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Valdarno film festival

‘Women for Iran’: donna, vita, libertà

Le lotte delle donne iraniane per la conquista della libertà

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Women for Iran – dal titolo splendidamente evocativo – della regista Sara Hourngir, è stato presentato al Valdarno Cinema Film Festival. Il documentario vuole riportare l’attenzione sulla realtà dell’Iran oggi: la violenza del regime della Repubblica islamica, le sempre maggiori libertà negate alle donne. E l’insurrezione, per non dire la rivoluzione – termine che appare oggi quanto mai insidioso – che di conseguenza sta prendendo vita.

Women for Iran si serve di un duplice sguardo per rendere la sua narrazione ancora più forte: quello delle donne che lottano, protagoniste indiscusse del documentario; e quello degli uomini. Questi mai rappresentati, mai chiamati a esprimere la loro opinione, salvo qualche raro caso; eppure sempre terribilmente presenti, attraverso la violenza da loro esercitata. Violenza che diventa repressione, in un crescendo di ferocia istituzionalizzata e perciò legittimata; infine normalizzata.

Parola alle donne: attiviste, rifugiate e cittadine

Sara Hourngir vuole raccontare la realtà dell’Iran di oggi, e vuole farlo attraverso la voce delle donne, che hanno vissuto o stanno vivendo in essa. Si tratta di una scelta forte, e non di secondaria importanza: dare la parola a chi non ne ha, per rappresentare davvero la realtà dei fatti, senza mistificazioni di alcun tipo.

E a prendere la parola sono donne che nella maggior parte dei casi non vivono più in Iran, perché a causa delle loro idee, dei loro pensieri, della loro opposizione, non possono più fare ritorno nel proprio Paese. Una questione di sicurezza. E pare assurdo, a noi occidentali, che una cosa di questo tipo possa succedere. Eppure la cinepresa di Hourngir è fedele alla realtà: ci ricorda che è tutto dannatamente vero, che i diritti molte volte vengono calpestati (e mai come oggi ne siamo tutti più che consapevoli), che la parola libertà non ha la stessa accezione dappertutto nel globo. E che si può morire perché si decide di manifestare il proprio dissenso nei confronti di un regime oppressivo e violento.

È un messaggio che passa attraverso le immagini, che viene rinforzato nel suo significato profondo dalla brutalità e dall’inaccettabilità che esse esprimono, in una scelta registica più che mai cosciente. In una società sempre più dominata dall’immagine, la cinepresa non deve fare altro che registrare e mostrare ciò che accade. Ovvero testimoniare, esibire la realtà, esattamente per com’è, in un atto di coraggio e semplicità.

Women for Iran è un continuo, incessante – resistente – passaggio di testimone. Da una voce di donna, alla voce di un’altra donna. Anziane, giovani, ragazzine, bambine. Esseri umani che raccontano, personalmente, cosa ha significato per loro vivere sotto il regime della Repubblica islamica. Per qualcuna ha voluto dire perdere un occhio durante una manifestazione, per un’altra vedere uccisa davanti ai propri occhi la persona più cara. Per un’altra ancora non tornare più a casa e morire dopo essere stata picchiata dalla Polizia morale, per aver indossato in modo sbagliato il velo.

Il simbolo di Mahsa Amini e la rivoluzione

Il documentario di Hourngir riporta all’attenzione del pubblico il caso della morte di Mahsa Amini. La giovane è scomparsa a soli ventidue anni, a seguito delle violenze subite dalla Polizia morale che l’aveva arrestata a Teheran nel settembre 2022. Il motivo è non aver indossato correttamente l’hijab. È questa una storia conosciuta ai più, che ha goduto di grande diffusione grazie ai social media, e che è divenuta sicuramente simbolo della Resistenza iraniana al regime.

Hourngir riparte da questa storia, per fare vedere qualcos’altro. La storia di Mahsa Amini, proprio in virtù della sua importanza, diventa qui mezzo privilegiato per mostrare gli effetti di questo terribile atto: nel film viene definita “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

Le strade di Teheran si sono riempite di giovani donne – ben consapevoli di rischiare letteralmente la loro vita – con i capelli sciolti. Al vento, al sole, al freddo, alla pioggia. Prive del velo, libere. Giovani, adulte, anziane, che al grido di “donna, vita, libertà” affermano diritti che le generazioni precedenti non hanno mai osato nemmeno immaginare: è un’immensa novità. Da allora, dalla morte di Masha Amini, queste donne non si sono mai fermate, urlando a gran voce ciò che di diritto vogliono per sé: istruzione, sicurezza, libertà.

La rivoluzione in Iran è figlia delle donne, in un Paese – come ci mostra la camera di Hourngir – nel quale vita e politica risultano inestricabilmente intrecciate. Non potrebbe essere diversamente, dal momento in cui il regime diviene entità politica invadente nei confronti dei corpi e delle menti delle persone che intende controllare, rivelando così tutta la sua debolezza. Un regime che usa, distorce, distrugge il corpo delle sue vittime, affinché facciano esclusivamente ciò che devono, sfoderando una brutalità eccezionale quando questo non accade.

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Women for Iran, Sara Hourngir

Il valore della protesta

Women for Iran celebra a tutto tondo il valore della protesta. Lo fa inserendo continuamente, tra una sequenza e un’altra, scene di manifestazioni, proteste, perfino video amatoriali che registrano scontri e aggressioni incredibilmente violente da parte della polizia. Perché mostrare permette allo spettatore di capire cosa davvero accade, senza accontentarsi delle versioni ufficiali, che chissà come mai, quasi sempre non coincidono con la realtà. Scene di violenza, è vero, ma sorrette da una colonna sonora che è inno alla libertà: la canzone Baraye, del cantante iraniano Shervin Hajipour, arrestato anch’egli in seguito a tale pubblicazione.

Quando il cinema mostra, fa un passo indietro e mette sulla scena gli esseri umani. Diviene “cinema al servizio degli esseri umani”, così come MYmovies ha definito – in poche parole – il film La voce di Hind Rajab, altro prodotto “fratello” di Women for Iran, che bene descrive il dolore e il massacro dei palestinesi a Gaza, attraverso la rappresentazione di una singola esistenza. Il film diventa quindi opera universale, nella quale le barriere geografiche, sociali e culturali si smaterializzano, per parlare a tutti, in quanto esseri umani. E in questo consiste gran parte della potenza del mezzo cinema.

Il film di Hourngir pare dunque avere due obiettivi: stimolare la riflessione e tenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo. Perché il rischio peggiore è sempre quello dell’indifferenza, della dimenticanza, della noncuranza. Non si può e non si deve morire soli, si combatte solo quando c’è qualcuno che lo fa per te e con te. Fianco a fianco, mano nella mano, vicino e lontano. La riflessione di Women for Iran, dunque, è di ampio respiro, in quanto porta in scena il coraggio e il cambiamento, agito dagli esseri umani, che si trasforma in azione per sé e per gli altri, indirizzata al bene. Tutto ciò significa che un domani migliore è possibile, è vicino e sarà realizzato dalle donne che ogni giorno lottano e muoiono per la propria libertà, e dagli uomini che vorranno sostenerle. Si tratta di un gesto di speranza e ottimismo verso il futuro:

“Voi vi ribellerete con il vostro sapere, con la vostra purezza. Vi ribellerete, come ci insegna la poesia antica iraniana. E i capelli, strumento con cui vi opprimono, un giorno saranno liberi nel vento. Non importa cosa vi faranno, sappiate che voi siete l’Iran. Il futuro.”

Protesta è presenza, ascolto, partecipazione: Resistenza.

Women for Iran

  • Anno: 2025
  • Durata: 53'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Sara Hourngir