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50 giorni di cinema Firenze

‘The lions by the river Tigris’: la devastazione dell’anima di una città

Tra le rovine di Mosul, il regista Zaradasht Ahmed segue tre uomini alla ricerca dell’anima perduta della città: un viaggio tra memoria e resistenza culturale.

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Recensione del documentario The lions by the river Tigris del regista Zarathast Amhed presentato al Middle East Now di Firenze.

Il documentario del regista curdo-norvegese, presentato al Middle East Now, annunciato alla 50 giorni di Cinema di Firenze lo scorso 23 settembre, ci porta alla scoperta di Mosul, una tra le più antiche città al mondo, occupata per anni dall’ISIS e di cui ora, anni dopo la sua liberazione, ne restano soltanto macerie e memoria collettiva.

Dopo Nowhere to die (2016), documentario che raccontava le conseguenze della guerra in Iraq, il regista Zaradasht Ahmed torna ad esplorare i luoghi martoriati dalle guerre attraverso gli occhi dei suoi abitanti.

Tre storie e un’unica ferita

Bashar, Fakri e Fadel sono i cittadini protagonisti, rispettivamente un pescatore, un musicista e un collezionista lottano per preservare ciò che resta dell’anima della loro città.

I tre personaggi ci accompagnano tra le rovine di Mosul, devastata dagli attacchi dell’ISIS, in un viaggio attraverso il patrimonio culturale, considerato il cuore pulsante della stessa. Attraverso questo documentario, riusciamo a entrare nell’animo dei personaggi, ma anche e soprattutto in quello della città e dei suoi resti. Le rovine appaiono sospese nel tempo, in un limbo tra passato e presente, un ricordo di ciò che è stato e la speranza negli occhi dei suoi abitanti per quello che potrebbe tornare a essere. Ognuno dei personaggi racconta la sua storia ricordandoci che radere al suolo una città intera non ne cancella la sua memoria e la sua storia. Il patrimonio culturale, vittima invisibile delle guerre, è al centro della narrazione, insieme alla devastazione che la guerra si lascia alle spalle, e la resistenza dei suoi cittadini per far si che quel prezioso patrimonio non muoia mai.

Il patrimonio culturale come resistenza

Bashar il pescatore custodisce l’unica eredità sopravvissuta della sua famiglia: un cancello di marmo con due leoni. La sua casa sul fiume Tigri, occupata dall’Isis, è stata usata come fabbrica di bombe e poi fatta saltare in aria. Fakhri vuole aggiungere i leoni alla sua vasta collezione privata. Nel frattempo, il musicista Fadel insegna alla nuova generazione un’arte che un tempo era proibita e punibile con la morte: quella di suonare antichi strumenti come il violino e l’oud.

A prova del fatto che la libertà di espressione sia ciò che fa più paura a chi attenta e distrugge popoli interi, ognuno dei tre personaggi lotta per mantenere viva la memoria e la cultura del proprio Paese, rifiutandosi di farla scomparire.

Verità silenziose e speranze ostinate

Alla fine, ciò che resta non sono solo le macerie, ma la volontà di ricominciare. Nei volti di Bashar, Fakri e Fadel si leggono la fatica ma anche e soprattutto una speranza ostinata.

Il film ricostruisce le immagini di una verità silenziosa diventando una riflessione quasi universale sulla resistenza. Mosul diventa portavoce di tutte le città distrutte e dei suoi popoli che non si sono mai arresi. La narrazione sembra all’apparenza asciutta, ma in realtà il montaggio ci porta dentro un ritmo calibrato e che rispecchia la quotidianità dei protagonisti: incerta e sospesa, ma carica di speranza.

I leoni di marmo custoditi da Bashar diventano simbolo di resistenza e continuità, come se vegliassero non solo sulla città, ma anche sulla possibilità di un futuro diverso. Amhed utilizza una narrazione delicata, priva di pietismo ma che anzi trasmette la voglia di lottare dei tre protagonisti, restituendo loro la dignità portata via dalla guerra.

Con The Lions by the River Tigris, Zaradasht Ahmed conferma il valore del cinema come atto di memoria e di testimonianza. Il suo sguardo, rigoroso ma umano, restituisce voce a chi è stato messo a tacere, mostrando che anche tra le rovine può germogliare la speranza. Un film necessario, che ci ricorda come la cultura e la memoria siano le forme più autentiche di resistenza.

 

The lions by the river Tigris

  • Anno: 2024
  • Durata: 90'
  • Distribuzione: Indie Film
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Norvegia Paesi Bassi
  • Regia: Zaradasht Ahmed
  • Data di uscita: 10-October-2025