteso da tempo

L’occasione è stata una conversazione a lungo rimandata tra Scorsese e Panahi, riprogrammata dopo che problemi di visto avevano bloccato per un breve periodo il regista iraniano. Panahi, di nuovo in viaggio dopo anni di restrizioni, era in città per It Was Just an Accident, il suo film vincitore della Palma d’Oro a Cannes, girato in segreto e forgiato dal ricordo della sua prigionia.

Prima ancora che il colloquio iniziasse, Panahi si è inchinato profondamente a Scorsese, definendolo “un dio del cinema”. Scorsese, visibilmente commosso, ha ricambiato il gesto con un abbraccio. La reciproca venerazione era inequivocabile: due registi provenienti da mondi opposti, uniti dalla stessa convinzione che l’arte sopravvive a ciò che la politica non può.

Panahi sullo stato del cinema iraniano

Quando Scorsese gli chiese del futuro del cinema iraniano, Panahi parlò con tristezza e speranza in egual misura.

“È stato davvero difficile da sopportare”, disse tramite un traduttore. “Tutte le colonne portanti del cinema iraniano sono fuori uso. Mi mancano i film che avrebbero potuto fare in Iran e non hanno mai fatto”.

Panahi spiegò che, mentre molti dei suoi colleghi se ne sono andati, lui rimane a Teheran per scelta. “Non ho il coraggio né la capacità di vivere lontano”, disse. “Resterò lì. Lavorerò lì”.

Eppure, sotto l’oppressione, vede una rivoluzione silenziosa: giovani registi che lavorano in segreto, rifiutando categoricamente la censura. “Girano film clandestinamente e la gente li prende sul serio. Non è più un tabù. È il futuro”.

La sfida di Scorsese agli streaming

Scorsese, da sempre sostenitore della conservazione e dell’accesso, ha lanciato un appello diretto all’azione:

“Questi film devono essere supportati – dai distributori, dai festival e soprattutto dagli streaming”, ha esortato. “Piattaforme come Criterion, MUBI, Amazon – hanno spazio. Non si tratta solo di metterli su una tessera. Devono essere curati. Bisogna sapere cosa si sta cercando.”

Il suo appello non era un lamento; era una sfida. Vedere non basta. Capire – e contestualizzare – è ciò che mantiene vivo il cinema.

Sfida attraverso il cinema

Panahi ha riflettuto sui suoi anni di sfida. Dopo la prigionia, gli è stato proibito di girare film, scrivere sceneggiature o persino rilasciare interviste per vent’anni. “Quando me l’hanno detto, sono rimasto scioccato”, ha detto. “Ho pensato: forse guiderò un taxi.”

Invece, ha preso in mano una telecamera.

“Quando fai un film in queste condizioni, il cinquanta per cento della tua energia è dedicato semplicemente a renderlo possibile. Solo l’altro cinquanta è lasciato alla creatività.”

Quella metà ostinata ha dato vita ad alcune delle opere più acclamate della sua carriera: film realizzati sotto sorveglianza, introdotti clandestinamente ai festival e applauditi come atti di resistenza.

Dopo la Rivoluzione, cosa succederà?

Il nuovo film di Panahi, It Was Just an Accident, distilla quella sfida in una storia di vendetta, dubbio e redenzione. Segue un uomo che crede di aver trovato la guardia che lo ha torturato in prigione, solo per poi chiedersi se abbia trovato l’uomo giusto mentre lo seppellisce vivo nel deserto.

Il regista lo descrive come un film per una nuova era.

“Questa è una storia per il periodo successivo alla Repubblica dell’Iran. Dobbiamo chiederci: continueremo il ciclo di violenza? O, a un certo punto, diremo basta?”

Il coraggio di continuare a filmare

L’ottimismo di Panahi porta ora l’eco di un risveglio sociale. Dalla sua ultima prigionia, dice, l’Iran è cambiato. Il movimento Donne, Vita, Libertà ha rimodellato la coscienza del Paese e, con essa, il suo cinema.

“Le donne hanno oltrepassato una linea rossa inimmaginabile”, ha detto. “Tutto è cambiato. Naturalmente anche il cinema cambierà”.

Il cinema come resistenza

Quello che si è svolto su quel palco non è stato solo un dialogo, ma un passaggio di testimone tra generazioni di registi che si rifiutano di fermarsi. Scorsese ha definito Panahi “un faro”, e Panahi si è inchinato ancora una volta davanti a lui, sorridendo.

Due uomini, due visioni, una convinzione: l’arte non aspetta il permesso.

 

 

Fonte: Deadline