Attraverso laboratori di lettura e parola tenuti nelle scuole, la cineasta francese Claire Simon, da sempre interessata al femminile ed alle giovani generazioni, ha realizzato un’opera documentaria interessante e profonda, Écrire la vie: Annie Ernaux raccontata dalle liceali e dai liceali (Écrire la vie – Annie Ernaux racontée par de Lycéennes et de Lycéen), presentata alla Giornate degli Autori 2025 e presto distribuita in sala da I Wonder Pictures.
La regista e sceneggiatrice Simon, il cui nome era stato fatto dalla stessa Annie Ernaux – quando un noto programma della tv francese dedicato alla letteratura aveva proposto di realizzare un film sulla Premio Nobel del 2022 – per le sue affinità con l’autrice in tema di storie incentrate sulla condizione femminile, oltre che sui giovani e sulla scuola (fra gli altri, Récréations (1992) e Apprendre (2024), su una scuola elementare della periferia parigina), affronta le opere dell’autrice mediante la voce e gli occhi di ragazze e ragazze di numerose scuole superiori.
In particolare il docu-film è stato girato in quindici licei disseminati in Francia, fra Parigi, Tolosa e altre città, compresi alcuni Istituti superiori della Guyana francese, e per la prima volta la regista ha girato in scuole così lontane: non in tutte i ragazzi si sono potuti e voluti impegnare nella lettura e discussione ma, laddove lo hanno fatto, il risultato è stato davvero significativo.
Annie Ernaux: ispirazione per i giovani e autodeterminazione
Figura di spicco del femminismo contemporaneo e prima francese a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 2022, Annie Ernaux è vista da molti come una fonte di emancipazione individuale e collettiva, che fonde il personale con l’universale.
Già nel 2024, al Festival di Cannes e alla Festa del Cinema di Roma, era stato presentato Annie Ernaux – i miei anni Super 8, diretto dalla stessa regista e da David Ernaux- Briot, suo figlio, un documentario composto da una serie di video girati dalla scrittrice francese e dalla sua famiglia con una cinepresa in super 8, tra il 1972 e il 1981, accompagnati dalla voce narrante della Ernaux. Da quel baule di ricordi era scaturito un film intimo, che seguiva cronologicamente gli eventi, incorporando in sé lo scorrere del tempo, intercettando quelli che sono stati i tumultuosi cambiamenti avvenuti non solo in Francia, ma anche nel resto del mondo durante quel decennio.
Tutt’altro spirito quello che anima Écrire la vie, dove i libri della scrittrice (fra cui Mémoire de fille – Memoria di ragazza, L’orma editore, L’autre fille, L’evènement – L’evento, L’orma editore) vengono sfogliati, letti nei loro passaggi salienti, discussi e commentati da giovani lettrici e lettori dei licei, guidati da professoresse e professori con sapienza anche nei passaggi più scabrosi, come quelli su aborto o violenza, o di difficile interpretazione, come il desiderio di essere madre ma mantenendo la propria libertà ed autodeterminazione. Stimolati dai loro insegnanti i giovani parlano, osservano, commentano. La parola scritta si anima e diventa viva, attualizzata nelle esistenze pulsanti e attraverso lo sguardo di ragazze e ragazzi in piena adolescenza.
Il cinema resiste alle parole ma rimane la ‘storia’
Il pregio di Claire Simon, nel porsi di fronte ala grande scrittrice Annie Ernaux, è la sua capacità di raccontare da sempre la vita delle donne, i loro dubbi, i loro punti di forza e le barriere comuni che devono affrontare e questo è ciò che la regista ha mostrato fin dai suoi primi cortometraggi.
«Realizzare un film su un’autrice che ho sempre amato e ammirato – racconta Claire Simon – è stata una sfida enorme, anche perché non sono molto brava con i ritratti. Quando ho visto lo splendido lavoro di Michelle Porte su Annie Ernaux, sono rimasta a bocca aperta e ho pensato che non sarei stata capace di replicarlo. E poi perché rifarlo? Una scrittrice si occupa di testi, di parole, di libri… ed è questo che ci rapisce. Il cinema, invece, resiste alle parole, e molti adattamenti di romanzi perdono completamente la sostanza del testo. Rimane la storia senza le parole. Perciò, quando mi è venuta l’idea di fare un film su Ernaux, mi sono riproposta di andare a vedere come i suoi testi sono stati accolti dai ragazzi delle scuole superiori che la studiano in Francia e nel resto del mondo […] che si trattasse di studenti della periferia parigina, di un rinomato liceo o di una scuola professionale. Ogni scuola e ogni insegnante hanno dato vita a una differente relazione con i testi di Ernaux. Io ho avuto la fortuna di potermi recare sia nella Guyana francese sia nella Francia continentale per incontrare questi giovani lettori di Ernaux, obbligati o volenterosi».
Autodidatta e poi formatasi agli Ateliers Varan, Claire Simon ha scavato un solco in quello che inizialmente era un deserto virtuale: storie di donne che occupano un posto di rilievo.