‘Sherlock & Daughter’, l’evoluzione del mito di Sherlock Holmes
Tra intrighi londinesi e segreti di famiglia, Sherlock & Daughter reinventa il mito di Holmes con un approccio più umano e sentimentale, in equilibrio tra giallo e dramma.
Con Sherlock & Daughter, il celebre detective creato da ArthurConanDoyle torna in una versione inedita ma senza perdere i suoi tratti caratteriali. Ideata e scritta da BrendanFoley, è diretta da BrianHiggins. Lo showrunner è JamesDuff già creatore di TheCloser e MajorCrime. La serie va in onda dal 4 ottobre su SkyInvestigation e in streaming su Now.
‘Sherlock&Daughter‘ un doppio legame
Ambientata nella Londra del 1896, Sherlock&Daughter riesce a mantenere l’equilibrio perfetto e delicato tra il rispetto dell’idea che si ha di Sherlock e il rinnovamento che la storia porta. Amelia Rojas (BluHunt), una giovane americana di origini indigene, raggiunge Londra. La motivazione del suo trasferimento è la necessità di trovare risposte riguardo la morte della madre, la quale svela per iscritto la vera identità del padre di Amelia il celebre investigatore Sherlock Holmes. Holmes, interpretato da un magnifico DavidThewlis, però nega con fermezza questa possibilità e con la stessa fermezza Amelia la afferma. Sta di fatto che i due si trovano coinvolti in una doppia indagine: da un lato quella più tradizionale, contro una setta criminale conosciuta come Red Thread; dall’altro quella più intima, legata al loro possibile legame di sangue.
Due solitudini
In queste due prime puntate, la narrazione si muove su due piani intrecciati. Il mistero collegato al ‘filo rosso’, che coinvolge direttamente sia Holmes sia Amelia, ma anche la loro stessa relazione. Il loro rapporto è costruito su diffidenza, curiosità ma anche sul riconoscimento delle proprie abilità l’una nell’altro. È qui che Sherlock&Daughter trova la propria anima: non nel colpo di scena o nella deduzione fulminante che accomuna i due protagonisti, ma nel modo in cui due solitudini imparano a riconoscersi.
DavidThewlis regala un’interpretazione memorabile, capace di restituire un Holmes con uno strato di profondità in più. Infatti, è più fragile e complesso del solito, preoccupato per la scomparsa di persone a lui vicine ma sempre lucido. É arguto, ironico e consapevole di essere anche un personaggio letterario. BluHunt, dal canto suo, riesce a essere una perfetta controparte. La sua Amelia è determinata, curiosa, ferita, ma mai vittima. È una protagonista moderna, che affronta i pregiudizi dell’epoca legati alla sua etnia, con coraggio e intelligenza. Ha l’empatia che ad Holmes sembra mancare. Mentre quest’ultimo si trasforma in un maestro fiducioso.
Londra e la regia dosata
Dal punto di vista visivo, Sherlock & Daughter realizza una perfetta ricostruzione dell’epoca. La Londra di fine Ottocento è una città viva, cupa e affascinante. Le scenografie sono curate nei minimi dettagli, i costumi contribuiscono a creare un mondo credibile, e la fotografia, dai toni freddi e metallici, amplifica l’atmosfera noir. Sul piano stilistico, invece, i processi mentali di Holmes e Amelia vengono rappresentati con elementi visivi in sovrimpressione: elenchi puntati, annotazioni, mappe, che ricordano la versione BBC con Benedict Cumberbatch.
La regia è sobria ma elegante. Le inquadrature sono ampie e l’instabilità della camera a mano, dona maggiore pathos. Le scene d’azione sono dosate, mai gratuite, sicuramente lontane da quelle al limite di un film marvel. C’è spazio per i dialoghi costruiti sul non detto e sugli sguardi. La colonna sonora, discreta e suggestiva, mescola orchestrazioni classiche a tocchi contemporanei, creando un ponte tra epoche diverse.
Sherlock & Daughter non rivoluziona il mito di Holmes, ma gli restituisce un’anima diversa: più umana, più vulnerabile e più moderna. È una serie che riesce a conquistare, ricordandoci che, anche nel mondo della ragione pura, c’è sempre spazio per il cuore.